Una mappa stradale del futuro aiuta a combattere la deforestazione
Una ricerca australiana ha permesso di elaborare un indice di rischio deforestazione basato sulla probabilità che un’area possa essere interessata da nuovi tratti stradali
di Matteo Cavallito
Nelle aree tropicali la costruzione di nuove strade è un segnale particolarmente significativo di una successiva deforestazione. Molti di questi percorsi, tuttavia, non sono riportati sulle mappe ufficiali rendendo così più difficile la loro identificazione. Un nuovo indicatore statistico, tuttavia, potrebbe aiutare a risolvere il problema fornendo così un sostegno importante per amministratori, attivisti e decisori.
La proposta viene dai ricercatori della James Cook University di Brisbane, in Australia, che, in uno studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), hanno descritto il nuovo strumento realizzato attingendo a un vasto set di dati. In questo modo, spiegano, è stato possibile identificare i fattori ambientali chiave che determinano la costruzione di nuovi tratti stradali.
25 milioni di km di nuove strade entro il 2050
“La Terra sta vivendo un’ondata senza precedenti di costruzione di strade, con circa 25 milioni di chilometri di nuovi percorsi asfaltati previsti entro la metà del secolo. Circa il 90% dei progetti si colloca nei Paesi in via di sviluppo, comprese molte regioni tropicali e subtropicali di eccezionale biodiversità”, ha affermato Bill Laurance, docente della James Cook e co-autore dello studio. “I lavori di mappatura nell’Amazzonia brasiliana, nell’Asia-Pacifico e in altre zone rilevano regolarmente una lunghezza dei tratti fino a 13 volte superiore a quella riportata nei database governativi o stradali”.
Nei tropici, osserva lo studio, l’apertura di nuovi itinerari procede a ritmo sostenuto specialmente nelle aree remote di frontiera. Non tutti i terreni, tuttavia, sono adatti a ospitarli.
La loro costruzione, infatti, è fortemente influenzata da fattori specifici come la pendenza topografica e le proprietà chimiche e fisiche del suolo. Ma anche dalle variabili climatiche come le precipitazioni, dai fattori socioeconomici come la densità di popolazione e la crescita economica, e da aspetti amministrativi che influenzano i costi di realizzazione e manutenzione delle strade. Alla luce di tutto questo, “poiché le cause principali della deforestazione, quali l’estrazione mineraria, il disboscamento e l’agricoltura, sono in gran parte limitate alle aree adatte alla costruzione di strade, identificare i fattori che ne consentono la proliferazione è una priorità fondamentale”.
Distanza dai fiumi, densità di popolazione e suolo tra i fattori decisivi
Per farlo i ricercatori si sono concentrati su tre grandi regioni: il Bacino del Congo, l’Amazzonia brasiliana e l’area Asia-Pacifico insulare. A partire da dataset globali già disponibili, hanno mappato le strade a una risoluzione molto precisa pari a 1 ettaro dando vita a una rappresentazione complessiva costituita da 137 milioni di celle cosiddette raster. Le celle raster sono le unità di una mappa digitale cui è associato un valore che segnala una caratteristica specifica. Ovvero, in questo caso, la presenza o meno di una strada e di altre variabili (pendenza, tipo di terreno etc.).
Per ciascuna cella sono state estratte informazioni relative a 44 variabili biogeofisiche, socioeconomiche e amministrative potenzialmente rilevanti per la costruzione stradale.
Utilizzando modelli di apprendimento automatico, infine, gli autori hanno stimato la probabilità di presenza delle strade e identificato i principali fattori correlati alla loro distribuzione. “Le covariate più influenti nel modello pantropicale sono risultate essere la distanza dal fiume, la densità di popolazione e le caratteristiche topografiche quali la pendenza e l’irregolarità morfologica del terreno” spiega lo studio. “Anche le caratteristiche del suolo, quali la frazione di limo e argilla, sono risultate molto importanti, così come la stagionalità delle precipitazioni”. Al contrario, la tipologia di vegetazione sembra avere un’influenza relativamente minore.

A livello globale il rischio più elevato di espansione delle strade per il futuro prossimo si registra in Amazzonia e nel Bacino del Congo. Fonte: Jayden E. Engert et al., “Road expansion risk predicts future hotspots of tropical deforestation”, December 22, 2025 122 (52) e2502426122 https://doi.org/10.1073/pnas.2502426122 Copyright © 2025 the Author(s). Published by Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) Attribution 4.0 International CC BY 4.0 Deed
Nel mondo Amazzonia e del Bacino del Congo sono le aree più a rischio
Sulla base delle informazioni raccolte gli autori hanno quindi elaborato il loro indice di rischio espansione delle strade fondato principalmente sull’idoneità del territorio. L’indicatore rappresenta la probabilità che un’area possa essere interessata da nuovi tratti. Dalle mappe risultanti il rischio più elevato per il futuro prossimo si registra in Amazzonia e nel Bacino del Congo. Mentre nell’Asia-Pacifico alcune aree, come Sumatra o il Kalimantan orientale, potrebbero andare incontro a una forte espansione stradale.
Lo studio identifica inoltre regioni, come lo Scudo della Guyana, vaste foreste del Congo e gran parte della Nuova Guinea, ancora relativamente intatte ma altamente vulnerabili a nuovi progetti infrastrutturali.
Queste aree, scrivono gli autori, “sono oggetto di particolare preoccupazione dal punto di vista della conservazione, poiché sono spesso oggetto di progetti di sviluppo futuri, tra cui autostrade, corridoi di sviluppo e grandi progetti per la produzione di olio di palma e pasta di legno, oltre che concessioni per il disboscamento”.
Uno strumento per prevedere la deforestazione e non solo
L’indicatore, concludono gli studiosi, si dimostra infine un ottimo predittore di deforestazione e di degrado forestale con elevata accuratezza. Affermandosi quindi come strumento utile per la pianificazione, la conservazione e il rafforzamento delle politiche di tutela, in particolare nelle aree protette e nei territori indigeni. E non solo.
Poiché le strade sono anche vettori per la diffusione di agenti patogeni umani, rileva infatti Laurance, l’indice potrebbe anche “aiutare a identificare le zone soggette a zoonosi, la trasmissione delle malattie contagiose dagli animali agli esseri umani”.
Ma anche a mappare “le potenziali vie di invasione di piante infestanti esotiche e animali selvatici, che prosperano lungo le strade dissestate”. Una risorsa con molteplici applicazioni, dunque, che potrebbe trasformare le strategie di conservazione, consentendo a governi, ONG e organismi internazionali di intervenire tempestivamente nelle zone tropicali più vulnerabili.

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Jhenkhar Mallikarjun
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