Pantelleria

Da Pantelleria parte la sfida di un’agricoltura senza chimica

L’Ente Parco Nazionale, l’università di Palermo e Novamont hanno avviato i test sull’efficacia dell’acido pelargonico, erbicida naturale che non inquina ambiente, acqua e suolo

di Emanuele Isonio

 

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L’agricoltura italiana ha ancora oggi un triste primato: è quella, in Europa, che consuma la maggiore quantità di pesticidi per unità di superficie coltivata, 5,6 chili per ettaro all’anno. Un valore doppio rispetto a Francia e Germania. Un fattore di grande inquinamento per le risorse idriche: nelle riserve d’acqua italiane, superficiali e sotterranee – sottolinea l’Ispra – viaggia un cocktail di 175 pesticidi diversi. Il pericolo è ambientale ma anche sanitario: l’esposizione ai pesticidi comporta un incremento del rischio di tumori sia negli adulti sia nei bambini, di patologie metaboliche, neurodegenerative, polmonari, cardiovascolari e renali.

La strada degli erbicidi naturali

La fotografia spiega ancora di più l’importanza di progetti di agricoltura sostenibile, che dimostrino la possibilità di abbandonare l’abuso di chimica nel terreno. Uno di questi si sta sviluppando nell’isola di Pantelleria. Ad esso prendono parte l’Ente Parco, il Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali dell’Università degli Studi di Palermo e Novamont, azienda italiana leader nel settore delle bioplastiche e della biochimica. Nel terreno del Parco Nazionale di Pantelleria sono partite le attività per testare l’efficacia dell‘acido pelargonico.

I vantaggi dell’acido pelargonico

L’erbicida di origine naturale ha una differenza cruciale rispetto ai prodotti realizzati con la chimica tradizionale: non mette a rischio i microrganismi del terreno e gli organismi acquatici nelle condizioni normali di utilizzo. Non presenta inoltre effetti negativi per l’ambiente, l’acqua ed il suolo: è infatti rapidamente biodegradabile, né interferisce con la biodiversità. Inoltre, non ha effetti residuali, per cui non agisce sulla germinazione dei semi presenti nel terreno. L’acido pelargonico non ha azione sistemica e, quindi, non distrugge le radici.

Sul piano ambientale, questa sostanza è presente in natura e viene ottenuta da un olio vegetale che non contiene coadiuvanti di sintesi.

Prima tappa verso l’agricoltura sostenibile

“La sperimentazione con l’acido pelargonico – spiega in una nota il responsabile comunicazione del Parco nazionale Isola di Pantelleria, Antonella Lusseri – è la prima fase di un piano di attività nel territorio nel Parco. Esse sono finalizzate a verificare l’utilizzo di tecniche e prodotti naturali per il passaggio ad un’agricoltura sostenibile”. Cinque gli obiettivi principali da raggiungere: mantenere la biodiversità, massimizzare l’utilizzo di tutte le componenti produttive, progettare sistemi a basso impatto ambientale, ridurre l’uso di plastica tradizionale per evitarne dispersione e accumulo nel suolo e, infine, sperimentare pratiche agronomiche innovative che permettano di ridurre il consumo di acqua, energia e la produzione di rifiuti.