2 Marzo 2026

Non solo ghiaccio, così il clima ridisegna le falde dell’Artico

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Sotto la superficie del permafrost artico si sta riorganizzando un intero sistema idrologico. Uno studio canadese rivela dove il suolo diventerà più secco e dove invece aumenterà l’umidità

di Matteo Cavallito

Nell’Artico, il cambiamento climatico non sta impattando soltanto sui ghiacci ma anche sulla dinamica delle acque del sottosuolo. È la conclusione di uno studio della Dalhousie University di Halifax, Canada, che ha rivelato come le falde – cioè gli strati permeabili del terreno che nutrono fiumi, laghi ed ecosistemi terrestri — reagiscano all’innalzamento delle temperature.

Utilizzando mappe del clima, delle proprietà del suolo, della topografia e del permafrost, gli scienziati sono stati in grado di dimostrare che la maggior parte delle falde poco profonde si caratterizza per un drenaggio lento. Tale fenomeno contribuisce a mantenere le acque sotterranee vicine alla superficie favorendo condizioni di umidità per il suolo e gli ecosistemi associati.

L’Artico non è soltanto un blocco di ghiaccio

L’Artico viene spesso immaginato come un blocco compatto di ghiaccio e terreno perennemente congelato e impermeabile all’acqua. Ciò che accade, in realtà, è che durante l’estate lo strato superiore del permafrost – il cosiddetto “active layer” – si scongela, permettendo all’acqua di infiltrarsi e di circolare nel sottosuolo. Di conseguenza, osservano gli autori, più calda è l’estate, più ampia diventa la zona non congelata in cui l’acqua sotterranea può fluire.

In altre parole, il riscaldamento rende il terreno più permeabile, modificando la quantità di acqua che può essere immagazzinata e trasmessa.

Questo processo si combina con altri fattori con conseguenze evidenti sugli equilibri sistemici complessivi. “Il cambiamento climatico nell’Artico sta influenzando il flusso e lo stoccaggio idrico a causa dei cambiamenti nella ricarica delle acque sotterranee e delle alterazioni delle proprietà e della connettività delle falde acquifere causate dallo scioglimento del permafrost“, sottolinea la ricerca pubblicata su Environmental Research Letters. ”I cambiamenti nei processi idrologici del sottosuolo superficiale possono determinare mutamenti ecologici e biogeochimici di ampia portata, oltre a potenziali alterazioni nel regime idrologico superficiale”.

Alaska e Siberia sono i due volti opposti del fenomeno

Con l’utilizzo di dati open source per caratterizzare le falde acquifere e applicando i modelli climatici, i ricercatori hanno dimostrato come il riscaldamento e i cambiamenti nelle dinamiche delle precipitazioni modificano i modelli delle acque sotterranee. Tali cambiamenti potrebbero favorire entro la fine del secolo l’abbassamento delle falde acquifere e l’essiccamento di oltre il 5% della superficie terrestre artica.

Al tempo stesso, l’11% della superficie della regione sperimenterà un innalzamento delle falde acquifere, con conseguente aumento dell’umidità dei terreni.

Questi mutamenti, inoltre, potranno rimodellare gli ecosistemi e il ciclo del carbonio con effetti sulla disponibilità delle risorse di acqua dolce. Nelle zone costiere l’innalzamento del livello del mare farà aumentare ulteriormente il livello delle falde favorendo in esse l’intrusione di acqua salata. Non tutte le aree, infine, reagiranno allo stesso modo: l’Alaska, ad esempio, svilupperà paesaggi più umidi. Altre aree, come gran parte della Siberia occidentale, avranno in futuro falde acquifere più profonde e condizioni superficiali più aride.

Figura 1. Le falde acquifere sopra il permafrost possono essere caratterizzate da alta (a) o bassa(b) permeabilità. Le condizioni costiere (c), come l'innalzamento della falda e la salinità del sottosuolo, sono influenzate dal livello del mare e dalla permeabilità. L'innalzamento delle acque marine (d) può provocare un movimento analogo della falda freatica in prossimità della costa e l'intrusione verso l'entroterra del cuneo salino sotterraneo. Fonte: Bay Berry et al 2026 "Classifying pan-Arctic supra-permafrost aquifer function under present and projected conditions" https://iopscience.iop.org/article/10.1088/1748-9326/ae358e, Environ. Res. Lett. 21 024017

Le falde acquifere sopra il permafrost possono essere caratterizzate da alta (a) o bassa(b) permeabilità. Le condizioni costiere (c), come l’innalzamento della falda e la salinità del sottosuolo, sono influenzate dal livello del mare e dalla permeabilità. L’innalzamento delle acque marine (d) può provocare un movimento analogo della falda freatica in prossimità della costa e l’intrusione verso l’entroterra del cuneo salino sotterraneo. Fonte: Bay Berry et al 2026 “Classifying pan-Arctic supra-permafrost aquifer function under present and projected conditions“, Environ. Res. Lett. 21 024017

Implicazioni per la distribuzione vegetale e degli animali

Le implicazioni sono ampie. Lo studio, infatti, descrive un Artico idrologicamente vario in cui l’acqua sotterranea ridisegnerà la geografia stessa della regione. Capire dove questi cambiamenti saranno più intensi e dove persisteranno incertezze è quindi essenziale per monitorare e prevedere l’evoluzione di questo ambiente.

“I cambiamenti nei sistemi acquiferi settentrionali sono importanti perché controllano il modo in cui la pioggia e lo scioglimento della neve sono convogliati attraverso i paesaggi artici e possono influenzare l’umidità del suolo e la vegetazione”, ha affermato Barret Kurylyk, professore di idrogeologia costiera della Dalhousie che ha contribuito allo studio. “Poiché le falde acquifere e i modelli di flusso idrico sotterraneo influenzano fortemente la distribuzione delle zone umide e il flusso dei fiumi“, conclude, ”questi risultati hanno implicazioni per la futura distribuzione delle acque superficiali e delle specie vegetali e animali che da esse dipendono nei paesaggi settentrionali”.