16 Febbraio 2024

Dalle mele alle vette: in Val Venosta pesticidi anche a 2.300 metri

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L’università di Vienna ha indagato l’effetto della melicoltura nella valle altoatesina: individuati 27 pesticidi diversi, inclusi alcuni fuorilegge. Rintracciate sostanze anche dove non ci sono coltivazioni. Un danno per l’ecosistema alpino e per gli insetti impollinatori

di Emanuele Isonio

 

E’ la zona più grande d’Europa dedicata alla melicoltura: dalla Val Venosta, nella parte occidentale dell’Alto Adige, arriva il 10% delle mele che troviamo sui banchi di mercati e supermercati. Merito del lavoro di circa 7mila agricoltori locali, che – è bene ricordarlo – contribuiscono a mantenere vive aree altrimenti a rischio spopolamento. Ma il prezzo in termini di inquinamento da pesticidi è ancora decisamente alto. Anche nelle aree del territorio lontane dalle colture. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Boku di Vienna in collaborazione con i colleghi dell’ateneo tedesco Rptu di Kaiserslautern.

Campioni prelevati ogni 300 metri di quota

“Nel campo delle scienze ambientali, monitorare e registrare in modo sistematico il percorso dei pesticidi su così larga scala è una novità assoluta” spiega il primo firmatario dello studio, Carsten A. Brühl, ricercatore dell’università di Kaiserslautern-Landau. Per farlo, “abbiamo studiato la distribuzione di 97 pesticidi di uso corrente nel suolo e nella vegetazione. Il campionamento è stato condotto su 53 siti disposti a 11 quote diverse, tra il fondovalle (a 500 metri sul livello del mare) fino ad alta quota, oltre i 2300 metri”.

La collocazione dei "transetti altitudinali" collocati dai ricercatori austriaci e tedeschi nelle diverse aree della Val Venosta in Alto Adige alla ricerca dei pesticidi. FONTE: Widespread contamination of soils and vegetation with current use pesticide residues along altitudinal gradients in a European Alpine valley, 2024.

La collocazione dei “transetti altitudinali” collocati dai ricercatori austriaci e tedeschi nelle diverse aree della Val Venosta in Alto Adige alla ricerca dei pesticidi. FONTE: Widespread contamination of soils and vegetation with current use pesticide residues along altitudinal gradients in a European Alpine valley, 2024.

Ogni 300 metri il team ha prelevato campioni di terreno e di materiale vegetale. Il risultato è chiaro: man mano che si sale di quota e ci si allontana dai meleti, la quantità di pesticidi diminuisce, ma i ricercatori hanno comunque rilevato diverse sostanze nei campioni di terreno e vegetazione, anche in Alta Val Venosta dove non c’è quasi nessuna coltivazione. “La mappatura predittiva e basata sul rilevamento indica che le miscele di pesticidi possono essere presenti ovunque, dal fondovalle alle vette delle montagne” spiega Brühl. “Abbiamo trovato le sostanze in remote valli montane, sulle vette e nei parchi nazionali dove non ci sono i meleti. A causa dei venti e delle correnti termiche ascensionali, le sostanze si diffondono più lontano di quanto si potrebbe immaginare”.

I primi a subirne le conseguenze sono i preziosi insetti impollinatori, come api e farfalle. Come controprova di questo – ricordano gli autori della ricerca – nell’unico punto in cui non sono state individuati residui di pesticidi, erano presenti molte più farfalle che altrove.

Le sostanze individuate

Dall’analisi dei campioni – prelevati all’inizio del mese di maggio – è emersa la presenza in particolare di 27 pesticidi diversi: 10 insetticidi, 11 fungicidi e 6 erbicidi) . Numero che potrebbe essere anche più alto durante la stagione di crescita del raccolto, quando vengono effettuate circa 40 applicazioni di prodotti chimici. “Le concentrazioni che abbiamo trovato non erano elevate. Ma è ormai dimostrato che i pesticidi influenzano la vita del suolo anche a dosi molto basse” precisa Johann Zaller, un altro degli autori dello studio. Tra l’altro, la metà dei campioni esaminati ha rivelato la presenza di un insetticida – il metossifenozide – che in Germania è vietato dal 2016 a causa del suo impatto particolarmente nocivo sull’ambiente. Inoltre, il più delle volte, dagli esami è emersa la presenza di diverse sostanze miscelate insieme. Un cocktail che potrebbe aumentare gli effetti tossici in particolare a danno degli insetti impollinatori.

Previsioni sul numero di residui di pesticidi nel suolo e nella vegetazione della Val Venosta. FONTE: Widespread contamination of soils and vegetation with current use pesticide residues along altitudinal gradients in a European Alpine valley, 2024.

Previsioni sul numero di residui di pesticidi nel suolo e nella vegetazione della Val Venosta. FONTE: Widespread contamination of soils and vegetation with current use pesticide residues along altitudinal gradients in a European Alpine valley, 2024.

I ricercatori austriaci e tedeschi sottolineano che la diffusione così ampia dei pesticidi lontani dai meleti non è causata solo dal numero e dalle quantità di prodotti utilizzati ma anche dalle tecniche di applicazione. “In questo ambito c’è bisogno di un sensibile miglioramento – sottolinea Zaller – altrimenti non si troverebbero così tanti residui chimici lontano dai meleti”.

Un’abitudine controversa

La questione dell’abuso di pesticidi nel territorio della Val Venosta è peraltro oggetto di discussione e accesi dibattiti da tempo, anche fra la popolazione locale. Nel 2014, oltre il 75% degli abitanti di Malles, uno dei Comuni più coinvolti dalla melicoltura intensiva, si erano espressi a favore di un referendum locale che chiedeva di vietare l’uso di fertilizzanti e pesticidi nel territorio comunale. La vicenda scatenò subito un contenzioso legale, attraverso il quale centinaia di agricoltori chieserò l’annullamento dell’ordinanza del Comune successiva al referendum. Prima il Tar di Bolzano e, pochi giorni fa, il Consiglio di Stato hanno dato ragione agli agricoltori.

 

Gestione sostenibile e insetti antagonisti

Per tentare una sintesi tra le esigenze di garantire adeguate rese agricole e il diritto alla salute della cittadinanza e dell’ambiente, gli stessi autori dello studio suggeriscono di “promuovere pratiche di gestione che incoraggino le benefiche interazioni insetti-parassiti” come ad esempio prati ricchi di fiori da distribuire sul territorio che circonda i meleti per creare habitat capaci di attrarre gli insetti antagonisti dei parassiti delle mele. Altrettanto utile – proseguono gli autori – prevedere monitoraggi sistematici nei diversi luoghi della valle per stimare l’impatto dei pesticidi durante i diversi mesi dell’anno.