24 Maggio 2024

L’ONU avverte: “Metà dei pascoli del Pianeta è degradata”

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La fotografia dell’ultimo Rapporto tematico delle Nazioni Unite: il degrado interessa fino al 50% dei pascoli, il doppio rispetto alle stime precedenti. Asia centrale e Nord Africa le aree più colpite

di Matteo Cavallito

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Il degrado dei pascoli naturali rappresenta “una grave minaccia per l’approvvigionamento alimentare dell’umanità e per il benessere o la sopravvivenza di miliardi di persone”. È il messaggio lanciato dall’ONU in concomitanza con la pubblicazione del “Global Land Outlook Thematic Report on Rangelands and Pastoralists”, presentato nei giorni scorsi a Ulan Bator, in Mongolia, dalla Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (UN Convention to Combat Desertification – UNCCD).

Il problema, spiegano gli esperti, interessa fino al 50% di questi territori e si manifesta attraverso fenomeni come “diminuzione della fertilità e dei nutrienti del suolo, erosione, salinizzazione, alcalinizzazione e compattamento del terreno stesso”. Tra le cause la conversione dei terreni, l’eccesso di pascolo, l’abbandono dei territori stessi e le attività estrattive.

Estesi sul 54% della superficie terrestre

La categoria dei pascoli comprende soprattutto le praterie naturali utilizzate dal bestiame e dagli animali selvatici, così come savane, arbusteti, zone umide, tundra e deserti. Tutte insieme, spiega l’ONU, “queste aree costituiscono il 54% di tutta la superficie terrestre, rappresentano un sesto della produzione alimentare globale e quasi un terzo del serbatoio di carbonio del pianeta”. Da questi ambienti, inoltre, dipendono – soprattutto nei Paesi in via di sviluppo – le sorti di due miliardi di persone tra pastori, allevatori e agricoltori con percentuali particolarmente elevate in alcune aree del Pianeta.

In molti Stati dell’Africa occidentale, ad esempio, “la produzione di bestiame impiega l’80% della popolazione“. Mentre in Asia centrale “il 60% della superficie è utilizzato come pascolo, e l’allevamento di bestiame sostiene quasi un terzo delle persone”.

In tutto questo, nota però il rapporto, c’è anche un paradosso. “Ironia della sorte”, afferma l’organizzazione, “gli sforzi per aumentare la sicurezza alimentare e la produttività convertendo i pascoli alla produzione di colture in regioni per lo più aride hanno portato sia al degrado dei terreni che a una riduzione delle rese agricole“. Un risultato legato anche alla “debolezza e l’inefficacia della governance”, alla “scarsa attuazione di politiche e regolamenti” e alla “mancanza di investimenti nelle comunità rurali e nei modelli di produzione sostenibili” per i pascoli.

Il degrado dei pascoli è stato sottostimato per anni

Redatto con il contributo di più di 60 esperti provenienti da oltre 40 Paesi, il rapporto ha rivisto nettamente al rialzo le stime sul degrado dei pascoli. Le ipotesi passate, che parlavano di fenomeno esteso su un quarto circa di questi territori, avrebbero infatti sottostimato “in modo significativo l’effettiva perdita di salute e produttività” su scala globale. Il degrado, sostiene il nuovo studio, potrebbe riguardare in realtà fino alla metà della superficie dei pascoli del Pianeta.

“I pascoli sono spesso poco conosciuti e la mancanza di dati affidabili compromette la gestione sostenibile del loro immenso valore nell’approvvigionamento alimentare e nella regolazione del clima”, avverte il rapporto.

In Asia e Nord Africa la situazione più problematica

Tra le aree più colpite spicca, come noto, l’Asia centrale, dove la desertificazione, sostengono da tempo alcuni osservatori, avanza a ritmo crescente minacciando, secondo le stime, la sicurezza di mezzo miliardo di abitanti. Qui, rileva il rapporto, “la privatizzazione e l’industrializzazione agricola hanno lasciato i pastori in una situazione di abbandono e di dipendenza da risorse naturali insufficienti, causando un degrado diffuso”.

Critica anche la situazione del Nord Africa, una delle regioni più aride del mondo, dove, “l’impatto del cambiamento climatico sta spingendo i pastori verso la povertà favorendo il degrado dei pascoli su cui fanno affidamento”.

Un nuovo approccio

Per stabilizzare, ripristinare e gestire i pascoli, osserva lo studio, occorre adottare una serie di strategie. In primo luogo, ad esempio, è necessario integrare le strategie di mitigazione climatica con la gestione sostenibile dei pascoli per far aumentare il sequestro e lo stoccaggio del carbonio. Inoltre, è necessario evitare o perlomeno ridurre la conversione dei terreni e adottare misure di conservazione anche al di fuori delle aree protette per tutelare la biodiversità.

A questo si aggiunge la necessità di adottare e sostenere  pratiche basate sulla pastorizia che aiutino a mitigare i danni alla salute di questi territori. promuovendo, infine, “politiche di sostegno e la piena partecipazione delle persone e sistemi di gestione e governance flessibili per incrementare i servizi che i pascoli forniscono all’intera società”.