Le piante bonificheranno la “Goccia” di Milano
Per la prima volta in Italia, un terreno di grandi dimensioni sarà bonificato con tecniche di fitorisanamento, sfruttando gli alberi esistenti oltre a nuove specie da piantumare. L’ex area industriale, celebre per i suoi storici gazometri, ospitava uno degli impianti di produzione più grandi d’Europa
di Emanuele Isonio
Sfruttare gli alberi esistenti insieme a nuove specie vegetali da piantumare ex novo, per riuscire a bonificare un’ex area industriale attraverso tecniche di fitorisanamento e trasformarla in un parco e in strutture pubbliche da restituire alla cittadinanza. Accade a Milano nella “Goccia della Bovisa” ed è la prima volta per l’Italia (e una delle poche esperienze in Europa).
Un pezzo della storia industriale di Milano
L’area interessata è costituita da un sito, che per decenni ha rappresentato un pezzo di storia industriale di Milano: dal 1908 ospitava infatti l’Officina del gas, avviata dalla società francese Union des Gaz. Estesa su una superficie di 450mila metri quadrati, negli Anni ’30 divenne uno degli impianti di produzione del gas più grandi d’Europa. Per trasportare le materie prime fu utilizzato il treno: attorno all’area fu costruito un sistema di binari a forma di goccia che diede il nome all’area. L’impianto rimase in funzione fino al 1994, quando i giganteschi gazometri vennero svuotati e definitivamente dismessi.

Uno dei gazometri della Bovisa a Milano. FOTO: Neq00 – CC 4.0.
Oggi di quel complesso industriale sono rimasti solo gli scheletri di ferro, immersi nella vegetazione che, piano piano, ha ripreso possesso dell’area e ha dato vita a un bosco spontaneo vasto 18 ettari che insiste su un terreno fortemente inquinato. Proprio l’alto livello di contaminazione dei suoli e la difficoltà di ripulirli dai veleni ha frenato negli anni i tentativi di recupero dell’area. Almeno finora.
L’intervento di recupero
Il progetto attuale infatti prevede di abbandonare le tradizionali tecniche di scavo e smaltimento dei terreni contaminati per utilizzare invece il metodo del fitorisanamento, molto meno invasivo e impattante sull’ambiente. Si basa infatti sulla capacità della vegetazione di rigenerare il terreno, biodegradando o estraendo le sostanze nocive.
“Con la tecnologia del fitorisanamento non solo riusciamo a preservare alberi, evitandone l’abbattimento spesso obbligato quando si interviene con i “metodi tradizionali”, ma ridiamo valore anche al ruolo delle piante e alla loro capacità di risanare terreni contaminati” spiega l’assessora all’Ambiente e Verde del Comune di Milano, Elena Grandi. “Milano è la prima città italiana e una delle prime in Europa ad applicare questo tipo di tecnologia di bonifica su un’ex area industriale di grandi dimensioni come questa degli ex gazometri. Ci auguriamo che questa nostra esperienza possa diventare un modello replicabile anche per altre città e altri progetti di recupero di ex aree industriali”.
L’intervento di decontaminazione, progettato e realizzato dal Politecnico di Milano, è reso possibile da 5 milioni di euro di fondi europei FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), che rappresentano l’80% dell’investimento complessivo, pari a circa 6,3 milioni di euro. Grazie ad essi, sarà recuperato anche uno degli edifici ex industriali presenti, da destinare alle Civiche Scuole di Milano.
Il potere nascosto di “estrarre” metalli
Le tecniche di fitorisanamento rappresentano un florido filone di ricerca, per i loro indubbi vantaggi rispetto ai metodi industriali. Questi ultimi, spiegavano i ricercatori della Nanyang Technological University (NTU) di Singapore in uno studio pubblicato un paio d’anni fa, “possono essere costosi e implicano l’utilizzo di prodotti chimici aggressivi per rimuovere gli inquinanti dal suolo”. Inoltre, “in questi processi sono solitamente necessari anche macchinari pesanti per lo scavo e il trasporto del terreno che hanno un impatto negativo sull’ambiente e compromettono la salute e la fertilità del suolo”. Queste pratiche, infine, “comportano anche un elevato rischio di esposizione delle persone o degli animali ai metalli pesanti”.
Al contrario, il fitorisanamento presenta “anche vantaggi di economicità, semplicità di gestione, estetica, applicabilità e sostenibilità a lungo termine”, ricordavano i ricercatori. “La strategia previene l’erosione e la dispersione dei metalli stabilizzando o accumulando i materiali pesanti e contribuendo così a ridurre il rischio di diffusione dei contaminanti”.
Lo stesso studio aveva verificato che alcune piante tropicali erano particolarmente utili per le attività di bonifica dei terreni contaminati. Raccogliendo campioni di suolo e piante tra il marzo 2019 e il gennaio 2020, gli autori hanno studiato 46 diverse specie vegetali comuni. 12 di queste – tra cui la gramigna brasiliana, la pteride a foglie lunghe e la centella asiatica – si sono dimostrate efficaci nell’assorbimento di diversi tipi di metalli pesanti e metalloidi. Queste piante, in particolare, sarebbero in grado di estrarre dal suolo diversi elementi potenzialmente tossici per l’uomo e gli animali come cadmio, arsenico, piombo e cromo.


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