7 Novembre 2023

La cattiva gestione del ciclo dell’acqua ha costi troppo alti

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Il valore economico annuale degli ecosistemi d'acqua dolce è stimato in 58.000 miliardi di dollari, pari al 60% del Prodotto interno lordo (PIL) globale. FOTO: Alfonso Ninguno su Unsplash

Tre report internazionali in pochi giorni ricordano che un ciclo idrologico alterato a causa della crisi climatica e della cattiva gestione provoca danni enormi. Economici, umani e ambientali. Il valore economico annuale dell’acqua è pari al 60% del Pil mondiale

di Giorgio Kaldor*

 

Anche per l’acqua – e la sua gestione – in futuro tutto si potrà dire tranne che la scienza non ci abbia avvisato. Nello spazio di una settimana sono stati pubblicati tre report internazionali, tutti concordi nel rammentare le conseguenze di un ciclo idrologico alterato a causa dei cambiamenti climatici e delle attività umane. In ordine cronologico, rispetto alla data di uscita: European Drought Risk Atlas (Joint Research Center Commissione UE), State of Global Water Resources 2022 (Organizzazione Meteorologica Mondiale) e High Cost of Cheap Water (World Wildlife Found). Ecco le principali evidenze.

European Drought Risk Atlas

Negli ultimi anni la siccità ha avuto un impatto sostanziale su quasi tutte le regioni dell’UE. Effetti che sono destinati ad aumentare nei prossimi anni per colpa del climate change. L’European Drought Risk Atlas, pubblicato dal Joint Research Center della Commissione UE il 10 ottobre 2023, ha quindi lo scopo di comprendere, stimare e mappare meglio i rischi di siccità nell’UE. In particolare, il rapporto cerca di caratterizzare il modo in cui i fattori di rischio, esposizione e vulnerabilità della siccità interagiscono e influenzano diversi sistemi, in particolare: agricoltura, approvvigionamento idrico pubblico, energia, trasporto fluviale ed ecosistemi terrestri e d’acqua dolce.

Volendo passare in veloce rassegna qualche dato, le stime dell’impatto della siccità sull’agricoltura nelle attuali condizioni climatiche mostrano che le riduzioni della resa delle colture possono essere sostanziali.

Le riduzioni medie annue della resa sono stimate fino al 10% in meno rispetto alle quantità previste, con i rischi maggiori localizzati nell’area mediterranea.

Scarsità d’acqua che in altre aree d’Europa non risparmierà invece gli ecosistemi: le perdite medie annue dovute alla siccità nella produzione primaria netta per gli ecosistemi forestali e d’acqua dolce raggiungono il 4%, in particolare nel nord e nell’est dell’Europa.

Gli impatti sul sistema energetico

Per quanto riguarda il sistema energetico, le centrali idroelettriche e nucleari attualmente attive già ora risentono della siccità, rispettivamente attraverso la riduzione dei livelli dei bacini o dei fiumi e le restrizioni nell’uso dell’acqua di raffreddamento. In termini relativi, le perdite indotte dalla siccità nella produzione di energia nucleare sono generalmente minori (perdita media annua di circa l’1%) rispetto a quelle dell’energia idroelettrica (perdita media annua fino al 10% nell’Europa meridionale).

Oltre a presentare i punti nevralgici del rischio di siccità per questi diversi sistemi nelle condizioni climatiche attuali, l’Atlante fornisce anche indicazioni su come i rischi potrebbero cambiare in relazione alle diverse condizioni climatiche previste (+1,5 °C, +2 °C, +3 °C).

State of Global Water Resources 2022

Pubblicato il 12 ottobre scorso dall’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), il report State of Global Water Resources 2022 fornisce una valutazione approfondita delle risorse idriche globali. Il report contiene informazioni sulle più importanti variabili idrologiche come le acque sotterranee, l’evaporazione, il deflusso dei corsi d’acqua, l’umidità del suolo, la criosfera e i disastri idrologici.

“Questo rapporto offre una panoramica completa e coerente delle risorse idriche in tutto il mondo, evidenziando l’influenza dei cambiamenti climatici, ambientali e sociali”, ha affermato il segretario generale dell’WMO, Petteri Taalas. “I ghiacciai e la copertura di ghiaccio si stanno ritirando davanti ai nostri occhi. L’aumento delle temperature ha accelerato – e anche interrotto – il ciclo dell’acqua. Un’atmosfera più calda trattiene più umidità. Stiamo assistendo a episodi di precipitazioni e inondazioni molto più intense. E all’estremo opposto, maggiore evaporazione, terreni aridi e siccità più intense. La stragrande maggioranza dei disastri è legata all’acqua e quindi la gestione e il monitoraggio dell’acqua sono al centro dell’iniziativa globale Early Warnings For All”.

Molti dei paesi destinatari dell’azione prioritaria nel programma Early Warnings for All hanno sofferto di gravi inondazioni o siccità nel 2022. Nessun Paese disponeva di dati idrologici tempestivi e accurati a sostegno del processo decisionale basato sull’evidenza e dell’azione tempestiva.

Saltando alle conclusioni, secondo gli esperti della WMO è necessario aumentare gli investimenti per migliorare il monitoraggio, la condivisione dei dati, la collaborazione transfrontaliera e le valutazioni delle risorse idriche.

High Cost of Cheap Water

Siccità ed eventi piovosi estremi stanno mettendo a dura prova vite ed economie. In particolare ‒ secondo il report WWF High Cost of Cheap Water pubblicato il 16 ottobre in occasione della Giornata Mondiale dell’alimentazione – il valore economico annuale dell’acqua e degli ecosistemi d’acqua dolce è stimato in 58.000 miliardi di dollari, pari al 60% del Prodotto interno lordo (PIL) globale.

Il rapporto rileva che i benefici economici diretti, come il consumo di acqua per le famiglie, l’agricoltura irrigua e le industrie, ammontano ad almeno 7.500 miliardi di dollari all’anno. Inoltre, stima che i benefici invisibili ‒ che includono la purificazione dell’acqua, il miglioramento della salute del suolo, l’immagazzinamento del carbonio e la protezione delle comunità da inondazioni e siccità estreme ‒ siano sette volte superiori, pari a circa 50.000 miliardi di dollari all’anno.

Tuttavia, il degrado di fiumi, laghi, zone umide e falde acquifere minaccia questi valori, oltre a compromettere l’azione sul clima e sulla natura e i progressi verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. L’estrazione di quantità insostenibili di acqua, sussidi ambientalmente dannosi, le alterazioni dei flussi fluviali, l’inquinamento e gli impatti legati al cambiamento climatico stanno mettendo in pericolo gli ecosistemi di acqua dolce.

A metà secolo il 46% del PIL proverrà da aree ad alto rischio idrico

Insieme alla cattiva gestione dell’acqua, la distruzione degli ecosistemi d’acqua dolce ha lasciato miliardi di persone in tutto il mondo senza accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, mentre i rischi idrici per le imprese e le economie sono in aumento. Secondo il rapporto, entro il 2050 circa il 46% del PIL mondiale potrebbe provenire da aree ad alto rischio idrico, rispetto all’attuale 10%.

“È tempo che i governi, le imprese e le istituzioni finanziarie investano nella protezione e nel ripristino dei nostri ecosistemi d’acqua dolce per garantire un futuro in cui l’acqua scorra in abbondanza per tutti”, ha commentato Kirsten Schuijt, direttore generale del WWF International.

* L’articolo originale è stato pubblicato su renewablematter.eu.