30 Agosto 2023

Biodiversità, approvato il Fondo quadro globale

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I Paesi in via di sviluppo sono quelli con il maggiore tasso di biodiversità. FOTO: Alan Frijns da Pixabay

L’avvio del nuovo strumento deciso durante la 7a assemblea del Fondo globale per l’ambiente a Vancouver. Servirà a finanziare gli interventi nei Paesi in via di sviluppo. La dotazione iniziale sarà di circa 150 milioni di euro

di Emanuele Isonio

 

La speranza (ma anche l’obiettivo concreto) è avere finalmente un “salvadanaio” dal quale attingere per finanziare progetti capaci di frenare la perdita di biodiversità e anzi invertire la rotta. Uno strumento concreto per dare attuazione agli impegni presi durante la COP15 sulla biodiversità. Nasce con grandi aspettative il Fondo quadro globale per la biodiversità, approvato nei giorni scorsi durante la 7a assemblea del Fondo globale per l’Ambiente (GEF) a Vancouver in Canada. L’Assemblea del GEF ha riunito 1.500 persone da tutto il mondo. Tra loro, leader ambientali e rappresentanti governativi, delle imprese, del mondo accademico e della società civile, incluse popolazioni indigene e organizzazioni femminili.

Una speranza per Paesi più poveri e popolazioni indigene

Il nuovo fondo dovrebbe facilitare il finanziamento dei Paesi in via di sviluppo. Sono infatti proprio loro ad avere da un lato la maggiore ricchezza in termini di biodiversità ma al tempo stesso una insufficiente capacità economica per sviluppare iniziative che la tutelino. Grazie al nuovo fondo si dovrebbe riuscire a migliorare la loro capacità di proteggere, ripristinare e garantire l’uso sostenibile delle risorse naturali, come stabilito attraverso il quadro globale sulla biodiversità di Kunming-Montreal adottato da 196 Paesi durante la COP15 del dicembre scorso.

“Il Quadro Globale sulla Biodiversità di Kunming-Montreal pone i sistemi agroalimentari in prima linea in un’enorme sfida” spiega Maria Helena Semedo, vicedirettore generale della FAO. “Ma questa sfida richiederà importanti risorse finanziarie, coordinamento e impegno per implementare soluzioni vantaggiose per le persone e per il pianeta. Il nuovo Fondo è anche una parte essenziale dell’azione per il clima e un passo fondamentale verso la realizzazione di queste soluzioni”.

Inoltre, un quinto delle risorse del nuovo Fondo saranno destinate a iniziative guidate dagli indigeni per proteggere e conservare la biodiversità. Una scelta salutata con favore dai rappresentanti delle popolazioni indigene: “Questo è un chiaro e importante riconoscimento del ruolo fondamentale che esse hanno da generazioni nella tutela della biodiversità” commenta Lucy Mulenkei, co-presidente dell’International Indigenous Forum on Biodiversity. “Raggiungeremo la visione condivisa di un pianeta sano e di persone sane solo con azioni collettive e inclusive e un approccio ai diritti umani in cui tutti ci teniamo per mano».

Rapporto fra desertificazione, perdita di biodiversità e cambiamento climatico. FONTE: Corte dei conti europea, sulla base del testo del World Resources Institute, intitolato “Ecosystems and Human Well-being: Desertification Synthesis”, 2005, pag. 17.

Rapporto fra desertificazione, perdita di biodiversità e cambiamento climatico. FONTE: Corte dei conti europea, sulla base del testo del World Resources Institute, intitolato “Ecosystems and Human Well-being: Desertification Synthesis”, 2005, pag. 17.

Fondi ancora insufficienti

Ma quanti soldi ci saranno nel nuovo strumento finanziario? Su questo fronte, la situazione è in divenire. Per avviare la capitalizzazione verranno utilizzati i fondi garantiti da due Stati che hanno annunciato contributi iniziali: il Canada ha promesso 200 milioni di dollari canadesi (circa 136 milioni di euro), ai quali si aggiungeranno 10 milioni di sterline (11 milioni di euro) assicurati dal Regno Unito. Poco meno di 150 milioni di euro totali. Utili per istituire il fondo in tempi decisamente più rapidi di quanto ci si attendesse. Ma ancora troppo pochi.

“Per rendere il fondo operativo c’è ancora un gap di 40 milioni di dollari” sottolinea Lina Barrera, vicepresidente della Ong statunitense Conservation International. “Il lancio formale del Fondo quadro rappresenta un passo indubbiamente fondamentale per tradurre gli impegni in azioni. E arriva in un momento in cui è impossibile ignorare l’urgenza delle crisi che affrontiamo. Ma creare una tabella di marcia senza le risorse necessarie per incentivare l’impatto sarebbe una promessa vuota. Non è un segreto che esista un deficit di finanziamento di 700 miliardi di dollari”.

Le risorse per implementare il fondo possono arrivare da molte fonti diverse: non solo i Paesi sviluppati ma anche da filantropi e da organizzazioni o imprese private. I soldi verranno poi convogliati verso i Paesi in via di sviluppo e i piccoli stati insulari. Nazioni che sono colpite in modo diretto e sproporzionato dal cambiamento climatico e dalla perdita di biodiversità.

Importante tutelare la biodiversità del suolo

“Alla COP15 abbiamo raggiunto un accordo storico per affrontare la perdita di biodiversità e ripristinare i nostri ecosistemi naturali. Il lancio del Global Biodiversity Framework Fund che segna un passo avanti cruciale per dare piena attuazione agli accordi di Kunming-Montreal” commenta il commissario Ue per l’Ambiente, Virginijus Sinkevičius.

Gli interventi in favore della biodiversità vedranno necessariamente il suolo fra i protagonisti. Un recente studio realizzato dall’Istituto federale svizzero di Ricerca sulla foresta, la neve e il paesaggio WSL ha permesso di avere per la prima volta una stima della biodiversità globale contenuta nel suolo. I terreni mondiali si sono rivelati essere il principale serbatoio mondiale di biodiversità. Ancor più di mari, foreste e barriere coralline. Nei suoli terrestri risiede, secondo l’analisi elvetica, il 66% della biodiversità mondiale.

Un investimento anche per il futuro economico globale

Preservarla è non solo un impegno in favore delle future generazioni ma anche un investimento economico. Un’indagine, commissionata nel 2021 dal governo britannico e nota come “The Dasgupta review“ ha sottolineato come “il nostro sistema economico sia dipendente dalla biodiversità”.
Da tempo, nota ancora l’indagine, “I ministri dell’Ambiente del G7 hanno riconosciuto con grande preoccupazione che le crisi senza precedenti legate al cambiamento climatico e alla perdita di biodiversità rappresentano una minaccia esistenziale per la natura, le persone, la prosperità e la sicurezza”. Politiche di tutela e scelte di investimento, di conseguenza, diventano decisive per scongiurare i danni ambientali e le perdite finanziarie.