28 Settembre 2021

Più ingredienti, meno impatto: il futuro del cibo è nel design circolare

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Ellen MacArthur Foundation: “Per creare un sistema di produzione del cibo favorevole all’ambiente dobbiamo riprogettare la filiera diversificando gli ingredienti e rigenerando le colture”. Possibile ridurre le emissioni del 70%

di Matteo Cavallito

 

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“Invece di piegare l’ambiente all’esigenze della produzione alimentare possiamo riprogettare il cibo per far prosperare la natura”. Parola della Ellen MacArthur Foundation e del suo rapporto sulle prospettive di una nuova filiera circolare. Cibo globale, dunque. Ovvero esigenze di domanda e ricerca di equilibrio. Il sistema produttivo dal campo alla tavola “è il principale motore della perdita di biodiversità”, si legge nell’indagine. E alcuni prodotti di largo consumo hanno un peso ormai abnorme con tutto quel che ne segue: “Nel Regno Unito e nella UE il 40% dell’uso dei terreni agricoli è influenzato dai primi 10 prodotti di largo consumo”. Insomma, è arrivato il tempo di cambiare le cose. Creando un nuovo di sistema alimentare “che sia distribuito, diversificato e inclusivo”.

Riprogettare il cibo

I presupposti, peraltro, sono decisamente incoraggianti. Nel mondo, il fatturato del comparto bio sfiora i 130 miliardi di dollari, un segnale della forte propensione dei consumatori all’acquisto di cibo sano e di qualità. In questo contesto il settore deve ora perseguire politiche coerenti costruendo un sistema alimentare sostenibile. In questo modo i grandi operatori “possono sostenere meglio i mezzi di sussistenza degli agricoltori, non solo rafforzando la loro resistenza agli shock, ma anche aiutandoli ad aumentare la produzione alimentare totale, a diversificare i loro flussi di reddito, a migliorare la loro redditività (dopo una fase di transizione) e a fornire benefici per la salute”.

Questi obiettivi , spiega il rapporto, possono essere raggiunti solo attraverso il food design. Vale a dire la nuova progettazione realizzata per definire “ciò che viene mangiato, quali ingredienti vengono coltivati e come vengono prodotti”. Il primo passo consiste nell’ampliamento della varietà delle forniture per consentire una parziale sostituzione degli ingredienti ad alto impatto. Ma non è tutto, ovviamente.

La soluzione? Agire sugli ingredienti

Per riformare la struttura della filiera, spiega ancora lo studio, occorre seguire i principi dell’economia circolare. Il che, nel dettaglio, significa fare essenzialmente quattro cose:

  1. Ampliare la gamma delle forniture, puntando ad esempio sulle molteplici alternative alla canna da zucchero, come barbabietola, mais, palma da dattero, carruba, noce di cocco, stevia e non solo.
  2. Scommettere su ingredienti a basso impatto, sostituendo ad esempio le proteine animali con quelle vegetali.
  3. Investire nel riciclo delle materie prime per limitare gli sprechi (per la cronaca, il comparto del riciclo alimentare vale già oltre 46 miliardi di dollari ed è in forte crescita).
  4. Produrre in modo rigenerativo, ovvero seguendo metodi capaci di generare “importanti benefici per il clima e la biodiversità” seguendo, ad esempio, le regole dell’agricoltura conservativa o dell’agroecologia.
Meno emissioni, più biodiversità

I benefici del design circolare del cibo, concludono i ricercatori, sono evidenti. Analizzando l’impatto potenziale delle quattro strategie citate su tre famiglie di ingredienti, ovvero grano, latticini e patate nella UE e nel Regno Unito, si legge nell’analisi, è possibile dimezzare la perdita di biodiversità e raddoppiare la produzione complessiva. Ma anche ridurre del 70% le emissioni dei comparti facendo crescere la redditività agricola (+3.100 dollari per ettaro).

Anche per questo, conclude la ricerca, le aziende devono “creare piani d’azione ambiziosi”, collaborare con gli agricoltori, “sviluppare nuovi prodotti iconici per evidenziare il potenziale del design circolare”, usare parametri e definizioni comuni e, infine, promuovere politiche a sostegno di un sistema alimentare favorevole alla natura.