21 Giugno 2021

La scuola post pandemia riparte dalla transizione green

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Il Piano #RiGenerazioneScuola punta a formare gli studenti sui temi della transizione verde. Oltre 1 miliardo di investimenti tra nuovi edifici e programmi educativi

di Matteo Cavallito

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Non è possibile realizzare la transizione ecologica senza un cambio di passo culturale. A maggior ragione nella scuola del dopo Covid, consapevole delle lezioni duramente impartite dalla pandemia. È il messaggio lanciato nelle scorse settimane in occasione della presentazione del piano RiGenerazione Scuola. Il programma, promosso dal Ministero dell’Istruzione e pensato nell’ambito dell’attuazione dell’Agenda 2030 dell’ONU, punta a favorire un pensiero critico diverso. Tra i punti essenziali, sottolineano i relatori, l’adozione di una visione di lungo periodo fondata su una maggiore attenzione ai temi ambientali, alla sostenibilità e alla progettazione di nuovi mestieri compatibili con le esigenze di sviluppo. Per l’attuazione del Piano è previsto oltre un miliardo di investimenti e la realizzazione di 200 nuove scuole caratterizzate da efficienza energetica.

Quattro pilastri per la transizione

Sono quattro, spiegano i relatori, i pilastri che guidano la transizione ecologica e culturale della scuola: la rigenerazione dei saperi, delle infrastrutture, dei comportamenti e delle opportunità. Di fatto, insomma, si tratta di ragionare sui contenuti da apprendere, sull’innovazione degli edifici e degli ambienti di studio, sull’acquisizione delle buone pratiche e sulla progettazione di percorsi formativi fondati sui temi dell’ecologia e della sostenibilità.

“Oggi apriamo un capitolo importante e lo facciamo con una parola meravigliosa come rigenerazione” ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. “Lavoriamo a una nuova capacità di agire per l’ambiente, partendo dalla scuola, che è il battito della comunità”. Dello stesso avviso la Sottosegretaria all’Istruzione Barbara Floridia: “La pandemia non ha solo ferito ma ha anche insegnato che è tempo di cambiare modello esistenziale ed abitativo. E per cambiare dobbiamo ripartire dalla scuola”.

Gli obiettivi del piano. Immagine: Ministero dell’Istruzione

Gli obiettivi del piano. Immagine: Ministero dell’Istruzione

Gli obiettivi, tra socialità e bioeconomia

Dai pilastri agli obiettivi fondamentali del piano. Sul fronte sociale è fondamentale recuperare le interazioni superando la visione antropocentrica e prendendo consapevolezza del legame fra solidarietà ed ecologia.  Sul piano ambientale diventa invece necessario prendere coscienza “dei diritti ecologici di tutti gli esseri viventi” imparando a minimizzare gli impatti dell’azione dell’uomo sulla natura. Infine la dimensione economica che chiama in causa gli approcci basati sulla bioeconomia. Diventa quindi necessario, per il futuro, “imparare a costruire i mestieri e le imprese a zero emissioni che siano circolari e rigenerative“.

Le attività previste dal progetto includono la creazione di mense biologiche e sostenibili per gli istituti scolastici, la realizzazione di un portale online su scuola e cibo, l’adozione di pratiche plastic free e l’avvio di attività di riciclo. Infine il programma per i trasporti che comprende il rafforzamento delle zone dedicate alla mobilità dolce intorno alle scuole.

Nuovi indirizzi scolastici per un futuro più sostenibile

Il piano di educazione alla transizione ecologica, che si avvale di una lunga lista di partner tra cui ISPRA, ENEA, Legambiente, CNR, Inail e Arma dei Carabinieri, prevede azioni formative ed esperienziali e interattive. Ma anche un programma di linee guida per gli stili di vita sostenibili, la riqualificazione energetica e la riprogettazione in chiave ambientale delle scuole e l’istituzioni di programmi di formazione in linea con le esigenze di un futuro più green. Rientra in questo quadro il piano per l’istituzione di nuovi indirizzi di studio capaci di offrire nuovi sbocchi lavorativi in settori emergenti. Tra cui, per citarne solo alcuni, la bio-agricoltura, l’economia circolare, la progettazione a zero emissione e la lavorazione di nuovi materiali.

Dalla formazione all’orto a Km zero

Quello degli istituti, per così dire, può già considerarsi un terreno fertile. Vuoi per la consapevolezza degli studenti, vuoi, al tempo stesso, per le molte iniziative già in corso. Non sorprende che l’incontro sia stato anche un’occasione per presentare le iniziative di cinque diverse scuole già attive nel campo della sostenibilità. Il Liceo Scientifico Statale “A.B. Sabin” di Bologna, ad esempio, offre da tempo un percorso di studi di orientamento ecologico-ambientale, mentre l’Istituto Comprensivo San Filippo del Mela di Messina ha realizzato un orto in collaborazione con il Comune e la Coldiretti, creando così, al tempo stesso, un’occasione per l’apprendimento della cura del suolo nonché la fonte di una mensa a chilometri zero.

Una scuola plastic free? Vale una tonnellata di rifiuti in meno

L’Istituto Comprensivo Via Baccano di Roma, dal canto suo, ha aderito a un’impostazione plastic free dopo aver condotto un’indagine sul consumo annuale  delle bottiglie d’acqua monouso da parte degli studenti (43 mila esemplari per oltre una tonnellata di peso prima dell’introduzione delle borracce in alluminio). Molto interessante l’iniziativa di esperienza e formazione dell’Istituto Comprensivo “John Dewey” di San Martino in Pensilis, in provincia di Campobasso, che ha aderito al progetto nazionale di formazione sul campo “Un albero per il futuro” proposto dai Carabinieri forestali del Reparto Biodiversità di Isernia. L’Istituto Tecnico “Giuseppe Garibaldi” di Roma, infine, ha presentato le attività della sua azienda agraria. Che, da sempre, costituisce un vero e proprio laboratorio didattico per gli studenti.