5 Febbraio 2024

Emissario del fiume Congo, il Ruki fornisce un quinto del carbonio disciolto nel principale corso d’acqua della regione. Un dato, sostiene una ricerca, che suggerisce una minore capacità di sequestro della foresta locale

di Matteo Cavallito

 

Tra tutti gli emissari, il Ruki è il principale contribuente di carbonio disciolto del fiume Congo, uno dei maggiori corsi d’acqua del Pianeta. Il dato emerge da un’analisi pubblicata sulla rivista Limnology and Oceaonography che porta con sé rilevanti implicazioni.

Lo studio, a cura di un gruppo di ricercatori provenienti da diversi centri (tra cui il Politecnico di Zurigo, l’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura e le università di Ghent, in Belgio, e di Tallahassee, in Florida) mette in discussione i metodi comunemente utilizzati per il calcolo dell’ammontare di carbonio conservato nelle foreste tropicali. Suggerendo, in particolare, che quest’ultimo sarebbe sovrastimato.

Il fiume

Situato al centro del Bacino del Congo all’interno della nazione omonima, il fiume Ruki, osservano gli scienziati ripresi dal network australiano The Conversation, “fornisce il 20% del carbonio disciolto nel fiume Congo, pur costituendo solo il 5% del bacino idrografico dello stesso in termini di superficie”. Le sue acque si caratterizzano infatti per l’elevata concentrazione di materia organica, un risultato della lisciviazione del suolo.

Le misurazioni sono state condotte per circa un anno, dalla fine del 2019 e i 12 mesi successivi, e hanno interessato diverse aggregazioni dell’elemento.

“Abbiamo misurato le concentrazioni quindicinali di tutte le principali tipologie di carbonio e dei suoi composti trasportate dal fiume: organico, inorganico, anidride carbonica, metano disciolto e carbonio organico particolato”, si legge nello studio. ” A partire da queste concentrazioni e dalla loro relazione con il deflusso, abbiamo modellato i flussi giornalieri istantanei e stimato quelli cumulativi annuali nel corso d’acqua principale”.

Le torbiere del Congo sono ancora al sicuro

La presenza di carbonio nelle acque, spiega lo studio, non è legata, come si temeva, all’erosione delle torbiere che, in quel caso, avrebbe provocato una forte dispersione di CO2 in atmosfera anche in ragione dell’elevata presenza dell’elemento (secondo alcune stime il 28% del carbonio stoccato nelle torbiere tropicali del Pianeta si troverebbe proprio nella Repubblica Democratica del Congo).

La datazione del carbonio realizzata attraverso l’analisi degli isotopi, infatti, evidenzia come all’origine dell’accumulo ci sia soprattutto la raccolta di vegetazione forestale e di suolo di recente formazione. “Per il momento si tratta di una buona notizia, ma occorre prestare attenzione ai periodi di siccità o alle attività umane che potrebbero danneggiare le stesse torbiere”, rileva l’articolo.

Il carbonio delle foreste è sovrastimato?

Quantificando l’ammontare del carbonio trasportato dal fiume Ruki, gli autori hanno dato un ulteriore contributo alle conoscenze sulle dinamiche climatiche della regione. Il dato sulla presenza dell’elemento nel corso d’acqua infatti, permette di determinare con maggiore precisione il saldo netto tra il carbonio assorbito e quello rilasciato dalle foreste.

La perdita di elemento dovuta all’azione dell’acqua, peraltro, è spesso ignorata dalla maggior parte delle valutazioni.

Ciò significa che le aree forestali del Bacino del Congo che si collocano lungo il fiume Ruki potrebbero conservare a oggi un ammontare di carbonio inferiore al previsto. I risultati dello studio, infine, “possono servire da parametro di riferimento per valutare gli effetti di eventi futuri quali la deforestazione o il drenaggio delle torbiere”.