16 Settembre 2026

Funghi “sotto stress”: le minacce agli alleati invisibili del suolo

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Dalla disponibilità dei nutrienti allo stoccaggio del carbonio, i funghi svolgono funzioni essenziali per la fertilità e la resilienza degli ecosistemi. Ma agricoltura intensiva, degrado, salinizzazione e cambiamenti nell’uso del suolo minacciano una biodiversità ancora in gran parte sconosciuta

di Emanuele Isonio

 

Sotto i nostri piedi esiste una rete invisibile dalla quale dipende buona parte della salute dei suoli e, di conseguenza, anche la capacità dell’agricoltura di produrre cibo. È il mondo dei funghi, un insieme estremamente diversificato di organismi che va dalle forme microscopiche fino a strutture sotterranee capaci di estendersi su superfici enormi.

Eppure conosciamo soltanto una piccola parte di questa biodiversità. Circa 100mila specie fungine sono state identificate, mentre le stime sul numero complessivo oscillano tra 800mila e 3,8 milioni. Un patrimonio in gran parte ancora da scoprire, ma già sottoposto a pressioni crescenti.

Deforestazione, conversione dei terreni all’agricoltura, degrado del suolo e salinizzazione possono infatti compromettere diversità e funzionalità delle comunità fungine.

Gli amici invisibili delle piante

L’importanza dei funghi deriva innanzitutto dal ruolo che svolgono nel ciclo dei nutrienti. Le specie decompositrici degradano i residui vegetali e animali restituendo elementi nutritivi al terreno e rendendoli nuovamente disponibili. I funghi contribuiscono inoltre a processi che favoriscono la disponibilità dell’azoto e la mobilizzazione del fosforo, elementi fondamentali per la crescita delle piante e la produttività agricola.

Ancora più stretta è la relazione tra piante e funghi micorrizici. Questi ultimi instaurano associazioni simbiotiche con le radici: la pianta fornisce al fungo il carbonio prodotto attraverso la fotosintesi, mentre le reti fungine ampliano di fatto la capacità dell’apparato radicale di esplorare il terreno e accedere alle risorse.

È un rapporto che ha conseguenze anche sul clima. I funghi sono protagonisti del ciclo del carbonio nel suolo: quelli decompositori intervengono nella trasformazione della sostanza organica, mentre le associazioni micorriziche contribuiscono alla formazione e al mantenimento di stock di carbonio più stabili. Il legame tra vegetazione, funghi e terreno favorisce così il sequestro del carbonio atmosferico, che può rimanere immagazzinato nel suolo per decenni o persino secoli.

Quando l’agricoltura mette in difficoltà la biodiversità del suolo

Questa complessa infrastruttura biologica può però essere indebolita dalla pressione esercitata sulle terre agricole. L’espansione delle superfici coltivate a scapito degli ecosistemi naturali, il degrado e le forme più intensive di produzione alterano gli habitat nei quali prosperano le comunità fungine.

Proteggere la biodiversità sotterranea diventa quindi parte integrante di una gestione sostenibile dei terreni agricoli.

La posta in gioco non riguarda soltanto la conservazione della natura. Una comunità fungina diversificata contribuisce alla fertilità, alla disponibilità dei nutrienti e al funzionamento delle relazioni tra terreno e vegetazione. Indebolirla significa rischiare di compromettere proprio quei processi naturali dai quali dipende nel lungo periodo la produttività dell’agricoltura.

Da qui l’importanza di pratiche capaci di ridurre il degrado e conservare la componente biologica del terreno. La tutela dei funghi, sottolinea la UN Decade on Ecosystem Restoration, passa più in generale dalla gestione sostenibile del suolo e dalla conservazione e dal ripristino degli ecosistemi.

Dal risanamento ambientale ai nuovi materiali

I benefici non finiscono nei campi. Alcune specie fungine sono in grado di degradare contaminanti come prodotti petroliferi, farmaci, sostanze utilizzate nella cura personale e persino alcuni materiali plastici. Altre possono favorire il ripristino della vegetazione nei suoli degradati o essere impiegate nel controllo biologico di parassiti.

Anche il micelio sta attirando crescente attenzione come materia prima per sostituire prodotti di origine fossile o animale. Le sue strutture possono essere impiegate per realizzare packaging e altri materiali biodegradabili, aprendo un ulteriore campo di applicazione della ricerca sui funghi.

A questo si aggiunge il contributo diretto all’alimentazione. I funghi commestibili contengono proteine, fibre, vitamine e minerali e possono essere coltivati utilizzando residui agricoli, senza necessariamente sottrarre terreno fertile alle altre colture. Una caratteristica che permette di combinare valorizzazione degli scarti, produzione alimentare e nuove opportunità economiche.

La UN Decade: ripristinare gli ecosistemi entro il 2030

La tutela della biodiversità del suolo si inserisce in una sfida molto più ampia. La UN Decade on Ecosystem Restoration 2021-2030, proclamata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e guidata da UNEP e FAO, nasce con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire il degrado degli ecosistemi terrestri, costieri e marini.

Per le Nazioni Unite, infatti, ripristinare non significa necessariamente riportare ogni ambiente alle condizioni originarie. Significa aiutare gli ecosistemi degradati a recuperare funzionalità, biodiversità e capacità di fornire servizi essenziali, intervenendo direttamente oppure rimuovendo le pressioni che ne impediscono la rigenerazione naturale.

Il programma punta a trasformare il restauro ecologico in un movimento globale, coinvolgendo governi, comunità locali, agricoltori, imprese, ricercatori e cittadini. E riguarda direttamente anche i terreni agricoli: tra le sfide individuate dal piano d’azione c’è il recupero e la rigenerazione degli ecosistemi produttivi per rafforzare sicurezza alimentare, resilienza delle comunità e occupazione.

In questa prospettiva, proteggere i funghi significa fare molto di più che salvaguardare una componente poco visibile della biodiversità. Significa preservare una delle infrastrutture biologiche che permettono al suolo di funzionare: trasformare i nutrienti, sostenere le piante, immagazzinare carbonio e contribuire alla resilienza degli ecosistemi. Una rete nascosta sotto i nostri piedi, ma essenziale per ciò che cresce sopra di essi.