6 Settembre 2022

Foreste in fiamme: la superficie bruciata è raddoppiata in 20 anni

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Global Forest Watch segnala che nel 2021 nel mondo è andata in fumo un’area grande come il Portogallo. Il fenomeno riduce il contributo positivo delle foreste per come serbatoi di carbonio. Alla base, un circolo vizioso causato da riscaldamento globale, aumento dell’evaporazione dell’umidità da terreni e sottobosco, incremento dei grandi incendi che rilasciano a loro volta più gas climalteranti in atmosfera

di Emanuele Isonio

 

Un’area grande quanto il Portogallo. Anzi, leggermente di più. Ovvero: 93mila chilometri quadrati. È la cifra mostre delle foreste mondiali perduta a causa degli incendi. In quanto tempo? In appena un anno, il 2021. Il peggiore dall’inizio del ventunesimo secolo. Il dato è contenuto in una recente analisi realizzata dal Global Forest Watch, la piattaforma sviluppata dal World Resources Institute per monitorare con immagini satellitari i cambiamenti nella superficie forestale globale, su dati dell’Università del Maryland. L’anno scorso, c’è da dire, è stato particolarmente negativo, ma non è affatto un caso isolato. Anzi, è il sintomo di un trend in progressivo aumento. In 20 anni infatti la quantità di foreste bruciate è sostanzialmente raddoppiata, arrivando a bruciare una quota supplementare di 3 milioni di ettari annui.

La mappa visualizza la copertura forestale perduta a causa dei grandi incendi, nel periodo 2001-2021. FONTE: Global Forest Watch

La mappa visualizza la copertura forestale perduta a causa dei grandi incendi, nel periodo 2001-2021. FONTE: Global Forest Watch

Il dato, peraltro, è approssimato per difetto. Considera infatti solo gli incendi più forti, che causano una diminuzione di almeno il 30% della canopia arborea (ovvero lo strato superiore delle foreste costituito dalle chiome degli alberi). Vengono quindi esclusi gli incendi minori, che magari interessano il solo sottobosco.

A essere maggiormente colpite dagli incendi sono le foreste dell’emisfero boreale: in esse si concentra il 70% della perdita di superficie forestale. Non è un caso che i danni peggiori vengano fatti registrare nei Paesi posti alle latitudini più settentrionali. Primo fra tutti la Russia, dove nel 2021 gli incendi hanno danneggiato 54mila chilometri quadrati di foreste. Il dato più alto del ventennio in esame. A seguire, Canada e Stati Uniti. Nelle regioni dell’estremo nord infatti il riscaldamento terrestre sta progredendo più rapidamente che altrove. Ciò causa una maggiore frequenza delle ondate di calore, con annessi periodi di siccità e, quindi, incendi più intensi.

Un pericoloso loop

Un circolo vizioso da spezzare con estrema urgenza. Gli analisti del World Resources Institute lo definiscono fire-climate feedback loop:

  • Le temperature crescenti creano riducono l’umidità del terreno e delle foglie nelle foreste, così come lo strato nevoso invernale. Aumentano invece le popolazioni di parassiti.
  • Le aree bruciate dagli incendi presentano quantità crescenti di vegetazione secca. Depositi pericolosissimi di carburante per futuri incendi.
  • Le emissioni causate dagli incendi aumentano man mano che le aree bruciate aumentano per superficie, durata e frequenza.
  • Più CO2 nell’atmosfera accelera ulteriormente il riscaldamento globale e spinge le temperature in su.
Il circolo vizioso (fires emissions-climate feedback loop) causato dall'aumento degli incendi delle foreste mondiali. FONTE: Global Forest Watch

Il circolo vizioso (fires emissions-climate feedback loop) causato dall’aumento degli incendi delle foreste mondiali. FONTE: Global Forest Watch

Italia, coinvolte negli incendi il 14% delle aree protette

Per quanto riguarda l’Italia, la piattaforma di Global Forest Watch evidenzia come nel 2021 abbia perso 63 chilometri quadri di copertura arborea a causa degli incendi, il 22% di tutta la perdita fatta segnare in quell’anno. In 20 anni, la superficie di foreste persa è stata di 415mila ettari: gli incendi sono stati responsabili della perdita di 45,800 ettari. L’anno peggiore è stato finora il 2017 con 9250 ettari persi per il fuoco.

Nella media ventennale, 5 regioni sono state, da sole, responsabili di più della metà (56%) della perdita di copertura arborea tra 2001 e 2021. Il primato va alla Toscana con 82800 ettari, seguita da Calabria, Trentino Alto Adige, Sardegna e Lazio. La media nazionale è di 20800 ettari.

L’analisi arriva a poca distanza dai dati pubblicati dal report “Italia in fumo” di Legambiente. Nel dossier viene sottolineata con preoccupazione la crescita degli incendi all’interno delle aree a maggior pregio naturalistico: il 14% delle aree protette (118 su 871) è stato coinvolto da 950 incendi negli ultimi 15 anni, per una superficie totale bruciata di oltre 107mila ettari.

Nei 2310 siti Natura 2000, si sono contati, nello stesso arco temporale, 2078 incendi. Poco meno di un rogo a testa, per una superficie totale di 250mila ettari. La metà dei casi è avvenuto in Sicilia. Aggiungendo ad essa, anche gli episodi avvenuti in Sardegna e Campania si sale al 73% del totale. E al 93% aggiungendo Calabria, Lazio e Puglia.

Quali danni al suolo?

La conseguenza di questo trend preoccupante è che, nemmeno troppo lentamente, le foreste mondiali potrebbero ben presto diventare non più un serbatoio di carbonio ma fonti nette di emissioni, contribuendo all’effetto serra e al progressivo depauperamento degli ecosistemi terrestri. Tra gli incendi e lo stato del suolo esiste infatti un rapporto complesso. Lo ricordava il New York Times in un reportage che descriveva i gravi danni provocati da alcuni vasti roghi in Colorado.“Quando le fiamme si sviluppano rapidamente, il rischio di un danno di lungo periodo può essere scongiurato. Ma quando il fuoco avanza con lentezza fagocitando gli alberi, il sottobosco e lo strato organico del terreno, i composti ormai inceneriti saranno vaporizzati nell’aria per poi ricadere a terra limitando la capacità di quest’ultima di assorbire l’acqua”. Questo fenomeno genera un rischio maggiore di erosione.