15 Dicembre 2023

Le stime sul bilancio di carbonio delle foreste evidenziano discrepanze tra i dati satellitari e quelli dei registri nazionali. Una ricerca internazionale spiega come allinearli

di Matteo Cavallito

Il calcolo del flusso netto di carbonio nelle foreste resta un’operazione complessa basata su metodi variabili che restituiscono risultati diversi. Un problema non da poco per gli analisti così come per i decisori politici, chiamati a valutare l’efficacia delle iniziative di mitigazione climatica intraprese. Le discrepanze tuttora esistenti tra le diverse stime, tuttavia, possono essere superate. Lo sostiene uno studio internazionale pubblicato di recente sulla rivista Carbon Balance and Management che ha coinvolto autori di diverse università e centri di ricerca.

Satelliti e inventari

Al cuore della discussione c’è il calcolo del flusso netto di carbonio forestale ovvero il saldo tra il quantitativo di elemento rilasciato e quello sequestrato da questi ecosistemi. Il dato è misurato come valore medio per ettaro in un determinato periodo. Nell’indagine, il gruppo degli studiosi, guidati da Viola Heinrich, ricercatrice della School of Geographical Sciences dell’Università di Bristol, ha descritto le cause alla base del divario tra le stime basate sui dati dei satelliti e le valutazioni dei Paesi riportate negli inventari nazionali dei gas serra.

I satelliti, osserva una nota diffusa dall’Agenzia Spaziale Europea, “forniscono informazioni indipendenti che mostrano come le foreste cambiano nel tempo, consentendo di stimare i flussi di carbonio”. Queste misurazioni possono poi essere confrontate con i risultati riportati negli inventari. Questi ultimi sono compilati tipicamente combinando statistiche sulle attività rilevate con fattori di emissione o modelli specifici. E spesso restituiscono risultati divergenti da quelli rilevati dall’alto.

All’origine delle discrepanze

Secondo Heinrich, alla base dei divari tra i dati dei satelliti e quelli riportati negli inventari c’è la capacità  di valutare se l’area osservata sia gestita o meno dall’uomo. Emblematico il caso del Brasile, epicentro delle osservazioni sulla deforestazione a livello globale. “Tra il 2001 e il 2020, le stime satellitari di tutte le emissioni e gli assorbimenti legati alle foreste indicano che il Brasile è stato un serbatoio netto di carbonio nella misura di 200 milioni di tonnellate all’anno”, spiega lo studio.

“Mentre l’Inventario Nazionale evidenzia invece come il Paese sia stato un emittente netto da 800 milioni di tonnellate annue”.

Secondo le osservazioni dall’alto, insomma, la foresta assorbiva più carbonio di quanto ne rilasciasse mentre i registri affermavano il contrario. Il fatto, spiega ancora Heinrich, è che “I rapporti nazionali possono definire un’area come gestita, ma i satelliti non sono in grado di distinguere se si tratta di foreste sottoposte a qualche utilizzo oppure no”. Quando i dataset vengono adattati con l’aggiunta di questa informazione, però, tutto cambia.

Allineare le stime sulle emissioni

Includendo la variabile relativa alla categoria di foresta esaminata (gestita o naturale) e intervenendo sulla metodologia, infatti, gli autori hanno ottenuto un sostanziale allineamento dei dati satellitari con quelli dell’Inventario nazionale brasiliano dei gas serra. L’analisi dallo spazio così aggiustata ha restituito infatti un saldo negativo di 600 milioni tonnellate annue di CO2 (ammontare assorbito meno quantitativo rilasciato), del tutto paragonabile a quello indicato nell’inventario.

Gli autori hanno analizzato anche i dati spaziali disponibili per altri due Paesi: Indonesia e Malesia. In quest’ultimo caso, in particolare, i risultati di satelliti e registri evidenziano “una differenza notevole”. L’indagine ha fatto emergere “aspetti specifici in cui approcci diversi possono spiegare le divergenze, tra cui incertezze e imprecisioni”, ha dichiarato Heinrich. Lo studio, ha aggiunto, “evidenzia l’importanza di una maggiore trasparenza, come stabilito dall’Accordo di Parigi, per consentire l’allineamento tra i diversi approcci per la misurazione e la verifica indipendente”.