14 Ottobre 2026

Subsidenza, una mappa globale rivela dove il terreno cede e perché

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Uno studio pubblicato su Nature Cities analizza la subsidenza in 465 città di 107 Stati: l’abbassamento del terreno, spesso favorito dall’eccessivo prelievo di acque sotterranee, minaccia edifici e infrastrutture e aumenta la vulnerabilità alle alluvioni. Ma in alcune città il fenomeno sta rallentando, dimostrando che intervenire è possibile

di Emanuele Isonio

 

Il terreno sotto i nostri piedi non è immobile come sembra. Può abbassarsi lentamente, pochi millimetri ogni anno, senza che nessuno se ne accorga. Eppure, nel corso dei decenni, questi piccoli movimenti possono trasformarsi in un problema enorme: edifici che si lesionano, strade che si deformano, infrastrutture danneggiate e quartieri sempre più esposti al rischio di inondazioni. È il fenomeno della subsidenza, uno dei processi meno visibili ma potenzialmente più insidiosi che interessano le aree urbane del pianeta.

A fotografarne la diffusione su scala globale è una nuova ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature Cities, che ha analizzato i movimenti verticali del terreno in 465 città distribuite in 107 Paesi. Attraverso le osservazioni satellitari, gli scienziati hanno ricostruito l’evoluzione della subsidenza tra il 2014 e il 2023, individuando non soltanto le aree in cui il suolo si abbassa, ma anche quelle dove il fenomeno sta accelerando o rallentando.

Il risultato è una mappa interattiva che aiuta a comprendere quanto le attività umane possano modificare gli equilibri del sottosuolo e, soprattutto, quanto sia importante conoscere questi processi per rendere le città più resilienti.

La mappa interattiva permette di conoscere il livello e la velocità della subsidenza di tutte le città analizzate nello studio. FONTE: Lijun Wang, Zurui Ao, Shengli Tao, Xie Hu e altri - A global view of urban land subsidence and its changing trajectories, Nature cities, 2026.

La mappa interattiva permette di conoscere il livello e la velocità della subsidenza di tutte le città analizzate nello studio. FONTE: Lijun Wang, Zurui Ao, Shengli Tao, Xie Hu e altri – A global view of urban land subsidence and its changing trajectories, Nature cities, 2026.

Dal Messico all’Asia: le aree dove il terreno cede di più

La ricerca, coordinata da studiosi dell’Università di Pechino e della South China Normal University, ha utilizzato la tecnica dell’interferometria radar satellitare (InSAR), che permette di rilevare spostamenti della superficie terrestre anche di pochi millimetri. Le mappe elaborate hanno una risoluzione spaziale di circa 40 metri e riguardano città con più di un milione di abitanti.

Le situazioni più critiche si concentrano nel Sud-est asiatico, nell’Asia centro-occidentale e in alcune aree del Nord America. Tra gli esempi più significativi figurano Città del Messico e Medan, in Indonesia, dove l’abbassamento del terreno costituisce una minaccia concreta per la sicurezza urbana.

Il fenomeno, tuttavia, non riguarda soltanto le metropoli già note per i loro problemi di subsidenza. Gli scienziati hanno individuato movimenti significativi anche in regioni finora relativamente poco studiate, tra cui Sud America, Africa e Russia. La distribuzione geografica dimostra che non si tratta di un problema circoscritto a particolari condizioni climatiche o livelli di sviluppo economico.

Perché le città sprofondano? Il ruolo delle acque sotterranee

Le cause della subsidenza sono molteplici. Alcune sono naturali, come la compattazione dei sedimenti, i movimenti tettonici e i processi geologici che interessano il sottosuolo. Altre dipendono direttamente dalle attività umane.

Tra queste, una delle più importanti è l’estrazione eccessiva di acqua dalle falde sotterranee. Quando viene prelevata acqua in quantità superiori a quelle che riescono a essere reintegrate, la pressione all’interno degli acquiferi diminuisce. Nei terreni costituiti da sedimenti comprimibili, soprattutto argille, questo può provocare una progressiva compattazione degli strati geologici e il conseguente abbassamento della superficie.

In alcuni casi il processo è irreversibile: anche ripristinando i livelli delle falde, il terreno non recupera completamente la quota originaria.

A contribuire possono essere anche l’estrazione di petrolio e gas, il carico esercitato dalle costruzioni e le trasformazioni del territorio. È importante, però, distinguere queste cause: le misurazioni satellitari individuano i movimenti del terreno, ma non consentono da sole di attribuirli a un unico fattore.

Il rapporto tra subsidenza e cambiamenti climatici è particolarmente delicato. Siccità prolungate e crescente domanda idrica possono aumentare la pressione sulle falde, mentre nelle città costiere l’abbassamento del terreno si somma all’innalzamento del livello del mare, aggravando il rischio di allagamenti.

La mappa dettagliata della velocità di subsidenza della città di Roma permette di notare dove il fenomeno è più grave. FONTE: Lijun Wang, Zurui Ao, Shengli Tao, Xie Hu e altri - A global view of urban land subsidence and its changing trajectories, Nature cities, 2026.

La mappa dettagliata della velocità di subsidenza della città di Roma permette di notare dove il fenomeno è più grave. FONTE: Lijun Wang, Zurui Ao, Shengli Tao, Xie Hu e altri – A global view of urban land subsidence and its changing trajectories, Nature cities, 2026.

Non tutte le città seguono la stessa traiettoria

Uno degli aspetti più innovativi dello studio riguarda l’analisi dell’evoluzione temporale del fenomeno. I ricercatori hanno infatti rilevato che in numerose città dell’Asia orientale e sudorientale la subsidenza sta rallentando. Nelle stesse regioni, tuttavia, persistono vaste aree urbane in cui l’abbassamento del terreno continua ad accelerare.

Questa variabilità suggerisce che le dinamiche della subsidenza non siano inevitabili né uniformi. La gestione delle risorse idriche sotterranee può avere un ruolo decisivo nel contenerle.

L’esperienza di città come Tokyo, dove le restrizioni ai prelievi di acqua sotterranea hanno contribuito a ridurre drasticamente la subsidenza, dimostra l’importanza di politiche di prevenzione fondate sulla conoscenza degli acquiferi, sul monitoraggio e sulla regolamentazione degli utilizzi.

Anche la ricarica controllata delle falde può rappresentare una soluzione, purché compatibile con le caratteristiche geologiche e idrogeologiche locali.

Il suolo urbano, una risorsa da conoscere e proteggere

La ricerca richiama l’attenzione su una dimensione spesso trascurata della sostenibilità urbana: ciò che accade sotto la superficie delle città.

La subsidenza non coincide con il degrado del suolo inteso in senso pedologico, ma evidenzia quanto gli equilibri del sottosuolo siano fondamentali per la sicurezza degli insediamenti umani. Una gestione non sostenibile delle risorse sotterranee può produrre conseguenze che si manifestano in superficie anche dopo molti anni.

Per questo, la pianificazione urbana dovrebbe integrare maggiormente le informazioni geologiche e idrogeologiche, affiancando alle politiche di adattamento climatico strumenti di monitoraggio continuo dei movimenti del terreno.

Conoscere dove il terreno si abbassa, e soprattutto dove questo processo sta accelerando, è il primo passo per prevenire danni che potrebbero diventare sempre più costosi. Perché la resilienza delle città non dipende soltanto da ciò che costruiamo sopra il suolo, ma anche dalla capacità di proteggere gli equilibri che si trovano sotto i nostri piedi.