8 Maggio 2026

La sentenza delle orchidee: in Australia impollinazione più che dimezzata in 50 anni

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Grazie alla loro scarsa “flessibilità”, le orchidee sono indicatori precoci della crisi che investe gli insetti. Dagli anni ’70 a oggi, rivela un’analisi dell’Università di Canberra, l’impollinazione in Australia è diminuita del 60%

di Matteo Cavallito

Le orchidee possono anche fornire indizi sugli ecosistemi globali e dell’impollinazione in particolare. Lo evidenzia una ricerca pubblicata sulla rivista Global Change Biology, che, da un lato, sottolinea la capacità di questi fiori di fungere da indicatori precoci dello stato di salute degli insetti grazie alla loro biologia molto specializzata e, dall’altro, fa notare come questi ultimi siano sotto pressione da molto tempo minacciando sia la biodiversità globale sia la sicurezza alimentare. L’indagine, guidata da un gruppo di ricercatori dell’Università di Canberra, in Australia, è stata ripresa dal network The Conversation.

Una crisi difficile da valutare

“L’impollinazione è fondamentale per la riproduzione di circa l’80% delle piante da fiore e le evidenze globali suggeriscono che gli impollinatori possano essere particolarmente vulnerabili ai disturbi causati dall’uomo, sollevando preoccupazioni sul fatto che potremmo trovarci di fronte a una ‘crisi dell’impollinazione’ in cui la riproduzione delle piante fallisce”. A favorire il fenomeno sono svariati fattori come il cambio di uso del suolo, l’agricoltura intensiva e l’ampio uso dei pesticidi che a essa si accompagna.

A questo si aggiunge il cambiamento climatico che impatta sulle temperature e le precipitazioni “modificando la fenologia e la distribuzione delle specie, portando gli impollinatori fuori sincronia con i tempi e i luoghi del picco di fioritura di molte specie vegetali”.

Il problema, aggiungono i ricercatori, è che dall’esterno gli ecosistemi possono sembrare sani anche quando la crisi dell’impollinazione riduce il numero degli insetti. Per monitorare il fenomeno, insomma, occorre affidarsi a indicatori utili. Ed è qui, come detto, che entrano in gioco le orchidee.

Per le orchidee gli impollinatori sono insostituibili

Le piante, proseguono gli autori, possono dirsi generalmente “flessibili”: se un impollinatore scompare, un altro può prendere il suo posto. Ma per molte specie di orchidee questo non accade. Molte di esse, infatti, dipendono da un solo impollinatore o da un gruppo molto ristretto di questi insetti che vengono attratti da profumi, colori e forme specifiche. Ne deriva l’incapacità della maggior parte delle orchidee di adattarsi ai cambiamenti – del clima, del suolo e così via – che impattano sugli impollinatori con il rischio di non riuscire più a riprodursi.

Dimostrare un declino a lungo termine del fenomeno, tuttavia, è estremamente difficile. E gli studi che monitorano la riproduzione per decenni sono pochi. Sebbene la crisi sia ben documentata in Europa e Nord America, prove analoghe in Asia e in Australia, in particolare, sono scarse. Per questo, gli autori hanno cercato di colmare la lacuna concentrandosi sugli erbari del Paese che, tra i vari esemplari, raccolgono oltre 10mila fiori di orchidea.

L’impollinazione nel Paese è calata del 60% in mezzo secolo

Gli effetti del fallimento dell’impollinazione sulle popolazioni di orchidee possono non essere visibili per anni. Molti esemplari, infatti, possono ritirarsi in un tubero sotterraneo quando non fioriscono e continuare a vivere per decenni. Ciò che essi fanno, però, è lasciare tracce della presenza degli impollinatori che, quando visitano un fiore, rimuovono pacchetti di polline anche su esemplari essiccati destinati a essere raccolti proprio negli erbari.

Analizzando i fiori in essi conservati, vere e proprie capsule del tempo, ricordano i ricercatori, si è scoperto quindi che l’impollinazione è diminuita di oltre il 60% dagli anni ’70. Soprattutto nelle aree caratterizzate da un uso intensivo del suolo e da un aumento significativo delle temperature.

“Si sono verificati cali nei servizi di impollinazione tra specie impollinate da diversi taxa e con differenti livelli di minaccia”, spiega lo studio. “Le specie a inganno sessuale hanno mostrato cali più marcati nei servizi di impollinazione rispetto alle specie a inganno alimentare, mentre non è stato rilevato alcun declino nelle specie auto-compatibili”. Il fenomeno, in ogni caso, resta globale. Altri studi in Sudafrica e nel Regno Unito, con esemplari provenienti anche dalle Americhe e dall’Europa, hanno evidenziato infatti una tendenza generale al calo dell’impollinazione. “I servizi di impollinazione svolgono un ruolo vitale nel mantenimento degli ecosistemi terrestri a livello globale e sono minacciati dall’intensificazione delle attività umane”, concludono i ricercatori.