Le colture arboree aiutano a conservare la biodiversità
Alcune piante, come caffè, cacao e alberi da frutta sostengono un’ampia biodiversità. Ma la scienza e le politiche agricole, scrivono alcuni ricercatori, tendono a sottovalutarne il potenziale
di Matteo Cavallito
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Le colture arboree non sono solo essenziali per l’alimentazione e l’economia globale, ma hanno anche un immenso potenziale per la protezione della biodiversità. Esse inoltre svolgono un’azione essenziale per la mitigazione del clima e un ruolo fondamentale nel raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite. Lo affermano i ricercatori di due istituzioni tedesche: il Centro Helmholtz per la ricerca ambientale (UFZ) e il Centro per la ricerca integrativa sulla biodiversità (iDiv).
In uno studio pubblicato su Nature Sustainability, in particolare, gli autori raccomandano ai decisori politici di sviluppare programmi specifici per promuovere pratiche sostenibili in questo tipo di agricoltura che, come noto, include le piante legnose che occupano il suolo per lunghi periodi e non necessitano di essere trapiantate dopo ogni raccolto.
Le politiche agricole dimenticano le colture arboree
Le colture arboree come l’olivo, il caffè, gli alberi da frutto e il cacao si estendono attualmente su oltre 183 milioni di ettari in tutto il mondo. Eppure, secondo gli scienziati, sarebbero ancora ampiamente trascurate dalle politiche agricole. A oggi, scrivono infatti gli autori, il loro potenziale “è ostacolato da una scarsa attenzione scientifica e politica”.
Le politiche agricole, sottolineano in una nota, si concentrano solitamente sulle colture annuali, come grano, girasole o riso, che hanno cicli di vita più brevi, dalla germinazione al raccolto, nell’arco di un solo anno.
Sebbene sia fondamentale promuovere pratiche sostenibili nelle colture annuali, i benefici ecologici di questi sistemi sono spesso limitati a causa della loro struttura più semplice e delle dinamiche a breve termine. “Da questo punto di vista”, scrivono gli scienziati, “evidenziamo il potenziale delle colture arboree perenni, adeguatamente gestite e incentivate, a sostegno di uno sviluppo sostenibile olistico e sollecitiamo gli scienziati e i responsabili politici a sviluppare un’agenda efficace per sfruttarne meglio i benefici”.
Un baluardo contro l’erosione e la perdita di biodiversità
Caratterizzate da una struttura più complessa rispetto alle altre coltivazioni, le colture arboree, spiegano i ricercatori, forniscono habitat stabili in grado di sostenere una biodiversità ampia. Grazie ai loro apparati radicali permanenti e alla vasta lettiera di foglie, inoltre, esse prevengono anche l’erosione del suolo facendone aumentare la fertilità.
Infine, garantiscono il sequestro e lo stoccaggio del carbonio, migliorano la connettività degli habitat negli ecosistemi frammentati e preservano le aree protette dagli impatti dell’agricoltura intensiva.
“Stiamo perdendo l’opportunità di sfruttare le colture arboree per affrontare alcune delle maggiori sfide ambientali e sociali del nostro tempo”, ha spiegato Carlos Martínez-Núñez, ricercatore presso la Stazione biologica di Doñana, in Andalusia, e coordinatore dello studio. “Se gestiti correttamente, questi sistemi agricoli possono essere un potente strumento per la conservazione della biodiversità, la mitigazione dei cambiamenti climatici e la riduzione della povertà nelle zone rurali, oltre che per la produzione di circa un miliardo di tonnellate di cibo all’anno”.
Servono politiche di sostegno
Gli autori chiedono quindi l’attuazione di norme, incentivi finanziari e politiche di sostegno per migliorare le pratiche agricole che interessano le colture arboree per permettere a queste ultime di massimizzare il loro contributo. Tra gli esempi viene citata la stessa Politica agricola comune (PAC) dell’UE che, afferma Guy Pe’er, coautore affiliato all’UFZ e all’iDiv, include misure “per sostenere gli agricoltori che si impegnano nella gestione estensiva dei frutteti, nel ripristino delle caratteristiche paesaggistiche dei vigneti o nell’impiego della difesa fitosanitaria integrata”.
Tuttavia, aggiunge, “mancano misure di sostegno, i budget sono troppo limitati e molti agricoltori sono addirittura esentati dal rispetto di alcune norme basilari”. Anche se, conclude, “nella prossima revisione della PAC, questo problema potrebbe essere facilmente affrontato a vantaggio sia degli agricoltori che della società”.

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