4 Marzo 2021

Horizon Europe, lo strumento per far decollare la transizione ecologica

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La Commissione europea finanzierà con 95 miliardi di euro il programma Horizon Europe.

Massimo Iannetta (rappresentante italiano al Cluster 6 di Horizon Europe): “Per stimolare bioeconomia, agricoltura sostenibile e progetti di rigenerazione dei suoli, l’Europa ha messo a disposizione 10 miliardi di euro. Sta agli Stati membri ora creare le migliori condizioni per ottenere il massimo da quei finanziamenti”

di Emanuele Isonio

 

Ascolta “Intervista a Massimo Iannetta: Horizon Europe” su Spreaker.

Tre pilastri e diversi poli tematici per continuare una sfida già iniziata negli anni scorsi: finanziare la ricerca europea e attraverso di essa rendere più competitivo il tessuto produttivo europeo. Horizon Europe è un tassello fondamentale per la Ue del futuro. Erede di Horizon 2020 appena scaduto ma con ambizioni anche più grandi. Quali? Lo abbiamo chiesto a Massimo Iannetta, responsabile della Divisione “Biotecnologie e Agroindustria” di ENEA e delegato nazionale al Cluster 6 “Cibo, Bioeconomia, Risorse naturali, Agricoltura e Ambiente” di Horizon Europe.

Massimo Iannetta, responsabile della Divisione "Biotecnologie e Agroindustria” di ENEA e delegato nazionale al Cluster 6 “Food, Bioeconomy, Natural resources, Agriculture and Environment” di Horizon Europe.

Massimo Iannetta, responsabile della Divisione “Biotecnologie e Agroindustria” di ENEA e delegato nazionale al Cluster 6 “Food, Bioeconomy, Natural resources, Agriculture and Environment” di Horizon Europe.

Dottor Iannetta, partiamo dal principio: che cos’è il programma Horizon Europe e a chi sono rivolti i fondi messi a disposizione?

Horizon è il programma quadro di ricerca europeo. Viene elaborato da tutti i partner europei e da rappresentanti della comunità scientifica: insieme individuano temi di interesse, che vengono poi sviluppati, nel corso di 6-7 anni, attraverso strumenti diversi. Horizon è diviso in ambiti, definiti pillar (pilastri, ndr) dalla Commissione europea, indirizzati all’eccellenza scientifica, alla competitività, alla creazione di un’ecosistema dell’innovazione. Sono coinvolti non solo i ricercatori dei centri d’eccellenza della ricerca europei, ma anche il mondo delle imprese, i territori, la società civile. Uno degli obiettivi diventato sempre più rilevante negli anni è infatti quello di collegare il mondo della scienza e la società europea.

Al suo interno, lei segue il Cluster 6. Com’è costruito e quali sono i suoi obiettivi?

Il cluster 6 è uno dei sei ambiti individuati all’interno del secondo pilastro, dedicato alle grandi sfide della Ue in termini di competitività delle imprese. Sono aree tematiche molto ampie. Il Cluster 6 affronta tutti i temi legati a cibo, bioeconomia, risorse naturali, agricoltura e ambiente. Ed è strettamente collegato ai cluster che si occupano di salute, inclusività sociale, sicurezza, cultura, industria digitale, spazio, clima, energia, mobilità. È anche strettamente collegato con gli altri due pilastri dell’eccellenza scientifica e dell’ecosistema dell’innovazione.

La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione europea. La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione Europea.

La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione europea. La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione Europea.

A quanto ammontano i finanziamenti garantiti dalla Commissione europea ai diversi ambiti di Horizon Europe?

Complessivamente Horizon Europe vale 95 miliardi di euro. Il solo cluster 6 ne vale circa 10: un segno tangibile dell’importanza che i temi relativi a cibo, bioeconomia, agricoltura e ambiente rivestono all’interno di questo programma quadro. Gli obiettivi sono ben precisi, legati a una transizione ecologica e digitale che possa anche favorire una maggiore vicinanza rispetto ai temi sociali. Il mondo dell’agroalimentare ha bisogno di questa connessione ai temi sociali per tenere ancorate quelle attività nei nostri territori.

Siamo in un momento critico: dobbiamo continuare a produrre, perché la popolazione è più esigente ed è in aumento ma dobbiamo farlo con minori risorse, quindi in modo più sostenibile. La sfida è enorme: non dimentichiamo che il settore agroalimentare incide sulle emissioni di CO2 pari al 20-25% del totale. Un processo di decarbonizzazione in questo ambito è assolutamente fondamentale. Possiamo riuscire a realizzarlo grazie a una forte spinta della ricerca e dell’innovazione nell’ambito di uso efficiente delle risorse, di chiusura dei cicli di produzione, con particolare attenzione alle risorse naturali del pianeta.

Nei mesi scorsi la commissione europea ha lanciato varie mission, tra le quali la Mission Soil Health and food. Come si lega il Cluster 6 di Horizon EU con la mission soil health and food?

Il cluster 6 è strettamente legato alla Mission Soil. Quest’ultima ha obiettivi molto sfidanti che devono diventare patrimonio comune della società. Nel work programme su cui stiamo lavorando come delegati nazionali ci sono diversi riferimenti al miglioramento della struttura dei suoli. Non ci preoccupa solo la loro componente biologica e chimica ma anche quella fisica, per favorire sia la produzione sia la conservazione delle risorse naturali. Questo ragionamento è stato implementato all’interno delle sette aree tematiche del Cluster 6 (le cosiddette destination). All’interno di ciascuna destination c’è un riferimento specifico alla Mission Soil Health and Food e allo European Green Deal: una delle sue aree tematiche – la strategia Farm to Fork – fa preciso riferimento al miglioramento delle condizioni di fertilità dei terreni e alla riduzione della perdita di nutrienti e della loro contaminazione chimica.

Un altro aspetto che lega suoli e food è poi quello del microbioma: diversi topic del Cluster 6 riguardano lo studio dei microrganismi presenti nel suolo che si collegano alle capacità produttive dei terreni, al microbioma dei prodotti alimentari e al nostro microbioma intestinale.

95 miliardi di risorse sono molti soldi e devono essere utilizzati nel migliore dei modi perché producano gli effetti sperati. Sono stati previsti sistemi di valutazione e monitoraggio delle attività finanziate attraverso il Cluster 6 di Horizon Europe?

Intanto c’è un enorme lavoro preliminare: i diversi topic all’interno delle varie aree tematiche sono definiti attraverso una mediazione dei vari paesi membri della Ue che partecipano alla stesura del work programme. Una volta decisi i topic, si stabilisce il budget legato a ciascuno di essi e si definiscono i requisiti che devono avere le attività all’interno del cluster. Ci sono criteri di valutazione legati all’impatto atteso. Uno dei focus principali della nuova programmazione di Horizon è proprio legato alle ricadute che queste attività hanno sulla società e sull’avanzamento della conoscenza. A valle del finanziamento c’è poi un’azione di monitoriaggio che segue i vari passi del progetto. Uffici appositi della commissione che garantiscono il buon esito del risultato finale.

La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione Europea. https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/research_and_innovation/strategy_on_research_and_innovation/presentations/horizon_europe_it_investire_per_plasmare_il_nostro_future.pdf

La struttura del Programma Horizon Europe. FONTE: Commissione Europea. https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/research_and_innovation/strategy_on_research_and_innovation/presentations/horizon_europe_it_investire_per_plasmare_il_nostro_future.pdf

È possibile individuare quale sia l’effetto moltiplicatore degli investimenti fatti grazie al programma Horizon? Si riesce cioè a capire quanti euro stimola ogni euro di fondi destinati alla transizione ecologica e alla bioeconomia?

Questa è una bella domanda. Dobbiamo fare una premessa: noi italiani siamo quelli che ricevono i maggiori investimenti che l’Europa concede per l’eccellenza della ricerca. I giovani ricercatori italiani vincono di più queste proposte ma poi decidono di svolgere la propria attività in altri Paesi perché lì trovano condizioni migliori per favorire il processo di ricadute della loro attività di ricerca e innovazione.

Rispondo alla sua domanda dicendo quindi che molto dipende dal contesto in cui la ricerca viene sviluppata e dalle relazioni con il mondo della ricerca e dell’innovazione presente in ciascun Paese. Ci sono Paesi più virtuosi che generano un effetto moltiplicatore è più alto e altri che lo sono di meno. Noi dovremmo fare molto di più per favorire un ambiente più accogliente in termini di sburocratizzazione delle procedure, di accompagnamento dei giovani ricercatori, di maggiore coinvolgimento delle imprese e dei nostri territori in questo percorso di innovazione. Tutto questo passa anche attraverso un maggiore finanziamento della ricerca pubblica italiana in favore del mondo scientifico.