6 Maggio 2024

Api: un passo in avanti nella lotta contro gli acari

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Uno studio canadese fornisce nuovi dettagli sull’interazione tra le api nella loro fase post larvale e il Varroa destructor, un acaro capace ogni anno di distruggere fino al 40% delle colonie di impollinatori

di Matteo Cavallito

 

Le api, si sa, svolgono un ruolo fondamentale per l’ecosistema nel suo complesso e sono un fattore irrinunciabile per l’agricoltura globale. Non sorprende, quindi, che il contrasto ai parassiti che attaccano gli impollinatori rappresenti una priorità per gli operatori. A tale scopo conoscere a fondo i meccanismi che caratterizzano l’interazione tra le api stesse e i loro nemici naturali appare fondamentale.

Ne sono consapevoli i ricercatori dell’Università dell’Alberta, in Canada, che, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Communications, hanno fornito nuove informazioni sull’azione del Varroa destructor, un acaro particolarmente pericoloso responsabile, secondo le stime, della perdita annuale del 30-40% delle colonie di impollinatori nel Paese.

Il nutrimento varia nel ciclo di vita delle api

Per controllare efficacemente l’azione dell’acaro, osservano i ricercatori ripresi da una nota dell’ateneo canadese, occorre sapere quando e di cosa si cibi quest’ultimo nel corso del ciclo vitale dell’ape. In passato si riteneva che la Varroa assumesse l’emolinfa o il sangue dell’ape durante tutto il suo sviluppo. Nel 2019, tuttavia, uno studio dell’Università del Maryland aveva rivelato che l’acaro si nutre di uno strato di grasso presente nell’ape appena sotto l’esoscheletro. La ricerca, tuttavia, si era concentrata sulle api adulte.

Nulla, fino ad oggi, si sapeva invece del comportamento dell’acaro con le pupe, ovvero le api nella  fase post larvale preludio alla loro emersione dalla cellula.

Studiando l’interazione tra i parassiti e gli insetti, un’équipe di studiosi guidata da Olav Rueppell, ricercatore del Dipartimento di Scienze Biologiche dell’Università dell’Alberta, ha evidenziato come in quel particolare momento del ciclo di vita a nutrire gli acari sia proprio l’emolinfa. Quella giudicata negli ultimi anni come un’ipotesi sorpassata, in altre parole, troverebbe invece conferma anche se solo nel caso degli impollinatori più giovani. “Comprendere attentamente quella relazione è essenziale per definire le misure di controllo per l’eradicazione dell’infestante”, spiegano gli autori.

Non solo pesticidi

Api e acari, ricorda Rueppell, “sono entrambi insetti e sono strettamente correlati, è molto difficile ucciderne uno senza uccidere o danneggiare l’altro, tutte le informazioni che riusciamo a ottenere potranno esserci utili”. L’obiettivo è quello di migliorare le strategie di difesa che, al momento, passano attraverso l’uso dei pesticidi – con tutte le inevitabili controindicazioni – e il rafforzamento della capacità di risposta degli impollinatori stessi.

I ricercatori sperano in particolare che una migliore comprensione delle dinamiche di nutrizione degli acari possa dare un vantaggio nel controllo del parassita.

Si tratta di un tema essenziale, ricorda Rueppell, che sottolinea l’importanza degli impollinatori per il comparto agricolo. “Le api sono responsabili dell’impollinazione di gran parte delle nostre produzioni alimentari e commerciali, come la colza”, spiega. Il loro impatto in Canada vale oltre 3 miliardi di dollari all’anno”.

Una Giornata per gli impollinatori

La centralità delle api nel sistema alimentare globale è nota da tempo al pari dell’urgenza di individuare soluzioni a tutela delle stesse. Le Nazioni Unite, non a caso, hanno scelto di dedicare a questi preziosi insetti una Giornata che si celebra in tutto il mondo il 20 maggio. Un’occasione, insomma, per celebrare l’ampiezza del loro contributo, sensibilizzando il pubblico sui pericoli legati a un ridimensionamento della loro presenza.

Le api, sia domestiche che selvatiche, svolgono un ruolo cruciale nell’impollinazione del 70% delle specie vegetali del Pianeta e contribuiscono al 35% della produzione alimentare globale. La perdita di questi impollinatori – favorita da fattori critici come cambiamenti climatici, malattie, uso di pesticidi e perdita di habitat naturali – porterebbe inevitabilmente a una drastica riduzione della biodiversità vegetale. E farebbe aumentare significativamente i costi di produzione agricola a causa della necessità di ricorrere a metodi di impollinazione artificiale.