11 Giugno 2026

Erosione, siccità, perdita di fertilità: ecco le buone azioni “salva-suolo”

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Cover manuale "Buone pratiche che curano il suolo"

In occasione della Giornata mondiale della desertificazione 2026 verrà presentato il rapporto “Le buone pratiche che curano il suolo”: esperti, ricercatori ed esponenti di aziende agricole raccontano modelli concreti contro degrado, erosione e crisi climatica. Al centro il ruolo della rete di Lighthouse Farms di Re Soil Foundation

di Emanuele Isonio

 

C’è un’emergenza silenziosa sotto i nostri piedi. Riguarda l’agricoltura, il clima, l’acqua, la biodiversità e perfino la salute pubblica: è il degrado del suolo che in Europa avanza sotto la pressione di erosione, perdita di sostanza organica, consumo di territorio, siccità e uso intensivo di input chimici. Eppure, proprio dai campi agricoli stanno emergendo nuove esperienze capaci di invertire la rotta.

Nasce da questa consapevolezza “Le buone pratiche che curano il suolo”, il nuovo rapporto promosso da Re Soil Foundation che verrà distribuito in occasione della Giornata mondiale della desertificazione. Un’opera corale che raccoglie contributi di agronomi, ricercatori, esperti ambientali e aziende agricole impegnate nella rigenerazione dei suoli attraverso pratiche innovative e sostenibili. Tra gli autori, figurano esponenti del Joint Research Center della Commissione Europea, Mission Soil UE, Global Soil Partnership FAO, ANBI, Università di Bologna, Università di Pisa, Novamont, Consorzio Italiano Compostatori e Consorzio Biorepack.

L’importanza di azioni sinergiche

Un’insieme composito di realtà che fa ben comprendere come la sfida della cura del suolo dai numerosi problemi che lo affliggono si possa vincere solo con il contributo di istituzioni pubbliche, realtà imprenditoriali, ricerca accademica, soggetti impegnati nell’innovativo comparto della bioeconomia circolare. La transizione verso suoli sani non può inoltre prescindere dal coinvolgimento della società civile attraverso metodologie innovative come la citizen science, di cui un ottimo esempio è rappresentato dal progetto europeo ECHO raccontato nel libro.

“La salute del suolo è una grande questione ambientale ma anche economica e sociale”, spiega Margherita Caggiano, direttrice Re Soil Foundation. “Rigenerare i terreni significa aumentare la resilienza climatica delle aziende agricole, tutelare acqua e biodiversità, ridurre i costi legati agli input chimici e rafforzare le comunità rurali. Con questo libro vogliamo dimostrare che esistono già esperienze concrete capaci di coniugare sostenibilità ambientale, innovazione e competitività economica”.

Invertire una rotta pericolosa

Il libro mette in evidenza come la salute del suolo sia oggi una delle grandi sfide strategiche del nostro tempo. Come già aveva ricordato il 1° Rapporto sulla Salute del Suolo pubblicato dalla stessa Re Soil Foundation negli anni scorsi, su 100 metri quadri di terreno ve ne sono in media 47 che presentano qualche forma di degrado. L’80% dei terreni agricoli, pari a quasi un quarto del territorio nazionale, è sottoposto a fenomeni erosivi, il 68% ha perso più del 60% del carbonio organico originariamente presente in essi. Il 23% dei terreni destinati all’agricoltura presenta inoltre livelli eccessivi di azoto mentre il 7% è sottoposto a fenomeni di salinizzazione secondaria.

La conseguenza? Perdita di fertilità oltre che di capacità di trattenere acqua e ridotta resilienza climatica, con effetti diretti sulla produttività agricola e sulla sicurezza alimentare.

Tra le azioni utili a invertire la tendenza riportando in salute i suoli malati individuate dalla Mission Soil dell’Unione Europea c’è anche la costruzione, entro il 2030, di almeno 100 Living Labs e 100 Lighthouse Farms in Europa, veri laboratori territoriali dedicati alla salute del suolo.

Lighthouse farms Re Soil

La rete di lighthouse farms di Re Soil Foundation.

Dalle aziende agricole virtuose una guida per il settore

Proprio le Lighthouse Farms sono uno degli elementi di maggior rilievo del volume e della strategia di Re Soil Foundation: aziende agricole pienamente operative sul territorio, esse sperimentano sul campo pratiche rigenerative replicabili, traducendo la ricerca scientifica in soluzioni concrete per gli agricoltori. La rete delle Lighthouse Farms di Re Soil coinvolge oggi realtà distribuite lungo tutta la penisola, dalla Lombardia alla Calabria, dalle Marche al Lazio, dalla Toscana al Molise. Undici aziende hanno già sottoscritto un Memorandum of Understanding per condividere conoscenze, dati e pratiche innovative nella gestione sostenibile dei terreni.

Nel volume trovano spazio esperienze molto diverse ma unite da un obiettivo comune: curare il terreno per migliorare la qualità ambientale e produttiva dei sistemi agricoli. Ci sono aziende che utilizzano il compost per aumentare il carbonio organico dei suoli, realtà che applicano agricoltura di precisione e minima lavorazione, cooperative che trasformano la frazione organica dei rifiuti urbani in fertilizzante naturale, imprese che recuperano biodiversità e risorse idriche attraverso agroecologia, pacciamature biodegradabili, rotazioni colturali e sistemi circolari.

 

“Le Lighthouse Farms sono aziende reali, non laboratori teorici. Dimostrano che la transizione ecologica dell’agricoltura può essere economicamente sostenibile e tecnicamente applicabile. Il loro valore sta nella capacità di trasferire innovazione, creare reti territoriali e generare fiducia tra gli agricoltori” , sottolineano Sara Guerrini e Caterina Capri, le due agronome di Re Soil Foundation che hanno curato il volume. “Dar loro visibilità significa riconoscere la grande lungimiranza e il valore sociale dei loro approcci fornendo al tempo stesso uno stimolo a tutti gli agricoltori italiani ed europei affinché facciano proprie queste pratiche virtuose, contribuendo ad accelerare la transizione verso un nuovo tipo di agricoltura”.

Benefici quadridimensionali

Scorrendo le pagine della pubblicazione Re Soil, in particolare, emerge con chiarezza che i benefici delle pratiche rigenerative riguardano contemporaneamente quattro dimensioni: ambientale, agronomica, economica e sociale. Le aziende coinvolte registrano infatti maggiore biodiversità del suolo, riduzione dell’erosione, migliore sequestro del carbonio, maggiore resilienza agli stress climatici, riduzione dei costi produttivi e rafforzamento delle reti territoriali.

Benefici Lighthouse farms

Le Lighthouse Farms rappresentano non solo luoghi di sperimentazione, ma veri e propri sistemi capaci di generare benefici integrati su diverse dimensioni. FONTE: “Le buone pratiche che curano il suolo” – Re Soil Foundation, 2026.

Il messaggio del libro è preciso: il suolo non può più essere considerato soltanto un supporto produttivo o un bene economico, ma un’autentica infrastruttura vitale da rigenerare e proteggere. Una sfida che riguarda direttamente agricoltura, imprese, istituzioni e cittadini e che rappresenta una delle chiavi decisive per affrontare il cambiamento climatico e costruire sistemi agroalimentari più resilienti.