8 Giugno 2021

Api e farfalle tra i filari: le malattie calano e il vino migliora

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Fra i filari di Merlot, Cabernet, Picolit, Prosecco nelle terre fra Conegliano e Pieve di Soligo sono state installate arnie con decine di migliaia di api ed erbe erbe con una fioritura primaverile prolungata. Risultato: si sono ridotte le malattie che colpiscono i vigneti (e la qualità del vino è migliorata).

Lungo i propri vitigni, la Tenuta Astoria Wines di Conegliano ha seminato  erbe a fioritura prolungata, collocando 15 arnie con circa un milione di api. Le analisi hanno mostrato una diminuzione delle patologie ai danni delle viti e un miglioramento della qualità del vino prodotto

di Emanuele Isonio

 

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Una semina ben studiata in autunno e un milione di api, distribuite in una quindicina di arnie che ne ospitano ciascuna circa 70mila esemplari. Le due mosse hanno portato a un risultato straordinario: i vigneti si ripopolano di insetti impollinatori, i fiori aumentano, la qualità del vino prodotto pure. Al contrario, diminuiscono le patologie che affliggono acini e vitigni, così come l’esigenza di utilizzare fertilizzanti e pesticidi. L’ennesima prova, se ce ne fosse bisogno, di quanto un approccio olistico per curare i problemi di ambiente, suolo, agricoltura e produzione alimentare sia foriero di vantaggi.

Protagonisti, in questo caso, sono i vitigni collocati a Refrontolo, in Valdobbiadene, tra Conegliano e Pieve di Soligo, all’interno della Tenuta Astoria Wines.

Per la biodiversità ma non solo

La decisione ha ovviamente una motivazione ambientale ma è essenziale anche per la qualità del prodotto che dalle vigne si ottiene. La vite non è una pianta nettarifera ma sul bouquet del vino incidono molto i profumi e gli aromi sprigionati da erbe, fiori e frutti. Ecco perché la presenza di insetti impollinatori riveste un ruolo così importante.

Durante l’autunno sono state quindi selezionate attentamente alcune erbe accomunate da una caratteristica: hanno tutte una fioritura prolungata durante la primavera e colori vivissimi. Le loro essenze sprigionano peraltro profumi particolarmente marcati. Fra i filari, i tecnici della cantina hanno poi posizionato le arnie. I fiori hanno attirato anche molti altri impollinatori, come le farfalle e diverse specie di uccelli. Si è scoperto però che non è solo la qualità del vino a migliorare. Anche le viti hanno iniziato ad ammalarsi di meno e a richiedere quindi minori trattamenti di fertilizzanti e antiparassitari.

La conferma dell’università di Udine

Non una scoperta assoluta, a dire il vero: già nel 2018, l’università di Udine sottolineava il rapporto virtuoso tra l’inserimento delle api lungo i filari. Uno studio dell’ateneo friulano aveva evidenziato come le api riescano a mitigare gli attacchi di botrite (nota anche come muffa grigia, un fungo parassita della famiglia Sclerotiniaceae), intervenendo sull’acino rotto e cicatrizzandolo. Inoltre, grazie agli alveari posti nelle strade di servizio del vigneto, è stato osservato un miglioramento della conformazione dei grappoli dei cultivar di Merlot, Cabernet, Picolit e Glera e un aumento dei lieviti naturali necessari alla fermentazione.

“Il ruolo chiave delle api nell’ecosistema e nel mantenimento della biodiversità è ormai noto” spiegano Paolo e Giorgio Polegato, titolari di Astoria Wines secondo i quali il progetto avviato nella loro cantina sarà un passo in avanti per aprire una nuova fase nei rapporti tra agricoltura e territorio. “Qui gli impollinatori troveranno un ambiente accogliente e saremo ancora più attenti per far sì che la viticoltura non interferisca con il loro operare. Già oggi i nostri agronomi selezionano prodotti a basso impatto per prevenire malattie delle piante, diserbo meccanico senza erbicidi, e soluzioni che rafforzino la presenza di insetti buoni, a loro volta in grado di proteggere i vigneti dai parassiti: un circolo virtuoso che con le api sarà ancora più efficace”.

Peraltro, già da quest’anno gli alveari installati permetteranno una piccola produzione di circa 3 quintali di miele millefiori.

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Le api e insetti impollinatori in generale hanno un ruolo cruciale per la nostra sicurezza alimentare e per gli ecosistemi. Qui, 5 dei “servizi” garantiti dalla loro presenza. FONTE: Archivio FAO.

I consigli per i viticoltori

La best practice dalla cantina di Refrontolo è anche un monito agli altri viticoltori, per arrivare a una migliore convivenza con gli insetti impollinatori. Per preservarne la sopravvivenza e goderne dei benefici che apportano (o servizi ecosistemici, se preferite), è fondamentale sfalciare lungo i filari, far crescere siepi e boschetti, ridurre l’uso di insetticidi, soprattutto durante la fioritura dell’acacia e del castagno, effettuare i trattamenti quando non c’è vento e alla sera. La mattina infatti le api vanno sui fiori e sulle foglie aperte e l’utilizzo di pesticidi può portare, in un solo giorno, all’uccisione di 10mila api.

I motivi alla base della morìa

Il fenomeno della morìa degli insetti impollinatori è peraltro globale, tanto da aver spinto la FAO a celebrare ogni anno una Giornata mondiale delle Api.

In un quinquennio, tra 2008 e 2013 è andato perduto il 23% delle api selvatiche. Già l’anno scorso, l’Ispra ricordava come una specie su dieci di api e farfalle europee sia attualmente minacciata di estinzione e una specie su tre veda la propria popolazione in declino. In più, secondo una rete di ricerca internazionale coordinata dall’Istituto di apicoltura dell’Università di Berna, la morte in massa di api in Europa è un problema che aumenta anno dopo anno. I dati disponibili evidenziano infatti un aumento tra il 5-10% e il 25-40% nelle morti invernali delle api e crescenti morie durante il periodo primavera-estate.

I motivi? Diversi: agricoltura intensiva, monocolture, aumento delle temperature globali, inquinamento atmosferico, diminuzione degli habitat per l’urbanizzazione e ovviamente l’abuso di pesticidi chimici.

In occasione dell’ultimo World Bee Day, tenutosi a fine maggio, è stato ad esempio rivelata un’analisi in base alla quale la tossicità di oltre 380 pesticidi ai danni degli impollinatori è più che raddoppiata in 25 anni, nonostante le quantità utilizzate siano diminuite. Una fotografia preoccupante, visto che ben 71 delle 100 specie di colture che forniscono il 90% del cibo nel mondo sono impollinate dalle api.

Per frenare il fenomeno, il cambio di rotta da parte di chi cura la terra è inevitabile: è della settimana scorsa la notizia, rivelata della Global Soil Partnership FAO, che l’80% dei suoli agricoli europei contiene residui e pesticidi (tra loro, si segnalano glifosato, fungicidi e DDT). E la contaminazione del suolo causa una perdita di produttività tra il 15 e 20%.