31 Marzo 2022

Il paradosso delle foreste urbane: più inquinate ma più utili per il clima

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Due studi dell’Università di Boston mostrano risultati sorprendenti: le foreste crescono più in fretta nelle aree “sporche” ai confini con la città. Sequestrando più efficacemente il carbonio

di Matteo Cavallito

 

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Le aree forestali collocate nei pressi degli insediamenti urbani sembrano in grado di dare un contributo superiore alle attese nel contrasto al cambiamento climatico. Lo suggeriscono due diversi studi condotti dalla Boston University e ripresi dalla WBUR, una stazione radio dello stesso ateneo del Massachusetts. Secondo i ricercatori, in particolare, le piante osservate in questi luoghi tendono a crescere più rapidamente. Inoltre, il suolo che le ospita mostra una maggiore propensione al sequestro di carbonio.

Le indagini si sono concentrate sulle cosiddette zone “di confine”, ovvero quei tratti di foresta collocati in prossimità di un ostacolo, per così dire, di matrice umana. Come un edificio, una strada e, in generale, tutti i tipici elementi che caratterizzano gli insediamenti urbani.

Le foreste di confine crescono più in fretta

Una ricerca, pubblicata su Nature Communications, si è concentrata sugli alberi delle foreste del Nord-est degli Stati Uniti. Raccogliendo risultati sorprendenti. “I margini si presentano in molte forme: i bordi naturali esistono sia sotto forma di transizioni nelle condizioni di crescita sia come confini netti (laghi, fiumi e caratteristiche geologiche) con effetti variabili sullo sviluppo delle foreste”, si legge nello studio.

“Al contrario, i bordi antropogenici spesso esistono come brusche transizioni in aree che una volta erano completamente forestali (come ad esempio campi agricoli, strade e costruzioni)”. Ebbene, “L’incremento medio dell’area basale degli alberi lungo i margini creati dall’uomo supera del 36,3% quello registrato nella foresta interna”.

Tra i fattori decisivi, ipotizzano i ricercatori, la sufficiente presenza di acqua, un maggiore accesso alla luce e l’assorbimento della stessa CO2, catturata dalle vicine strade e dagli edifici circostanti, e dell’azoto che hanno stimolato la crescita delle piante.

CO2: la velocità di emissione si riduce del 25%

Un altro studio, pubblicato sulla rivista Global Change Biology ha preso in esame le emissioni di CO2 nelle foreste di confine. E anche qui i risultati emersi sono paradossali. Nelle zone urbane la velocità di rilascio da parte del suolo alberato è inferiore del 25% rispetto a quella registrata nelle aree forestali interne. Nei pressi delle città, insomma, l’efficacia del sequestro del carbonio è maggiore. Un dato sorprendente considerando le temperature più alte che si rilevano nelle zone cittadine.

“Se da un lato il cambiamento climatico può stimolare le perdite di carbonio dai suoli rurali, le foreste urbane, contemporaneamente, possono sperimentare un maggiore sequestro di carbonio nel suolo nelle zone di confine”, si legge nello studio. “Questi risultati evidenziano la necessità di cogliere gli effetti della frammentazione forestale e dell’uso del suolo quando si fanno previsioni sul comportamento del terreno e sul ciclo del carbonio in un mondo sempre più urbanizzato e sempre più caldo”.

Le foreste urbane sono una risorsa

Le analisi condotte non hanno ancora chiarito del tutto le cause dietro a questi eventi apparentemente paradossali. I risultati in ogni caso evidenziano un’efficacia più grande del previsto da parte delle foreste urbane nell’agire in contrasto al cambiamento climatico. Le conclusioni, in altre parole, possono essere uno stimolo per una maggiore attenzione nei confronti di queste aree. Così come per la pianificazione di nuovi interventi per lo sviluppo delle aree verdi cittadine. I cui vantaggi, per altro, sono noti da tempo.

Nel 2019, uno studio condotto nella cittadina di Madison, nel Wisconsin, ha rilevato come nei punti di massima efficacia l’interazione tra la chioma degli alberi e gli altri elementi del paesaggio possa produrre un calo della temperatura media di quasi 6 gradi.

Secondo la divisione forestale del Dipartimento dell’Agricoltura USA, negli Stati Uniti la presenza degli alberi nelle comunità urbane produce ogni anno vantaggi economici pari a 18,4 miliardi di dollari frutto del risparmio nell’uso dei condizionatori e nella generazione elettrica, oltre che dei vantaggi associati al sequestro del carbonio e alla riduzione dell’inquinamento.