19 Gennaio 2024

Nella campagna elettorale inglese irrompe il “fattore Erosione”

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Nel Regno Unito, l’erosione costiera procede molto più velocemente della media europea. Un problema sanitario oltre che ambientale: almeno 1000 discariche sono a rischio sversamento in mare. E il tema diventa motivo di scontro tra il governo conservatore e il Labour

di Emanuele Isonio

 

Oltre mille discariche costruite a ridosso delle zone costiere potrebbero ben presto sversare il loro contenuto tossico nei mari inglesi. Un enorme pericolo non solo ambientale, a causa dei danni che causerebbero agli ecosistemi marini e terrestri ma anche un’emergenza sanitaria. Il problema, tra l’altro, è già realtà: lo denunciano da tempo gli abitanti di 25 distretti che stanno osservando un legame più che sospetto tra i problemi alle discariche e l’aumento di casi di malattie tra la popolazione locale.

A mettere in pericolo la tenuta dei siti di stoccaggio dei rifiuti è il progredire dell’erosione costiera. Un fenomeno certo non solo inglese ma che, in molti dei territori di Sua Maestà, corre più veloce che nella media delle coste europee. I pericoli maggiori sono segnalati lungo le coste del Norfolk e dello Yorkshire. Il problema non nasce ovviamente oggi: i documenti storici segnalano che la costa orientale inglese è sempre stata particolarmente soggetta a erosione. E i numerosi villaggi perduti nel Mare del Nord sono autorevoli testimonianze in tal senso. Ma i cambiamenti climatici, l’aumento di fenomeni meteorologici estremi, uniti alla pressione edilizia che non si è mai fermata nonostante gli allarmi, stanno accrescendo il problema.

Il caso Zane Gbangbola

Più delle preoccupazioni degli esperti, a portare il problema sotto i riflettori sono stati alcuni fatti di cronaca legati a delle patologie che si starebbero diffondendo nei pressi delle discariche. Come quello che, a Chertsey, nella contea del Surrey, a sud ovest di Londra, ha coinvolto Zane Gbangbola, un bambino di sette anni morto nel 2014. Ufficialmente il decesso è stato attribuito alle esalazioni di monossido di carbonio emesse durante una inondazione che ha allagato la città e le campagne circostanti. In realtà, i genitori di Zane hanno sempre denunciato il collegamento con la presenza, vicino alla loro abitazione, di una discarica contenente rifiuti militari. A suffragio delle loro affermazioni, la presenza di cianuro di idrogeno, un agente nervino tossico, segnalato nelle case del circondario dopo l’allagamento della discarica.

Per far luce sull’accaduto, la famiglia Gbangbola ha più volte chiesto un’indagine indipendente che esaminasse prove escluse dall’inchiesta del coroner, con tanto di petizione sottoscritta da 117mila persone e inviata a Downing Street. Ma il governo conservatore ha finora rifiutato qualsiasi ulteriore indagine.

L’allarme di 57 autorità costiere

La vicenda ha avuto quantomeno il merito di aver portato il tema del dissesto idrogeologico e dell’erosione nel dibattito politico in vista delle elezioni parlamentari previste nella seconda metà di quest’anno. L’opposizione laburista infatti dopo aver sostenuto l’apertura di una nuova indagine indipendente sul caso di Zane Gbangbola ha puntato il dito contro il silenzio governativo sul più generale tema delle discariche costiere. A sostegno delle sue preoccupazioni, gli esponenti laburisti citano le denunce della LGA Coastal SIG, un’alleanza di 57 autorità locali sparse lungo il 60% della costa inglese e nelle quali vivono 16 milioni di persone. Il gruppo di lavoro dedicato alle discariche costiere descrive la questione come “una silenziosa bomba a orologeria”.

“La prossima emergenza inquinamento è proprio dietro l’angolo e si presenta sotto forma di una montagna di plastica e sostanze chimiche che rischiano di finire in mare in quantità industriali” ha dichiarato Emma Hardy, ministro laburista per le comunità costiere. “Eppure il governo conservatore dorme, senza alcuna intenzione di affrontare il problema. Dovrebbe invece collaborare immediatamente con i consigli locali per affrontare questa crescente minaccia. Altrimenti, i nostri mari e le nostre spiagge saranno sepolti sotto una valanga di rifiuti e sostanze tossiche”.

Non solo discariche: decine di migliaia di abitazioni a rischio

L’emergenza ambientale, per quanto grave, non è però il solo problema che potrebbe divampare con il progredire dell’erosione costiera. Il fenomeno, connesso con l’innalzamento del livello del mare e con i cambiamenti climatici, sta minacciando un gran numero di abitazioni sorte lungo la costa.
Già nel 2018 il Comitato sui cambiamenti climatici, che fornisce consulenza al governo britannico, aveva calcolato che 9mila proprietà dovranno essere abbandonate entro il 2025, perché collocate in aree che andranno perse a causa dell’erosione costiera. Non solo: lo stesso comitato prevedeva che il numero aumenterà di 15 volte entro fine secolo, portando alla distruzione di intere comunità.

Nel 2022, invece, uno studio pubblicato sulla rivista Ocean and Coastal Management ha quantificato in quasi 200mila le proprietà immobiliari che dovranno essere abbandonate a causa dell’erosione costiera e dell’innalzamento del livello del mare che, entro il 2050 metterà sotto pressione un terzo delle coste inglesi.

Situazione attuale e stime al 2050 e 2100 della popolazione esposta a casi significativi di inondazioni costiere. Il calcolo ipotizza un aumento di 2°C della temperatura della superficie terrestre al 2050 e di 4°C al 2100. FONTE: Sayers et at, 2022.

Situazione attuale e stime al 2050 e 2100 della popolazione esposta a casi significativi di inondazioni costiere. Il calcolo ipotizza un aumento di 2°C della temperatura della superficie terrestre al 2050 e di 4°C al 2100. FONTE: Sayers et at, 2022.

“Mantenere intatta tutta la costa è semplicemente impossibile” ha spiegato alla BBC Paul Sayers, autore dell’analisi ed esperto di inondazioni e rischi costieri. Assumere decisioni difficili sarà quindi inevitabile. “Dovremo decidere quali posti potremo salvare e quali invece no. C’è bisogno di un dibattito onesto sull’approccio da seguire e su come sostenere le comunità maggiormente colpite dal fenomeno”.