12 Dicembre 2022

Foreste, clima e stoccaggio. La lezione degli alberi finlandesi

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Un’indagine ventennale del Ministero dell’Agricoltura di Helsinki evidenzia il ruolo degli alberi nel favorire la conservazione del carbonio nel suolo. Il taglio del legname riduce l’ammontare trattenuto. E nel sequestro alcune specie si dimostrano più efficaci di altre

di Matteo Cavallito

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La crescita degli alberi nelle foreste finlandesi ha favorito l’accumulo di carbonio nel suolo. Il prelievo di legname, al contrario, ha contribuito a una riduzione dello stock dell’elemento limitando così la capacità di mitigazione climatica. A evidenziarlo è una recente ricerca a cura del Natural Resources Institute of Finland, un ente gestito dal Ministero dell’Agricoltura di Helsinki.

L’analisi appare particolarmente importante per via della sua estensione. Gli studiosi hanno infatti preso in esame 14 diverse aree su un arco temporale di oltre vent’anni (1995-2016) nell’ambito del Programma cooperativo internazionale di valutazione e monitoraggio degli effetti dell’inquinamento atmosferico sulle foreste (ICP Forests) dell’UNECE, la Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite.

Il circolo virtuoso tra alberi, suolo e carbonio

Secondo la ricerca, la quantità di elemento misurato nel suolo forestale – lo strato organico e i primi 40 centimetri di quello minerale – è aumentata ogni anno in media di 36 grammi per metro quadro. Il fenomeno è correlato alla crescita degli alberi e dà vita a un autentico circolo virtuoso. Maggiore è la quantità di materia organica di origine vegetale di una foresta, infatti, maggiori sono la fertilità del sito e il tasso di crescita degli stock nel terreno.

“Abbiamo scoperto che lo strato superficiale del suolo minerale al di sotto del suo omologo organico comprende notevoli scorte di carbonio e si accumula anche con l’invecchiamento delle foreste”, ha spiegato Antti-Jussi Lindroos, uno degli autori dello studio, in una nota diffusa dall’ente di ricerca.

Non sorprende, al tempo stesso, che l’eccessivo sfruttamento delle risorse abbia prodotto l’effetto opposto. “In due dei nostri siti di studio, dove una notevole percentuale di biomassa arborea vivente era diminuita a causa di interventi umani, abiotici e/o biotici, lo stock di carbonio nel suolo si è ridotto” si legge nella ricerca. Nelle foreste boreali mature, lo strato superiore del terreno minerale sembra essere un importante serbatoio di carbonio e la resilienza di questo stock ai cambiamenti delle condizioni ambientali costituisce un tema importante da trattare in ulteriori analisi”.

Non tutti gli alberi sono uguali

La ricerca ha evidenziato però anche un altro aspetto. Le variazioni del carbonio nel suolo, spiegano gli autori, sono legate a vari fattori del terreno e alle caratteristiche della foresta. L’ammontare stoccato, ad esempio, è risultato più elevato nelle foreste di abeti rossi rispetto a quelle di pini. Non a caso, in due aree dominate da questa specie, i danni naturali e le operazioni di raccolta del legname hanno ridotto la presenza dell’elemento stesso. Questa scoperta sembra chiamare in causa altre ricerche che si sono concentrate sulla differente efficacia di sequestro dimostrata dalle diverse varietà di alberi.

Negli Stati Uniti, ad esempio, uno studio condotto lo scorso anno dai ricercatori dell’Università dell’Indiana ha analizzato il fenomeno concentrandosi in particolare sull’azione dei microbi del suolo che operano in simbiosi con la pianta.

Osservando 54 diversi siti nella parte orientale del Paese da cui sono stati prelevati campioni di suolo, nell’occasione, gli scienziati hanno scoperto che gli alberi che si associano con i funghi micorrizici arbuscolari – come aceri, ciliegi e frassini – vantano una maggiore capacità di stoccaggio di carbonio nel suolo. Nelle foreste dominate da queste specie i livelli misurati sono particolarmente alti e suggeriscono come le radici siano in grado di fornire un contributo di trattenuta paragonabile a quello delle piante fuori terra.

Nuovi studi sull’evoluzione delle scorte di carbonio

La ricerca finlandese, da parte sua, ha evidenziato l’importanza del monitoraggio su un ampio arco temporale e delle prove sul campo. “Ciò che rende lo studio particolarmente importante è che le variazioni degli stock di carbonio sono state determinate con precisione in luoghi specifici per oltre 20 anni”, spiega la nota degli scienziati. Attraverso l’analisi delle serie temporali diventa possibile documentare gli effetti dei cambiamenti ambientali e sviluppare modelli correlati.

I dati raccolti, insomma, aprono la strada a nuove indagini. “Abbiamo bisogno di ulteriori misurazioni dell’evoluzione delle scorte di carbonio nel suolo dopo il taglio”, ha spiegato Raisa Mäkipää, una delle ricercatrici coinvolte. L’obiettivo è quello di comprendere “per quanto tempo le scorte di carbonio nel suolo diminuiscono dopo la raccolta della legna”.