5 Aprile 2024

Gestire bene l’acqua dolce, un’impresa possibile

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La Scoscesa | Gaiole in Chianti

L’esperienza della lighthouse farm La Scoscesa di Gaiole in Chianti dimostra come si possano ridurre e ottimizzare i consumi di acqua in agricoltura. A partire dal modo di considerare il suolo

di Linda Canale

 

Il suolo, il punto di incontro tra litosfera, atmosfera, biosfera e idrosfera è un ambiente estremamente complesso, difficile da studiare e, addirittura, da definire in maniera esauriente ed incontrovertibile. Allo stesso modo lo è il bilancio idrico del suolo, argomento importante se si considerano le riserve di acqua dolce del nostro pianeta, che rappresentano solamente il 3% rispetto ai mari e agli oceani. Dalla tabella sottostante si può notare come il 75% dell’acqua dolce nel pianeta sia conservata nei ghiacci, il 24.56% nel sottosuolo e solamente lo 0.03% nel corso dei fiumi.

Ambienti di stoccaggio dell'acqua dolce sulla Terra. FONTE: Southwich, C.H., Ecology and the Quality of our Environment, an Nostrand Reinhold, NY, 1976.

Ambienti di stoccaggio dell’acqua dolce sulla Terra. FONTE: Southwich, C.H., Ecology and the Quality of our Environment, an Nostrand Reinhold, NY, 1976.

L’importanza della sana gestione dell’acqua

Questi dati mettono in evidenza quanto siano basse le riserve e la disponibilità di acqua dolce per i bisogni umani. Per questa ragione, nell’attuale contesto di cambiamenti climatici e di mutazione del regime pluviometrico nella penisola italiana, la conoscenza del paesaggio che ci circonda e la gestione dell’acqua presente sul territorio diventano l’unica via per trovare soluzioni ai cambiamenti in atto.

È necessario un cambio di paradigma: non si può affrontare la carenza idrica solo nei periodi di siccità e non si può concepire l’acqua come rischio o pericolo solo durante le alluvioni o eventi estremi. Ripensare a nuove soluzioni di gestione dell’acqua e a nuovi modelli di conservazione e ripristino delle risorse idriche è il punto cardine per un’adeguata gestione territorio ed una agricoltura che si adatti ai cambiamenti.

Il suolo deve essere considerato non solo come “superficie disponibile” a qualunque uso ma contenitore capace di trattenere, filtrare e rendere disponibili grandi quantità di acqua.

Come scorre l’acqua sui diversi suoli?

L’acqua che entra nel suolo attraverso la pioggia, la fusione del manto nevoso o l’irrigazione si muove in esso in condizioni sature o non sature. Nel primo caso la porosità del suolo è completamente occupata dall’acqua, nel secondo caso, più comune, solo parzialmente. In tale situazione è importante il tasso d’infiltrazione e cioè la velocità con cui l’acqua entra nel suolo, asciutto o umido che sia. Il tasso d’infiltrazione dipende dalla porosità, dalla dimensione dei pori e dalla loro continuità, dal grado d’umidità del suolo e in generale dalla sua struttura.

A un estremo si trova la sabbia, in cui le particelle del suolo hanno un diametro che va da 0.05 a 2 mm. I suoli sabbiosi constano di grandi spazi, o canali, fra le particelle. All’altro estremo vi è l’argilla, le cui particelle sono di un diametro inferiore a 0.002 mm. I suoli argillosi possiedono aree di superficie più grandi e canali più piccoli fra le particelle. Con l’aiuto di sostanze organiche quali l’humus (sostanza organica decomposta), le particelle d’argilla si possono aggregare in “briciole” formando grandi canali che aiutano i processi di aerazione e l’infiltrazione di acqua al suolo.

In qualunque tipo di substrato, se la quantità d’acqua che entra nel suolo è minore di quella che vi arriva tramite le precipitazioni, l’acqua non assorbita scorre in superficie.

A seconda della velocità con cui scorre, essa può trasportare in sospensione più o meno materiale solido e causare erosione del suolo. Una volta che il suolo è saturo, cioè completamente pervaso d’acqua, la velocità con cui l’acqua si muove attraverso di esso è detta permeabilità. Si tratta di una proprietà importante del suolo perché è un indice della sua propensione a rimanere sommerso dopo forti piogge o esondazioni.

Il legame tra erosione, compattazione del suolo e l'aumento degli eventi catastrofici. FONTE: FAO, 2023.

Il legame tra erosione, compattazione del suolo e l’aumento degli eventi catastrofici. FONTE: FAO, 2023.

L’importanza della porosità dei terreni

La permeabilità dipende dalla dimensione dei pori e della loro interconnessione. La presenza di orizzonti compatti, cementati o idrofobici, ancorché sottili, può rendere un suolo poco permeabile o addirittura impermeabile. Invece, con l’interruzione dell’apporto esterno di acqua al suolo, i primi pori a svuotarsi sono quelli più grandi, che sono anche i più efficienti a trasportare acqua; l’acqua va via per gravità e rimangono pieni solo i pori più piccoli. Se ancora l’acqua all’interno di questi pori più piccoli diminuisce, la pellicola d’acqua adesa alle particelle diventa discontinua e il flusso d’acqua che attraversa il suolo diventa modesto. Ed è così che diminuisce la conducibilità idraulica del suolo e quindi la disponibilità di acqua per le piante.

Nessuna delle due alternative sopra descritte è ottimale per le attività agricole: troppa acqua al suolo genera ristagno idrico e anossia, la carenza di acqua genera invece stress idrico per le piante. È in questo contesto che la comprensione del proprio territorio, la capacità di studiare i flussi ed i movimenti dell’acqua e la progettazione diventano essenziali per la sostenibilità di un’azienda agricola.

La gestione delle risorse idriche a La Scoscesa

Una vera e propria rivoluzione ecologica la sta portando avanti Lorenzo Costa, gestore dell’azienda agricola “La Scoscesa” a Gaiole in Chianti. In seguito allo studio e all’osservazione ambientale ed ecologica dei 9 ettari di paesaggio aziendale, grazie a metodi di progettazione in permacultura, Lorenzo Costa ha organizzato la gestione idrica della propria azienda in modo da tutelare la risorsa, gestirla, rigenerarla, rallentarla, infiltrarla al suolo e conservarla e renderla disponibile per l’ecosistema del territorio.

L’acqua non viene più vista in modo utilitaristico per irrigare le piante, ma al contrario come bene raro, da preservare e gestire nel migliore dei modi all’interno del paesaggio e di un territorio curati dall’essere umano. Lorenzo segue principi di progettazione in permacultura che aiutano a comprendere come progettare il territorio e l’acqua. Queste linee guida generali si possono applicare sia in ambito rurale che in ambito urbano.

I tre concetti chiave per la gestione sviluppati a La Scoscesa sono “rallenta, distribuisci e infiltra”.

Rallentando l’acqua, si riduce la sua velocità e di conseguenza la forza erosiva nei confronti delle particelle del suolo.

Distribuendola si rende disponibile in modo uniforme su un territorio, aumentando la conducibilità idraulica dei suoli e la loro umidità.

Infiltrandola nel suolo e nel sottosuolo si conserva la risorsa, ristorando il ciclo idrologico naturale di un territorio.

I sette principi di progettazione in permacultura

Per favorire la realizzazione di questi tre semplici concetti e riportare un suolo in condizioni ottimali è necessario seguire dei principi di progettazione che si possono riassumere nei seguenti punti.

  1. Osservare il comportamento ed il movimento dell’acqua in un territorio, le aree in cui si accumula dopo una precipitazione e le aree in cui è meno presente.
  2. Pensare alla progettazione della risorsa idrica sfruttando la topografia, partire quindi dal punto topograficamente più elevato e sfruttare la forza di gravità per movimentare l’acqua.
  3. Adottare più soluzioni semplici e di facile realizzazione.
  4. Distribuire ed infiltrare il flusso, tramite la realizzazione di bacini di infiltrazione utili per rigenerare le falde.
  5. Progettare piccoli bacini di captazione dell’acqua assicurandosi di poter gestire anche le acque in eccesso.
  6. Favorire la copertura del suolo per migliorare la rizosfera, aumentare la sostanza organica e di conseguenza garantire una buona struttura del suolo e della porosità.
  7. Massimizzare le connessioni tra le soluzioni che vengono adottate, aumentare la permeabilità del suolo e i tempi di permanenza dell’acqua in un dato territorio senza che questa vengacanalizzata e fatta scorrere via.

Grazie ad un’attenta gestione del territorio e delle risorse della propria azienda, Lorenzo Costa, in sei anni di attività a La Scoscesa, ha ristorato l’ecosistema in cui vive e lavora rigenerando le risorse idriche e rendendole disponibili per le specie vegetali coltivate. Ha realizzato in azienda più di 19 bacini di captazione collegati l’un l’altro, capaci di contenere fino a 190 mila litri di acqua.