10 Luglio 2024

Clima ed erosione: le risposte hanno 56 milioni di anni

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Uno studio dell’Università di Ginevra ha rivelato come l’erosione nei Pirenei sia aumentata di quattro volte durante il riscaldamento globale sperimentato tra la fine del Paleocene e l’inizio dell’Eocene. Uno scenario che potrebbe ora ripetersi

di Matteo Cavallito

 

L’analisi dei sedimenti fossili formatisi decine di milioni di anni fa può aiutarci a comprendere le dinamiche di erosione del suolo sperimentate oggi nel contesto del riscaldamento globale. Lo sostengono alcuni scienziati dell’Università di Ginevra. I ricercatori, in particolare, si sono concentrati sui reperti risalenti al cosiddetto Massimo termico del Paleocene-Eocene, un evento climatico eccezionale verificatosi 56 milioni di anni or sono quando il Pianeta sperimentò un aumento della temperatura media compreso tra 5°C e 8°C nello spazio di “appena” 20mila anni.

La lezione del Massimo termico

Questo fenomeno, ricordano ancora gli autori, avrebbe avuto conseguenze per i successivi 200 millenni determinando diffusi fenomeni di estinzione delle specie nella flora e nella fauna. Una dinamica che potrebbe verificarsi nuovamente. “Secondo i recenti rapporti del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico dell’ONU, la Terra si trova ora sulla soglia di un riscaldamento analogo”, si legge in una nota dell’ateneo svizzero.

Per questo gli scienziati hanno iniziato a studiare questi sedimenti con l’obiettivo di comprendere meglio ciò che è avvenuto e fare di conseguenza previsioni per il futuro. “Questi depositi naturali sono il risultato dell’erosione del suolo da parte dell’acqua e del vento”, prosegue la nota. “Trasportati dai fiumi negli oceani e oggi conservati nelle rocce, questi archivi geologici forniscono informazioni preziose sul nostro passato oltre che sul nostro futuro”.

L’erosione è quadruplicata con l’aumento delle temperature

Lo studio, finanziato dal programma europeo Horizon 2020, si è concentrato su un particolare tipo di sedimento: i grani di microcodium raccolti nei Pirenei. Questo fossile è costituito da piccoli prismi calcarei di dimensione non superiore al millimetro e, sottolineano gli autori, si sarebbe formato proprio nel periodo in esame nella rizosfera del suolo, ovvero attorno alle radici delle piante. I prismi di calcite, inoltre, sono presenti anche nei sedimenti marini, “a riprova della loro erosione nel continente”.

L’ipotesi, in sintesi, è che l’aumento delle temperature alteri la frequenza e l’intensità delle piogge, ‘‘alterando la dinamica delle piene dei fiumi e intensificando il trasporto di sedimenti dalle montagne agli oceani”, spiega Marine Prieur, ricercatrice e principale autrice della ricerca.

Per questa ragione la presenza maggiore o minore di questi residui fossili diventa un indicatore dell’erosione legata al clima. ‘‘Quantificando la presenza di grani di microcodium nei sedimenti marini, sulla base di campioni prelevati dai Pirenei spagnoli, sommersi durante il Paleocene-Eocene, abbiamo mostrato come l’erosione del suolo sul continente sia aumentata di quattro volte durante il cambiamento climatico avvenuto 56 milioni di anni fa”, afferma Sébastien Castelltort, professore dell’Università di Ginevra.

L'andamento dell'erosione dei suoli nei diversi continenti. FONTE: FAO, 2019.

L’andamento dell’erosione dei suoli nei diversi continenti. FONTE: FAO, 2019.

Indicazioni per il presente

Lo studio, concludono i ricercatori, evidenzia come il riscaldamento globale impatti sull’erosione del suolo. Sebbene l’indagine si sia concentrata sui Pirenei e ogni regione geografica sperimenti la presenza di fattori unici, aggiungono, è pur vero che quello dell’aumento dei sedimenti registrati tra il Paleocene e l’Eocene è un fenomeno globale. E, come tale, in grado di fornire tuttora indicazioni generali.

I risultati emersi dallo studio favoriscono la possibilità di fare previsioni sull’andamento del clima in futuro. Consentendo soprattutto di valutare meglio i rischi di dissesto del terreno in funzione della variabile climatica ma non solo. Determinante, ricordano gli scienziati, è anche l’impatto dell’azione umana che favorisce e amplifica l’erosione.