Acque europee, solo un terzo dei corpi idrici è in buono stato
L’ultimo rapporto dell’Agenzia UE per l’Ambiente: l’uso dei pesticidi in agricoltura continua a impattare sulla qualità delle acque in Europa. Fondamentale migliorare la gestione degli ecosistemi acquatici per aumentare la resilienza
di Matteo Cavallito
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L’agricoltura è la principale fonte d’impatto sulle acque superficiali e sotterranee europee sulle quali pesa la forte domanda di utilizzo nonché il fenomeno dell’inquinamento dovuto all’uso intensivo di nutrienti e pesticidi. Un trend destinato ad intensificarsi a causa del cambiamento climatico. Lo rileva l’ultimo rapporto della European Environment Agency (EEA), l’Agenzia europea dell’ambiente.
“L’inquinamento, il degrado degli habitat, gli impatti del cambiamento climatico e l’uso eccessivo delle risorse di acqua dolce stanno mettendo sotto pressione i laghi, i fiumi, le acque costiere e le falde freatiche come mai prima d’ora”, si legge in una nota. “L’Europa non è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi previsti dalle norme UE”. In questo quadro “Una migliore gestione dell’acqua è fondamentale per migliorare la resilienza idrica”.
Due terzi delle acque superficiali sono sono in buone condizioni
Realizzato attraverso l’elaborazione dei dati forniti da 19 Stati, lo studio consente periodicamente di dipingere un quadro della situazione per ciò che riguarda l’85% dei corpi idrici superficiali (per un totale di 120.000) e l’87% (3,8 milioni di km2) dell’area di quelli sotterranei nell’Unione Europea e in Norvegia. Lo scenario emerso, spiegano gli autori, non è rassicurante.
Solo il 37% dei corpi idrici superficiali europei ha raggiunto uno stato ecologico, una misura specifica della salute degli ecosistemi acquatici, “buono” o “elevato” e solo il 29% di essi evidenzia uno stato chimico “buono” nel periodo 2015-2021.
Secondo il rapporto, nonostante alcuni progressi, le acque e gli ecosistemi acquatici europei subiscono ancora un grave impatto da parte delle sostanze chimiche, soprattutto a causa dell’inquinamento atmosferico derivante dalla produzione di energia a carbone e dall’accumulo di nutrienti e pesticidi provenienti dall’agricoltura. Molto diffuso, inoltre, il degrado degli habitat. Il cambiamento climatico, infine, sta sconvolgendo i modelli meteorologici e facendo aumentare ulteriormente le pressioni sulle risorse idriche.

Fattori che influenzano negativamente la qualità delle acque superficiali e sotterranee in Europa. FONTE: EEA Agenzia Ue per l’Ambiente, 2024.
Sulla tutela delle acque l’Europa è in ritardo
A oggi le misure adottate dagli Stati membri hanno avuto un certo effetto nel mitigare il fenomeno scongiurando un ulteriore deterioramento dello stato delle acque. limitando l’impiego di alcuni inquinanti chimici e modificando in meglio le prospettive per alcune specie degli ecosistemi coinvolti. Ma al momento non è stato rilevato alcun miglioramento generale dall’ultimo ciclo di monitoraggio.
Il principio vale anche per le acque sotterranee che pure appaiono in condizioni migliori rispetto alle omologhe di superficie “con il 77% di esse in buono stato chimico e di approvvigionamento e il 91% in buono stato quantitativo”.
Ma anche per loro restano evidenti i problemi di contaminazione di origine agricola con un eccessivo accumulo di nutrienti e pesticidi che impatta sulla disponibilità di acqua potabile. Gli sforzi condotti a livello UE, insomma, non sono stati fin qui sufficienti. “La Direttiva Quadro sulle Acque dell’UE (WFD) per raggiungere un buono stato delle acque superficiali e sotterranee aveva fissato una scadenza al 2015 e al più tardi al 2027.”, rileva la nota. “Al ritmo attuale dei progressi in atto questo traguardo non sarà rispettato”.
Le raccomandazioni
Quali iniziative intraprendere dunque? La riduzione dell’uso dell’acqua e il miglioramento dell’efficienza sono fondamentali, spiegano gli autori. La definizione di obiettivi e l’uso di informazioni aggiornate e tempestive sono, in questo senso, necessarie. Le pressioni sulle risorse idriche, inoltre, devono essere ridotte attraverso la prevenzione dell’inquinamento e la diminuzione del rilascio di sostanze nocive e di nutrienti nell’acqua.
Il ripristino della natura, la riconnessione dei fiumi e delle loro pianure alluvionali e la rigenerazione delle zone umide e delle torbiere, infine, possono rendere gli ecosistemi d’acqua dolce più sani e ricchi di biodiversità, in grado di fornire una risorsa qualitativamente migliore e, al contempo, di immagazzinare carbonio e mitigare l’impatto di eventi meteorologici estremi.

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