4 Gennaio 2022

Clima, i 10 disastri naturali più gravi del 2021 sono costati 170 miliardi di danni

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Lo sostiene Christian Aid. La conta totale dei danni causati dagli eventi climatici estremi, tuttavia, viaggerebbe a quota 250. Sotto accusa le emissioni di CO2. Favorite anche dalla deforestazione

di Matteo Cavallito

 

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Non solo Covid: il 2021 è stato anche l’anno dei disastri naturali, più devastanti e costosi che (quasi) mai. 170 miliardi di dollari di danni, secondo le stime. Ma è un dato parziale. Il calcolo fa infatti riferimento solo ai dieci eventi più significativi e l’impatto di molti fenomeni estremi, soprattutto nei paesi in via di sviluppo, è difficile da analizzare con precisione. È questo, in sintesi, il messaggio lanciato dall’ultimo rapporto della ONG britannica Christian Aid sugli effetti più appariscenti della crisi climatica.

10 eventi, 170 miliardi di danni

“Anche se il Covid ha dominato i titoli dei giornali, la crisi climatica ha continuato a imperversare lungo il proprio percorso di devastazione”, si legge nel rapporto. L’analisi passa quindi in rassegna i dieci eventi più devastanti e il relativo bilancio umano ed economico. Al primo posto l’uragano Ida che ha investito gli Stati Uniti tra la fine di agosto e l’inizio di settembre provocando 95 vittime e costringendo alla fuga dalle proprie case 14mila persone. La conta dei danni arriva a 65 miliardi di dollari.

Sul podio, per così dire, anche le inondazioni che hanno colpito l’Europa a luglio determinando 240 decessi e 43 miliardi di danni in Germania, Francia, Paesi Bassi, Belgio e Lussemburgo. Le tempeste invernali patite a febbraio dal Texas si collocano al terzo posto della graduatoria con un impatto economico di 23 miliardi. I morti, nell’occasione, sono stati 210. L’elenco, che include le alluvioni in Canada, Australia e Cina, i tifoni in Asia e l’ondata di gelo in Francia, porta il conteggio complessivo a quota 170 miliardi di dollari, 1.075 morti e 1,3 milioni di evacuati.

Il conto totale? Un quarto di trilione di dollari

“A meno che il mondo non agisca rapidamente per ridurre le emissioni, questo tipo di disastri è destinato a peggiorare” prosegue il rapporto. Nel 2021, precisa ancora l’indagine citando le stime di Steve Bowen, meteorologo e direttore della divisione Catastrophe Insight presso la compagnia assicurativa Aon, la conta dei danni ha superato i 100 miliardi per la sesta volta nella storia, la quarta negli ultimi cinque anni. Il trend, insomma, è chiaro. Ma i numeri, è bene ricordarlo, offrono una fotografia parziale.

“Il rapporto sottolinea come la sua valutazione sia limitata dal momento che essa copre principalmente i disastri nei Paesi ricchi dove le infrastrutture sono maggiormente coperte dalle assicurazioni ricordando inoltre che il costo delle devastazioni nei paesi poveri è spesso incalcolabile”, scrive il Guardian. E ancora: “A metà dicembre, la compagnia assicurativa Swiss Re, ha stimato che le catastrofi naturali e gli eventi meteorologici estremi abbiano causato quest’anno circa 250 miliardi di dollari di danni. La cifra evidenzia un aumento del 24% rispetto allo scorso anno e  costituisce il quarto ammontare più alto patito dal solo settore assicurativo dal 1970″.

Clima, suolo e deforestazione

A pesare sulla crescente intensità dei disastri è ovviamente il circolo vizioso che coinvolge tutti quei fenomeni che concorrono al cambiamento climatico, inclusi ovviamente il degrado del suolo e la deforestazione. Un esempio evidente viene dall’America Latina dove il livello del fiume Paraná, che si estende per quasi 5.000 chilometri attraversando Paraguay, Brasile e Argentina, ha toccato il punto più basso degli ultimi 77 anni.

“I bassi livelli sono associati alla riduzione delle precipitazioni nei quattro Stati che circondano la cima del Paranà che si sono dimezzate dagli anni ’90 quando registravano una media giornaliera di 160 millimetri”, precisa il rapporto. Un problema noto – già osservato in Amazzonia – che rischia di avere un impatto crescente in futuro. “Uno studio pubblicato quest’anno prevede che il cambiamento climatico farà crescere la siccità in Sud America se le emissioni di gas serra non saranno ridotte”.

Un fondo speciale per i disastri naturali

Sarà proprio quest’ultimo aspetto, secondo Christian Aid, a condizionare, auspicabilmente, l’agenda politica dei prossimi anni. “I Paesi devono tagliare quanto prima le loro emissioni di  gas serra per prevenire ulteriori disastri”, nota ancora il rapporto. “La rapida implementazione di queste politiche deve essere una forte priorità”. Gli autori, in particolare, si rivolgono alle nazioni più ricche invitandole ad investire sulle energie rinnovabili e a garantire un adeguato sostegno finanziario ai Paesi più poveri chiamati ad adattarsi agli impatti del clima. Anche per questo la ONG propone l’istituzione di un fondo speciale per coprire i danni dei disastri naturali. La speranza è che il progetto possa essere approvato in occasione della COP 27 in programma a Sharm El Sheikh, in Egitto, nel novembre del prossimo anno.