16 Maggio 2024

I prati di montagna minacciati dal cambiamento climatico

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L’aumento delle temperature favorisce la perdita di humus nei prati di montagna e, con essa, il rilascio della CO2 in atmosfera. Lo segnala uno studio dell’Università Tecnica di Monaco

di Matteo Cavallito

 

I cambiamenti climatici riducono il contenuto di humus e le riserve di azoto nei prati alpini alterando la struttura del suolo. In questo contesto, alcune  pratiche come la fertilizzazione organica, ad esempio, possono compensare la perdita di questi elementi ma solo in parte. Lo riferisce uno studio dell’Università Tecnica di Monaco (TUM).

Lo studio

“Studiare nel dettaglio le risposte del suolo ai cambiamenti climatici ci aiuta a comprendere meglio gli effetti  a lungo termine di questo fenomeno sugli ecosistemi delle praterie alpine”, spiega Noelia Garcia-Franco, ricercatrice della TUM e co-autrice della ricerca condotta su diverse aree nei distretti bavaresi di Weilheim-Schongau e Garmisch-Partenkirchen.

Gli scienziati hanno realizzato alcuni mesocosmi – ovvero unità contenenti campioni di terreno utilizzate come ecosistemi in miniatura – per valutare l’influenza del clima sul suolo e le piante.

I mesocosmi sono stati spostati da alcuni luoghi situati ad altitudini maggiori ad altri collocati più in basso, andando così incontro a un riscaldamento massimo di tre gradi centigradi. Metà dei mesocosmi è stata coltivata con metodo intensivo, l’altra in maniera estensiva. Nel primo caso, in altre parole, i prati sono stati falciati più spesso e sono stati concimati maggiormente. Campioni di terreno sono stati prelevati dopo quattro anni.

I suoli perdono fino al 22% dell’humus

I risultati hanno evidenziato come aumenti di temperatura abbiano ridotto in modo drastico il contenuto di humus nei campi soggetti a gestione estensiva: meno 22% con un aumento di 3°C e meno 14% con un incremento di 2°C. Con la gestione intensiva la perdita di humus nei prati è stata solo leggermente inferiore -11%.  A ridursi, hanno osservato gli studiosi, è stato anche il contenuto di azoto, un nutriente fondamentale per il suolo.

Per entrambe le pratiche di gestione, la perdita di carbonio organico è stata associata principalmente a una diminuzione delle zolle di grandi dimensioni.

Lo studio, in particolare, “fornisce la prova che il cambiamento climatico simulato ha indotto un rapido e sostanziale declino del carbonio organico del suolo in terreni montani, che sono ricchi di questo elemento, attribuibile alla diminuzione della protezione fisica offerta dai macroaggregati di grandi dimensioni”.

I prati di montagna si stanno riducendo

L’indagine  evidenzia quindi il forte peso del cambiamento climatico che, rilevano gli autori, si manifesta in modo ancora più intenso nelle regioni montane dell’Europa centrale e settentrionale rispetto ad altre aree. Dagli anni ’80 del secolo scorso a oggi, infatti, la temperatura media annua nelle Alpi è aumentata di due gradi. Le temperature più elevate fanno crescere l’attività dei microrganismi del suolo. In questo modo l’humus viene scomposto più rapidamente e rilasciato sotto forma di CO2.

I prati di montagna, ricordano gli autori, conservano un’ampia biodiversità e costituiscono “uno dei più grandi serbatoi di carbonio organico del suolo nell’Europa centrale”. La loro presenza, tuttavia, si sta riducendo. Secondo alcune stime, dal 1969 a oggi, l’Unione Europea ha perso il 16% dei suoi pascoli. Sulle Alpi italiane la situazione è ancora peggiore: meno 45% in cinquant’anni. Il cambiamento di modelli agricoli e la forte urbanizzazione, in questo senso, sono stati i fattori determinanti.