3 Aprile 2024

Torbiere, emissioni preoccupanti dai canali di drenaggio

Nelle torbiere del Sud-est Asiatico i canali costruiti dall’uomo per prosciugare il suolo contribuiscono alla dispersione del carbonio in atmosfera, afferma una ricerca

di Matteo Cavallito

 

I canali di drenaggio delle torbiere nel sud-est asiatico sono una fonte sottovalutata di emissioni di gas serra. Lo riferisce uno studio realizzato dallo Scripps Institution of Oceanography della University of California San Diego. L’indagine, condotta con l’ausilio di ricercatori americani dell’Università di Stanford e scienziati indonesiani dell’Università di Tanjungpura, punta il dito sulle attività umane condotte in questi ambienti peculiari che, come noto, sono importanti serbatoi di carbonio.

Dal degrado delle torbiere il 5% delle emissioni antropogeniche

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Geoscience, ricorda come le torbiere, pur coprendo appena il 3% della superficie terrestre, conservino il doppio del carbonio stoccato in tutte le foreste del mondo. Determinante, in questi ecosistemi, è il ristagno dell’acqua che impedisce alle piante morte di decomporsi completamente limitando la loro esposizione all’ossigeno. A patto, ovviamente, che non vi siano interventi esterni.

“Nel sud-est asiatico, l’uomo ha prosciugato e disboscato circa 60 milioni di acri di torbiere negli ultimi tre decenni, in gran parte per la raccolta di olio di palma e legname”, spiega una nota dell’università californiana, “lasciando intatto solo il 6% di esse”.

Le torbiere, in altre parole, vengono danneggiate e il materiale vegetale morto viene esposto all’ossigeno. Il conseguente completamento della decomposizione genera il rilascio di CO2. “A livello globale, le torbiere degradate sono responsabili, da sole, del 5% circa delle emissioni di gas serra causate dall’uomo”, spiegano gli autori.

Lo studio

L’impatto del degrado delle torbiere sul clima è da tempo al centro dell’interesse di molti ricercatori. La peculiarità di questo studio, ricordano gli autori, è data dall’attenzione posta su ciò che accade al carbonio che scorre attraverso i canali di drenaggio prima di raggiungere i fiumi o l’oceano. Per comprendere meglio il fenomeno, gli scienziati hanno raccolto campioni d’acqua dai canali delle torbiere nella provincia del Kalimantan occidentale, in Indonesia eseguendo in seguito alcuni esperimenti in laboratorio.

Gli autori, nel dettaglio, hanno misurato la velocità con cui i microbi riuscivano a scomporre la materia organica e la quantità di anidride carbonica prodotta nel processo. Rilevando come certe condizioni – giornate più soleggiate, maggiori concentrazioni di ossigeno nell’acqua – possano generare tassi più elevati di emissione.

Il 35% del carbonio si disperde prima di raggiungere l’oceano

“Sulla base dei risultati degli esperimenti, l’équipe di ricerca ha stimato che ogni metro quadrato di superficie dei canali nella regione rilasci in media circa 70 milligrammi di CO2 al giorno”, rileva la nota. Inoltre, “la decomposizione da parte della luce solare e dei microbi può convogliare nell’atmosfera il 35% circa del carbonio della torba che si scioglie nei canali stessi sotto forma di anidride carbonica”.

Secondo gli autori, insomma, ci troveremmo di fronte a una fonte significativa di emissioni, il cui impatto sarebbe tuttora trascurato. Il rilascio dai canali, infatti, riduce il quantitativo di elemento capace di raggiungere gli oceani. E, con esso, la capacità complessiva degli ambienti marini di compensare l’impatto del degrado delle torbiere raccogliendo e conservando il carbonio e limitandone così la concentrazione atmosferica.