25 Novembre 2020
Un'immagine di come apparirà la foresta verticale di Huanggang, realizzata dal team dell'architetto italiano Stefano Boeri. FOTO: Studio Boeri Architetti.

Da Milano alla Cina: le foreste verticali crescono

Il progetto dello studio Boeri di installare boschi sui grattacieli sta per diventare realtà anche in Estremo Oriente: a Huanggang e Nanjing ne saranno inaugurati quattro entro maggio. Permetteranno di tagliare  tonnellate di CO2 e polveri sottili, ridurre i consumi energetici e aumentare la biodiversità attraverso la riscoperta di specie autoctone

di Emanuele Isonio

 

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Il primo esemplare ad essere sollevato da una gru fino al 25° piano, a 90 metri di altezza, è stato un esemplare di Osmanthus fragrans, una specie autoctona della Cina centrale. Ad esso si aggiungeranno presto altri 395 alberi, 3600 arbusti e 12000 piante perenni. Il tutto moltiplicato per due. Il luogo dell’evento è simbolico: la provincia dell’Hubei, diventata tristemente nota a livello planetario per l’epidemia da Covid-19 partita dal suo capoluogo Wuhan. A 80 chilometri da lì, nella città di Huanggang, due grattacieli stanno per ospitare le prime “foreste verticali” della Cina, che saranno inaugurate ufficialmente a febbraio 2021.

Un’eccellenza della bioarchitettura italiana

A ideare il progetto è l’architetto italiano Stefano Boeri, che già aveva realizzato l’avveniristico Bosco Verticale di Milano, ormai 6 anni fa. Cambiano i continenti ma l’obiettivo rimane identico: sfruttare l’edilizia urbana per diffondere sistemi capaci di assorbire CO2 e polveri sottili generate dal riscaldamento e dal traffico riducendo al tempo stesso il consumo di energia per la climatizzazione interna.
“Siamo lieti che il concetto di Bosco verticale stia iniziando a diffondersi in tutta la Cina” ha dichiarato l’architetto Boeri. “Le torri di Huanggang e Nanjing – come è avvenuto per il primo Bosco Verticale di Milano – sono destinate a diventare un modello di riferimento per la bioarchitettura sostenibile in tutto il Sud Est asiatico”.

A maggio altre due foreste verticali

Pochi mesi dopo l’inaugurazione dei grattacieli dell’Hubei, altri due foreste verticali saranno completate nel distretto di Nanjing Pukou a 300 chilometri da Shanghai. Anche a Nanjing gli alberi hanno iniziato già a raggiungere i balconi di due torri. Alla fine dei lavori, gli edifici ospiteranno 27 specie vegetali autoctone, 600 alberi di grandi dimensioni, 200 alberi di medie dimensioni e oltre 2500 tra arbusti e piante pendenti.
Il verde, che coprirà in tutto 4500 metri quadri di superficie, contribuirà alla rigenerazione della biodiversità locale e alla riduzione delle emissioni di CO2 di circa 18 tonnellate producendo fino a 16,5 tonnellate di ossigeno ogni anno.

Cosa ospiteranno i grattacieli

La prima torre, alta 200 metri e coronata sulla sommità da una lanterna verde interamente composta da una rete di 5000 metri quadri di rampicanti, comprenderà un museo, una scuola di bioarchitettura e un club privato al piano attico. La seconda torre, alta 108 metri, comprenderà invece un Hotel Hyatt con 305 camere e una piscina al quarto piano. L’inaugurazione dei due grattacieli di Nanchino è prevista per maggio prossimo.

Un’occasione per riscoprire la biodiversità perduta

In ciascun progetto, particolare attenzione è stata data alla scelta delle piante da installare: “Ci siamo focalizzati sulla flora autoctona delle due regioni” ha spiegato Laura Gatti, agronomo incaricato dello sviluppo botanico per le Foreste Verticali. “Abbiamo ricercato specie interessanti, poco utilizzate nel giardinaggio tradizionale. A Huanggang, ad esempio, la nostra ricerca botanica si è concentrata sulle specie originarie della regione di Hubei”.
Nonostante tutte le piante provenissero dai territori cinesi, in alcuni casi le Foreste verticali sono state l’occasione di una sorta di riscoperta: “molte delle specie selezionate per Huanggang – rivela Gatti – sono state coltivate appositamente per questo progetto. Nei vivai delle loro regioni di origine non si trovavano. Erano infatti considerate troppo “selvatiche”. La loro introduzione aggiunge quindi valore al progetto in termini di biodiversità, attrattiva e identità. Lo scambio di esperienze e conoscenze tra noi ed i nostri colleghi cinesi è senza dubbio motivo di reciproca espansione”.