4 Maggio 2026

Tra le specie che dipendono dal suolo una su cinque rischia l’estinzione

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Un nuovo studio di Conservation International e IUCN rivela che oltre il 20% delle specie legate al suolo potrebbe sparire. E l’attuale carenza di dati lascia intuire un quadro ancora più problematico per la biodiversità

di Matteo Cavallito

Il degrado del suolo minaccia la sopravvivenza della specie che da esso dipendono. Un fenomeno noto ma non facile da quantificare a causa della carenza di dati e di sufficienti conoscenze. A fornire un contributo in tal senso, però, è un nuovo rapporto a cura delle Ong Conservation International e IUCN (International Union for Conservation of Nature), quest’ultima già autrice della celebre Red List che, da oltre sessant’anni, classifica le specie in base al loro rischio di estinzione. Secondo lo studio, in particolare, almeno un quinto delle 8.500 specie animali legate al terreno sarebbe oggi a rischio estinzione. Anche se il dato reale, suggeriscono gli autori, sarebbe quasi certamente superiore.

Il nuovo elenco include funghi e invertebrati

“Si stima che i suoli ospitino il 59% delle specie della Terra e contribuiscano a molteplici funzioni e servizi ecosistemici, tra cui la regolazione del clima, la formazione del suolo e la decomposizione”, spiega lo studio pubblicato su Oryx. Tuttavia, sottolinea una nota di Conservation International, le informazioni insufficienti sulla biodiversità del terreno, in particolare, avrebbero limitato fino a oggi l’inclusione delle specie effettivamente minacciate all’interno dell’elenco.

Per aggiornare la lista, che classifica il rischio estinzione di ogni specie in base a criteri come dimensione e andamento della popolazione, distribuzione geografica, minacce e stato dell’habitat, gli autori hanno aggiunto nuove valutazioni esaminando per la prima volta oltre 500 specie di funghi e invertebrati con i criteri IUCN. “Gli invertebrati sono fondamentali per la salute del suolo, grazie al loro ruolo nel ciclo dei nutrienti e nel miglioramento della struttura del terreno”, ha affermato Axel Hochkirch, co-presidente dell’IUCN SSC Invertebrate Conservation Committee. Anche per questo, quindi, il quadro emerso non sembra certo confortante.

Rischio estinzione per almeno il 20% delle specie

La nuova lista, in particolare, comprende “in totale, 8.653 specie dipendenti dal suolo, incluse le 503 specie valutate per la prima volta in questo studio: 5.010 vertebrati terrestri (14,3% dei 35.139 vertebrati terrestri valutati), 3.133 invertebrati (per lo più artropodi e molluschi) e 510 funghi”. A conti fatti, prosegue lo studio, “tra le specie identificate come dipendenti dal suolo, 1.758 (20,3%) sono globalmente minacciate (in pericolo critico, in pericolo o vulnerabili) e 1.722 (19,9%) specie sono classificate come dati insufficienti (cioè non vi sono ancora abbastanza informazioni per determinare se la specie sia globalmente minacciata)”.

Insomma, almeno una specie su cinque sarebbe oggi a rischio estinzione. Ma considerando la mancanza di informazioni che consentano una valutazione certa su un altro 20% del totale, il numero reale di quelle a rischio è certamente più elevato. Inoltre, aggiungono gli autori, sebbene “altre 5.138 specie dipendenti dal suolo non siano globalmente minacciate (quasi minacciate o a minor preoccupazione), si ritiene che ve ne siano altre 35 già globalmente estinte”.

Conservare le specie a rischio significa tutelare il suolo

Oltre a contribuire a produrre il 95% del cibo consumato dagli esseri umani, ricordano gli autori, un suolo globale in salute sarebbe in grado, immagazzinando il carbonio, di contribuire al 27% degli sforzi di riduzione delle emissioni necessari per centrare gli obiettivi climatici di Parigi. Tuttavia, molte delle specie che mantengono il terreno sano sono ora a rischio.

“Questo studio richiama l’attenzione sulla grave condizione di molte specie dipendenti dal suolo”, ha spiegato Neil Cox, responsabile della Biodiversity Assessment Unit, un’iniziativa congiunta di Conservation International e IUCN.

“Ci auguriamo– ha aggiunto – che la sua pubblicazione stimoli una maggiore attenzione e i finanziamenti necessari per comprendere come conservare queste specie”. Per affrontare questa emergenza, lo studio raccomanda l’istituzione di un gruppo di lavoro per rafforzare e coordinare le azioni sulla biodiversità, il consolidamento dei legami tra organizzazioni regionali e globali che lavorano a tale scopo e un’efficace condivisione delle conoscenze tra ricercatori, governi, gestori dei terreni e il pubblico sull’importanza della conservazione del suolo.