28 Aprile 2021

USA, la carenza di semi mette a rischio la riforestazione

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L’allarme dei ricercatori: negli Stati Uniti pochi semi, poche piantine e pochi lavoratori. La mancanza di risorse mette in crisi i piani di rimboschimento

di Matteo Cavallito

 

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In un mondo sempre più attento ai benefici della riforestazione, una nuova minaccia complica i piani di ripristino del suolo: la mancanza di semi. L’allarme viene dagli Stati Uniti dove 17 scienziati ambientali hanno denunciato i ritardi nella generazione delle piantine destinate all’opera di rimboschimento. Lo studio, pubblicato sulla rivista Frontiers in Forest and Global Change e ripreso da Wired, sottolinea in particolare l’esistenza di un gap annuale pari a 1,7 miliardi di esemplari. Per raggiungere un obiettivo di riforestazione quantificato in 26 milioni di ettari entro il 2040 (con conseguente cattura aggiuntiva, secondo le stime, di 131 milioni di tonnellate di CO2), affermano i ricercatori, i vivai dovrebbero aumentare la loro produzione di 2,3 volte rispetto ai livelli attuali. Un cambio di passo che, ovviamente, implica un forte sostegno finanziario – anche pubblico – e l’introduzione di specifici incentivi per i proprietari terrieri.

I vivai producono troppo poco

Ad oggi, notano ancora gli studiosi, soltanto un terzo dei terreni americani soggetti alla riforestazione viene trattato con l’impianto di esemplari prodotti in vivaio lasciando la quota restante al processo di rigenerazione naturale. Contemporaneamente il Servizio Forestale del Dipartimento dell’Agricoltura è in grado di intervenire solo su un quinto delle terre che necessiterebbero di un rimboschimento. E gli incendi, come se non bastasse, contribuiscono ad ampliare il divario.

Alla riduzione del  numero dei vivai – ben 28 le chiusure registrate dal 1995 ad oggi – si affianca inoltre il ridimensionamento degli impianti di stoccaggio e lavorazione dei semi, anch’essi “diminuiti costantemente negli ultimi decenni”. Nonostante i recenti aumenti, gli attuali livelli di produzione – stimati in 1,3 miliardi di piantine – risultano quindi inadeguati alle esigenze di intervento.

La produzione di piantine nel sud degli Stati Uniti dal 1925 a oggi (miliardi di unità). Immagine: Fargione J. et al. “Challenges to the Reforestation Pipeline in the United States”, Front. For. Glob. Change 4:629198. doi: 10.3389/ffgc.2021.629198 Copyright © 2021 Fargione J. et al. open-access article Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

La produzione di piantine nel sud degli Stati Uniti dal 1925 a oggi (miliardi di unità). Immagine: Fargione J. et al. “Challenges to the Reforestation Pipeline in the United States”, Front. For. Glob. Change 2021 Copyright © 2021 Fargione J. et al. open-access article Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)

Meno risorse per la raccolta di semi

Molti i fattori decisivi dietro al trend di lungo periodo. Pesano i tagli di bilancio da parte delle autorità federali, certo, così come il cambiamento climatico che contribuisce alla riduzione della disponibilità dei semi. A incidere, inoltre, è anche la “crisi di vocazione” dei professionisti della raccolta, figure chiave per la buona riuscita del processo di riforestazione. “La raccolta dei semi è una professione sull’orlo dell’estinzione” scrive la rivista Wired. “È un lavoro estremamente tecnico visto che i raccoglitori devono essere arboristi. Oltre ad essere in grado di arrampicarsi sugli alberi, capire quanti semi si possano raccogliere senza mettere in pericolo la salute della pianta e in quale periodo”. Una competenza raffinata, dunque, non troppo diversa da quel sapere antico giudicato oggi imprescindibile per la tutela dei semi.

Vivai in crisi

“Siamo a corto di esperti” ammette Marcus Selig, vice presidente dei programmi sul campo alla National Forest Foundation, un’organizzazione istituita dal Congresso nel 1992 con sede a Missoula, nel Montana. Ma il problema, osserva Wired, si manifesta lungo tutta la catena produttiva. Nei vivai, dove i semi vengono coltivati per circa un anno prima di generare le piantine destinate ai terreni, la mancanza di manodopera stagionale è ormai conclamata. E le restrizioni sull’immigrazione, nota lo studio, rendono tutto più difficile.

La soluzione? Nuovi fondi

Il problema più evidente, forse, è costituito dagli alti costi di impianto. Di recente, ha rilevato la National Forest Foundation, ripresa ancora da Wired, un progetto di rimboschimento in California che ha coinvolto appena 8.000 alberi è costato ben 300.000 dollari “solo per la preparazione del sito”. Lo studio dei 17 ricercatori, da parte sua, stima per la riforestazione americana un costo unitario per esemplare di circa un dollaro che appare enorme in considerazione dei numeri previsti.

L’afflusso di nuovi fondi, tra investimenti privati e denaro pubblico, insomma, è essenziale. Il recente Replant Act è tuttora allo studio del Congresso e se approvato “quadruplicherebbe il budget annuale del Reforestation Trust Fund del Forest Service per il lavoro forestale e lo sviluppo dei vivai”. Quest’ultimo è fissato oggi a 30 milioni di dollari. Una cifra invariata dagli anni ’80.