21 Novembre 2023

Tempeste di sabbia in crescita. Il 25% è legato all’uomo

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L’Unccd: il problema delle tempeste di sabbia e polvere è aggravato dalla cattiva gestione del territorio, delle acque, dalla siccità e dai cambiamenti climatici. Scegliere le corrette pratiche agricole può arginarle

di Emanuele Isonio

 

Nelle diverse aree mondiali sono conosciute con molti nomi: scirocco, haboob, polvere gialla, tempeste bianche o Harmattan. Tutti termini che indicano le tempeste di sabbia e polvere (note a livello tecnico con l’acronimo di SDS, Sand and Dust Storms). Un fenomeno naturale e stagionale certamente non nuovo. Ma, decennio dopo decennio, stanno aumentando. Aggravato dalla cattiva gestione del territorio e delle acque, dalla siccità e dai cambiamenti climatici.

A ricordarlo è l’Unccd, Convenzione Onu sulla lotta alla desertificazione, in un incontro avvenuto nei giorni scorsi a Samarcanda, in Uzbekistan, durante il meeting convocato per fare il punto sui progressi globali nell’attuazione della convenzione.

Un fenomeno sottovalutato

Secondo l’organismo delle Nazioni Unite, le SDS sono un problema sottovalutato e ora “drammaticamente” più frequente, soprattutto in alcuni luoghi del mondo. In alcune aree, la polvere portata dalle SDS è raddoppiata nell’ultimo secolo. Tra l’altro, il 25% degli episodi è attribuibile alle attività umane.

L’Unccd calcola che ogni anno entrino in atmosfera circa 2 miliardi di tonnellate di sabbia e polvere, una quantità pari in peso a 350 Grandi Piramidi di Giza.

E le più recenti statistiche pubblicate tramite il nuovo dashboard dei dati dell’Unccd mostrano che il mondo ora perde quasi 1 milione di chilometri quadrati di terra sana e produttiva ogni anno. Circa 4,2 milioni chilometri quadrati tra il 2015 e il 2019, più o meno l’area combinata di cinque nazioni dell’Asia centrale: Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Turkmenistan e Uzbekistan.

“La vista di nuvole scure di sabbia e polvere che inghiottono tutto sul loro cammino e trasformano il giorno in notte è uno degli spettacoli più intimidatori della natura. È un fenomeno costoso che semina il caos ovunque, dall’Asia settentrionale e centrale all’Africa sub-sahariana” sottolinea Ibrahim Thiaw, segretario esecutivo dell’Unccd. “Le tempeste di sabbia e polvere rappresentano anche una sfida formidabile per raggiungere lo sviluppo sostenibile. Le attività umane le esacerbano ma possono anche ridurle”.

Ovviamente, le fluttuazioni in intensità, entità o durata “possono rendere le SDS imprevedibili e pericolose”. Anche perché il loro impatto non è assolutamente circoscritto ai Paesi in cui nascono e si sviluppano.

Il ciclo delle polveri, loro componenti, fattori di controllo e impatti sulle radiazioni e sulle nuvole. FONTE: Sand and dust storms compendium, Unccd 2022.

Il ciclo delle polveri, loro componenti, fattori di controllo e impatti sulle radiazioni e sulle nuvole. FONTE: Sand and dust storms compendium, Unccd 2022.

Interessate non solo le zone aride

“Le tempeste di sabbia e polvere sono diventate sempre più frequenti e gravi con impatti transfrontalieri sostanziali. Influenzano vari aspetti dell’ambiente, del clima, della salute, dell’agricoltura, dei mezzi di sussistenza e del benessere socioeconomico degli individui, con impatti che possono essere significativi”, afferma Feras Ziadat, funzionario tecnico Fao e presidente della Coalizione delle Nazioni Unite per la lotta alle SDS. “Nelle aree di origine, danneggiano i raccolti, colpiscono il bestiame e devastano il suolo. Nelle aree deposizionali la polvere atmosferica, soprattutto in combinazione con l’inquinamento industriale locale, può causare o peggiorare problemi di salute umana come le malattie respiratorie. Anche le comunicazioni, la produzione di energia, i trasporti e le catene di fornitura possono essere interrotti da scarsa visibilità e guasti meccanici causati dalla polvere”.

Ovviamente, le tempeste di sabbia e polvere sono comuni nelle zone aride con la polvere spesso trasportata su grandi distanze. Sono infatti capaci di viaggiare per migliaia di chilometri, ben oltre i confini internazionali. Ma, oltre che alle basse latitudini e nelle aree subumide dove la copertura vegetale è scarsa o assente, le SDS possono verificarsi anche in altri ambienti, comprese le aree agricole e ad alta latitudine nelle regioni umide, quando specifiche condizioni atmosferiche e di vento coincidono. Tali tempeste sono importanti per il funzionamento degli ecosistemi, ma creano anche numerosi rischi per la società, in agricoltura e in altri settori socioeconomici. I rendimenti e la produttività di colture, alberi, pascoli e del bestiame sono influenzati negativamente. E in futuro non andrà meglio. Con il cambiamento climatico si prevede infatti che la siccità e i cambiamenti nell’uso del territorio aumenteranno la frequenza e il rischio di SDS.

Distribuzione geografica del carico di polveri immesse in atmosfera dalle tempste di sabbia. FONTE: Sand and dust storms in the MENA Region, World Bank 2019.

Distribuzione geografica del carico di polveri immesse in atmosfera dalle tempste di sabbia. FONTE: Sand and dust storms in the MENA Region, World Bank 2019.

Costi economici milionari

Con essi, aumenteranno ovviamente anche i danni economici. Costano ad esempio circa 190 milioni di dollari all’anno al settore petrolifero in Kuwait. Un singolo evento SDS nel 2009 ha provocato danni stimati tra 229 e 243 milioni di dollari in Australia. L’Unccd ricorda inoltre che il prosciugamento del Lago d’Aral, situato alla frontiera tra l’Uzbekistan ed il Kazakistan, emette più di 100 milioni di tonnellate di polvere e sali velenosi ogni anno, generando perdite pari a 44 milioni di dollari all’anno.

Un report della Banca Mondiale rivela che, solo nei Paesi MENA (Medio Oriente e Nord Africa), le SDS producono un danno economico annuale di 150 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil regionale.

Il settore agricolo è ovviamente uno di quelli che subisce i maggiori costi dalle SDS, a causa della distruzione o diminuzione dei raccolti, la morte di animali o la riduzione della resa di latte o carne e danni alle infrastrutture. Per le colture annuali, le perdite sono dovute al seppellimento delle piantine o delle colture sotto depositi di sabbia, alla perdita di tessuto vegetale e alla ridotta attività fotosintetica. Ciò può portare alla perdita parziale o totale del raccolto in una regione, con effetti a lungo termine su alcune colture perenni a causa di danni agli alberi o alle colture.

Interventi multisettoriali e sistemi di allerta precoce

Una nota positiva è che la polvere trasportata dalle tempeste può contenere nutrienti del suolo come azoto, fosforo e potassio, nonché carbonio organico. Alcuni luoghi traggono vantaggio da questa deposizione di nutrienti sulla terra. Una volta depositati, questi possono fornire nutrienti alle colture sottovento o alle aree di pascolo. Ma tali benefici limitati, tuttavia, sono di gran lunga controbilanciati dai danni arrecati.

Per far fronte al problema, secondo l’Unccd sono necessarie diverse misure: serve in primo luogo un approccio multisettoriale, basato sulla condivisione delle informazioni. Occorre poi intervenire ripristinando i territori colpiti dalle tempeste di sabbia, utilizzando pratiche di gestione del suolo e dell’acqua per proteggere i suoli e aumentare la copertura vegetale, che hanno dimostrato di ridurre significativamente l’estensione e la vulnerabilità delle aree di origine e di ridurre l’intensità dei tipici eventi SDS. Un aspetto particolarmente cruciale riguarda ovviamente le pratiche agricole: così come una cattiva agricoltura può aumentare la frequenza delle tempeste di sabbia, al contrario le scelte agricole virtuose possono infatti ostacolarle. Altrettanto importante è costruire un sistema di allerta precoce e di monitoraggio, basandosi su conoscenze aggiornate sui rischi e previsioni, con la partecipazione di tutte le parti interessate (comprese le popolazioni a rischio) per garantire che gli allarmi siano forniti in modo tempestivo e mirato.