3 Marzo 2021

Alberi anziché tori uccisi: in Colombia l’arena diventa veicolo di biodiversità

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Così la ex Plaza de Toros della città di Armenia si trasformerà in un giardino votato alla biodiversità e alla sicurezza alimentare. Un progetto di sensibilizzazione in un Paese che si è dato un programma ambizioso per la tutela delle sue specie native

 

di Matteo Cavallito

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Installare una nuova area verde consacrando alla biodiversità una ex plaza de toros. Accade nella cittadina di Armenia, capoluogo del dipartimento di Quindío, nella Colombia centro-occidentale. Là, dove un tempo infuriavano le corride, la natura si prenderà il proprio spazio grazie a un’iniziativa promossa dal Ministero dell’ambiente e dello sviluppo sostenibile di Bogotà. “Con l’appoggio del governo nazionale, attraverso il ministero, e insieme al sindaco e alla Corporación Autónoma Regional (l’ente pubblico locale che si occupa della gestione delle risorse naturali, ndr)” ha dichiarato il titolare del dicastero Carlos Eduardo Correa, “trasformeremo l’arena in un polmone per Quindío, costruendo un mega vivaio che servirà a piantare alberi e piante che garantiranno la sicurezza alimentare“.

Il progetto è un’opportunità di formazione

Nelle intenzioni del governo, il progetto vuole essere anche un’occasione di promozione delle buone pratiche. Nonché un’opportunità formativa. “Vogliamo mandare un messaggio ai colombiani su come dovremmo piantare e conservare le piante in modo che tutti capiscano il valore delle nostre risorse naturali” ha dichiarato ancora il ministro. “La nostra città sarà riconosciuta come la capitale verde della Colombia. E come un esempio di trasformazione ambientale per il resto del Paese”, ha affermato il sindaco di Armenia, José Manuel Ríos.

Le città colombiane custodi della biodiversità

Con i suoi percorsi vegetali, i suoi giardini verticali e le sue fioriere, il nuovo mega vivaio si affianca ad altre iniziative locali a tutela della biodiversità. Altri progetti simili, ricorda il ministero, caratterizzano infatti diversi centri urbani del Paese coinvolti nel programma Biodiverciudades (una crasi traducibile con l’espressione “città biodifferenti”). Il piano rientra nella strategia nazionale per il recupero del patrimonio vegetale del Paese. L’obiettivo consiste nell’impianto di 180 milioni di alberi nativi entro il 2022.

Un quadro continentale tuttora critico

Le iniziative assumono ovviamente un significato ancora più profondo a fronte di un contesto continentale che resta tuttora problematico. In America Latina allevamento e agricoltura intensiva continuano a favorire il fenomeno dell’accaparramento della terra condizionando la vita delle popolazioni locali e minacciando la biodiversità di almeno cinque macro regioni. La lista include le aree di Orinoquia (Colombia), Matopiba (Brasile) Chiquitania (Bolivia), Chaco Seco (Paraguay) e il Chaco (Argentina). Epicentro del fenomeno è ovviamente l’Amazzonia brasiliana. Secondo le stime della ONG Global Witness, tra il 2002 e il 2018 il principale polmone verde del Continente ha perso 20 milioni di ettari di foresta tropicale. “Un’area grande quasi quanto il Regno Unito”.