8 Novembre 2022

La meteorizzazione arricchita è una minaccia per le torbiere tropicali

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La scoperta di uno studio tedesco: la meteorizzazione forzata, usata per favorire la cattura della CO2 atmosferica sul suolo, ha effetti controproducenti se applicata sulle torbiere nelle zone più calde. Dove il sequestro di carbonio è controbilanciato dalla crescita delle emissioni

di Matteo Cavallito

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La meteorizzazione arricchita è considerata generalmente un metodo efficace per assorbire la CO2 dall’atmosfera operando direttamente sul suolo. Ma questa strategia, suggerisce una ricerca tedesca, potrebbe non essere adatta a tutti i terreni. Lo evidenzia, in particolare, il caso delle torbiere situate nella fascia tropicale del Pianeta che, se sottoposte a questo processo, finiscono addirittura per produrre un effetto opposto, rilasciando più carbonio di quanto ne possano assorbire.

Il principio della meteorizzazione

Gli agenti atmosferici, come noto, contribuiscono all’erosione delle rocce. Dopo aver assorbito la CO2 dall’atmosfera assumendo così un pH acido, la pioggia reagisce tipicamente con il materiale colpito scomponendolo in minuscoli granelli e formando bicarbonato di sodio. In questo modo, il carbonio già sottratto a migliaia di metri da terra viene sequestrato a livello del suolo per poi finire talvolta negli oceani dove viene immagazzinato in forma disciolta o addirittura intrappolato sui fondali.

Questo processo, che avviene per via naturale, ha un impatto abbastanza limitato assorbendo un ammontare di carbonio pari ad appena lo 0,3% delle emissioni globali derivanti dai combustibili fossili.

L’operazione, inoltre, procede molto lentamente. Al punto che “la riduzione della CO2 atmosferica si nota solo se si osserva l’andamento del fenomeno nell’arco di migliaia di anni”, osserva Alexandra Klemme, coautrice della ricerca realizzata presso l’Istituto di Fisica Ambientale dell’Università di Brema in collaborazione con il Leibniz Center for Tropical Marine Research nella stessa città tedesca e la Swinburne University di Kuching in Malesia. Il principio, insomma, non si discute. Ma per incrementarne l’efficacia occorre favorire il fenomeno con un’azione diretta. Ed è qui che entra in gioco la tecnica.

Un metodo inadatto per le torbiere tropicali

L’enhanced weathering o meteorizzazione arricchita consiste nella frantumazione forzata delle rocce e nello spargimento della loro polvere sui terreni. Compresi quelli agricoli. “In questo modo aumenta la superficie su cui avviene la reazione chimica e si accelera il processo di erosione della roccia (frantumata, ndr)”, osserva Klemme. Proprio per questo, aggiunge, la dispersione della polvere sul suolo è considerata “un possibile metodo per ridurre la CO2 atmosferica“.

Il problema, osserva però lo studio, è che le condizioni particolari del loro ambiente rendono le torbiere tropicali inadatte a questo tipo di trattamento. Il caldo e l’umidità favoriscono l’erosione di questi habitat particolarmente diffusi nel sud-est asiatico. La conversione agricola, inoltre, ne ha imposto il drenaggio “trasformando le torbiere da serbatoi di CO2 a fonti di emissione”.

La ricerca

Conducendo una serie di misurazioni nei flussi fluviali che drenano le torbiere in Indonesia e Malesia nello spazio di dieci anni, i ricercatori hanno potuto valutare l’effetto delle meteorizzazione in termini di emissioni. L’incremento dell’acidità ha favorito la destabilizzazione del suolo facendo così crescere il rilascio della CO2 dai fiumi e dalle zone costiere.

“Stimiamo che il potenziale di assorbimento del carbonio associato alla meteorizzazione arricchita sia controbilanciato in una misura compresa tra il 18 e il 60% dal rilascio della CO2 dal suolo e sia completamente annullato dalle emissioni provenienti dalle acque costiere”, si legge nella ricerca.

I risultati, inoltre, “suggeriscono che, contrariamente all’impatto desiderato, l’aumento degli agenti atmosferici potrebbe destabilizzare il ciclo naturale del carbonio nelle torbiere tropicali, che fungono da importanti serbatoi dell’elemento e proteggono dall’erosione costiera”. L’utilizzo di questa tecnica, insomma, genera più costi che benefici. Minacciando la tenuta di habitat notoriamente strategici per il contrasto al cambiamento climatico in molte aree del Pianeta.