9 Dicembre 2020

In Sicilia nasce la prima “foresta commestibile” che salva terra, diritti e biodiversità

Un terreno confiscato alla mafia ospiterà la “food forest” ideata dalle cooperative Valdibella e NoE: 5 ettari di piante coltivate secondo i criteri dell’agroecologia e corridoi verdi per gli insetti impollinatori. Il progetto è stato inserito tra le Comunità del Cambiamento Slow Food

di Emanuele Isonio

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Un’area di cinque ettari, confiscata alla mafia più di 20 anni fa, sta diventando lo scenario per un sogno unico nel suo genere in Italia: trasformarla in una “food forest” o “foresta commestibile”. Come? Convertendola in un sistema agroforestale nel quale troveranno spazio diverse specie di piante. Alcune saranno destinate a produrre cibo, altre semplicemente ad arricchire la biodiversità necessaria a mantenere in equilibrio l’ambiente e arricchire il suolo.

Il progetto si svilupperà a Partinico, trenta chilometri a sud-ovest di Palermo. A svilupparlo, due realtà siciliane del Terzo settore: la cooperativa agricola Valdibella, attiva nella vicina Camporeale dal 1998 e la NoE (No Emarginazione), cooperativa sociale che da quasi trent’anni si occupa di inclusione sociale di persone portatrici di handicap.

Orti, 1500 alberi e aree per le api

“L’idea – spiega il presidente di Valdibella, Massimiliano Solano – è di un ecologo brasiliano, Rafael da Silveira Bueno. È lui ad averci suggerito di trasformare il terreno in una foresta commestibile”. Il progetto prevede la piantumazione di circa 1500 alberi – tra cui olivi, frassini da manna, avocadi, agrumi, noci – la nascita di un giardino mediterraneo e l’allestimento di un’area orticola.

Non solo: ci sarà un biolago per la gestione delle acque reflue fitodepurate, un’area di compostaggio e verranno piantate siepi che offriranno protezione dal vento e dagli incendi. Parola d’ordine: biodiversità. Lo dimostra anche la volontà di destinare un’area a querce, corbezzoli, ginestre, rose canine, mirti e biancospini, piante che rappresentano risorse alimentari per le api. “Sarà una realtà agricola professionale, produttiva, basata su uno schema agroecologico e improntata al minimo impatto ambientale” assicura Solano. “Per me è un nuovo modello di agricoltura”.

La scelta di Slow Food

Non a caso, la foresta di Partinico, per la sua originalità, è diventata la prima delle Comunità del cambiamento di Slow Food: un’iniziativa ideata per sostenere progetti collettivi con cui imprese, istituzioni e singoli individui si attivano per cambiare i sistemi alimentari locali, adottando pratiche più sostenibili e inclusive. “Rappresentano esempi di buone pratiche replicabili per creare un cambiamento tangibile nella produzione, trasformazione, distribuzione, consumo del cibo” spiega Francesco Sottile, del comitato esecutivo di Slow Food Italia. “Quando il progetto di Partinico sarà realizzato, il cambiamento sarà evidente: un appezzamento di terrerno verrà infatti riconvertito a una produzione agricola, basata su agroecologia e sostenibilità. La foresta commestibile – prosegue Sottile – metterà insieme la biodiversità delle specie arboree con gli orti e i cereali, con le specie aromatiche e gli arbusti. I corridoi verdi permetteranno agli insetti di trovare spazio per nutrirsi, per riprodursi e per impollinare frutta e ortaggi”.

Da non sottovalutare nemmeno la ricaduta sociale dell’iniziativa: “Saranno coinvolti giovani e integrati alcuni portatori di fragilità che potranno toccare con mano il lavoro e la produzione. Nascerà una comunità di consumatori pronti a sostenere la produzione agricola creando sviluppo basato sulla responsabilità e la consapevolezza”.

Che cosa sono le comunità di cambiamento Slow Food?

Che cosa sono le comunità di cambiamento Slow Food?

Il progetto Comunità del Cambiamento

Il progetto delle Comunità del cambiamento Slow Food è nato la scorsa primavera. Prevede di selezionare 100 progetti utili a modificare in tutte le regioni italiane i sistemi alimentari locali. Due le fasi delle candidature: la prima si è chiusa a luglio scorso. La prossima sarà attiva dall’8 gennaio all’8 febbraio prossimi. I progetti selezionati avranno 18 mesi di tempo per essere completati. Ciascuno di essi riceverà da 5 a 30mila euro sotto forma di denaro, attrezzature o servizi. I contributi economici alle Comunità del cambiamento potranno arrivare da aziende, istituzioni, fondazioni, che aderiscano a uno specifico fondo. Ma anche i privati cittadini potranno sostenere l’iniziativa, attraverso la donazione del 5×1000 alla Fondazione Slow Food per la Biodiversità.