1 Marzo 2022

Crisi climatica, il rimedio si nasconde tra le siepi

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Secondo gli esperti inglesi, la Gran Bretagna dovrebbe piantare il 40% in più di siepi nelle aree agricole ntro il 2050 come barriere contro inondazioni e cambiamenti climatici. FOTO: luigi alesi via Flickr.

Essenziali per trattenere l’acqua e difendere la biodiversità, utili contro l’inquinamento da prodotti chimici. Un’analisi del Climate Change Committee sottolinea l’impatto positivo dell’installazione delle siepi. Il consiglio: aumentarle del 40% entro il 2050

di Emanuele Isonio

 

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Belle da ammirare, molto spesso piacevoli da annusare. Ma anche decisamente utili dal punto di vista pratico quando si tratta di trovare soluzioni a basso costo per rispondere alle sfide che la crisi climatica ci sta imponendo di affrontare ormai quotidianamente. Il ruolo delle siepi per difendere biodiversità e la salubrità dei terreni rurali non viene scoperto certamente ora. Ma un ulteriore tassello della loro importanza arriva dalla Gran Bretagna. Il Comitato indipendente britannico sui cambiamenti climatici ha infatti calcolato il loro impatto all’interno del percorso per raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo.

Riscoprire le siepi perdute

“Il Regno Unito – ricordano gli analisti – possiede circa 310.000 miglia di siepi” (pari a circa mezzo milione di chilometri). Eppure, fino alla metà del Novecento erano molte di più. Sacrificate sull’altare di modelli agricoli intensivi che, in quegli anni, si ritenevano i migliori per aumentare rese agricole e garantire la sicurezza alimentare, in un periodo complesso come il dopoguerra.

Oggi, però, la crisi climatica impone un’inversione di rotta. Tornare a installare siepi sul limitare dei terreni agricoli è una delle azioni indispensabili, sottolinea lo studio britannico: “Il Comitato indipendente sui cambiamenti climatici raccomanda di piantare il 40% in più di siepi entro il 2050”. Una simile strategia, proseguono gli autori, “potrebbe aumentare l’assorbimento annuale di carbonio di oltre una megatonnellata di CO2 equivalente entro il 2035 e di quasi 3 MtCO2eq entro metà secolo”, soprattutto se unita alla piantumazione di alberi sul 10% delle aree rurali.

Come dovrebbero cambiare le percentuali dei diversi usi della terra per raggiungere l'obiettivo Net Zero in Regno Unito nel 2050. FONTE: The Sixth Carbon Budget, UK Climate Change Committee.

Come dovrebbero cambiare le percentuali dei diversi usi della terra per raggiungere l’obiettivo Net Zero in Regno Unito nel 2050. FONTE: The Sixth Carbon Budget, UK Climate Change Committee.

I vantaggi per suolo, acqua, aria e animali

Il merito di simili risultati va rintracciato nella capacità delle siepi di dare risposte (peraltro a basso costo) a molti dei problemi che affliggono il suolo: aiutano infatti a rallentare il deflusso delle acque, proteggendo dalle inondazioni e dall’erosione del terreno. Fungono poi da barriere per ridurre l’inquinamento da pesticidi e fertilizzanti nelle riserve idriche. Senza contare poi i vantaggi in termini di miglioramento della qualità dell’aria e di tutela della biodiversità: sono infatti un’importante rete di corridoi nei quali la fauna selvatica trova rifugio e può spostarsi.

“Nelle aree agricole più o meno intensive, la conservazione, la gestione, il ripristino o l’impianto ex-novo di strutture arboreo-arbustive rappresenta uno degli interventi di maggior valenza ambientale e faunistica, in quanto consentono di diversificare nel modo più significativo l’ambiente agrario attraverso la stabile presenza di micro-habitat semi-naturali poco disturbati” scriveva già nel 2010 Marco Genghini, ricercatore del Dipartimento monitoraggio e conservazione dell’ambiente e della biodiversità di ISPRA.

“Nel paesaggio agrario prima della fine degli Anni ’70 le siepi, i frangivento, ma soprattutto i filari alberati delle piantate e delle diverse sistemazioni agricole, ne rappresentavano gli elementi caratterizzanti e più diffusi” proseguiva Genghini, ricordando che “la modernizzazione dell’agricoltura ha modificato fortemente l’ecosistema agricolo delle aree a produzione intensiva con una netta riduzione, e in alcuni casi scomparsa, del reticolo di alberi e arbusti presenti, lasciando spesso il posto ad ambienti estremamente semplificati”.

Localizzazione e disposizioni di siepi da ripristinare o mantenere in pianura. FONTE: Multifunzionalità dell'azienda agricola e sostenibilità ambientale, ISPRA 2010.

Localizzazione e disposizioni di siepi da ripristinare o mantenere in pianura. FONTE: Multifunzionalità dell’azienda agricola e sostenibilità ambientale, ISPRA 2010.

Rese agricole in crescita tra 10 e 50%

Nella stessa pubblicazione di ISPRA, erano ricordati e quantificati anche gli altri effetti positivi dell’installazione delle siepi sui suoli agricoli. Dalla capacità di controllo dei nutrimenti asportati per lisciviazione all’abbassamento della capacità di dispersione dei parassiti, fino all’effetto barriera contro la dispersione degli antiparassitari.

C’è poi il fattore impollinatori, senza i quali sono limitate le possibilità riproduttive di alcune coltivazioni come erba medica, colza, girasole, alberi da frutto. Avere siepi arboreo-arbustive fra i campi ne favorisce invece la diffusione.

Da non sottovalutare infine la funzione frangivento delle siepi. Grazie ad essa si attenuano gli effetti negativi del gelo, della siccità e dell’umidità del suolo. La velocità dei moti ventosi può così diminuire tra il 40 e l’80%, limitando sia l’incidenza dei danni alle coltivazioni sia, soprattutto, l’evapotraspirazione. Risultato: la produzione agricola, in climi temperati, può aumentare a un tasso compreso tra il 10 ed il 20% con punte del 50%.