5 Marzo 2024

Siccità, per l’Italia anche il 2024 sarà un anno ad alto rischio

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Sulle Alpi il deficit attuale della risorsa idrica nivale è del 26% rispetto alla media storica, sugli Appennini è di quasi il 90%. Un dato che si riflette sul rischio siccità per i prossimi mesi. FOTO: Marina Leonova, Pexels

Dalla Sicilia alle Alpi, le alte temperature e le precipitazioni decisamente scarse dei mesi invernali hanno causato mancanza di acqua e neve. La morsa della siccità non coinvolgerà solo il Sud. Piemonte e Veneto sorvegliati speciali

di Valeria Pagani *

 

“È necessario dichiarare lo stato di calamità naturale in quelle zone che stanno soffrendo maggiormente il problema della siccità, un problema che sta portando a ripercussioni sul sistema agropastorale isolano con rischi sul sistema irriguo dei prossimi mesi”. Il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, ha rilasciato alla stampa questa dichiarazione il 12 gennaio scorso. Lo stesso giorno il Consorzio di Bonifica della Sardegna Centrale ha vietato l’utilizzo dell’acqua per uso irriguo in tutti e tre i sub-comprensori di sua competenza. A causa della scarsità di piogge e del caldo anomalo, infatti, la Sardegna ormai da mesi è all’asciutto.

L’Autorità di Bacino Regionale ha dichiarato che la richiesta d’acqua è stata superiore al consueto e negli invasi mancano attualmente circa 380 milioni di metri cubi rispetto alla media degli anni recenti. Una situazione grave per essere inverno inoltrato, quando le riserve idriche dovrebbero recuperare lo stock per far fronte alle stagioni primaverile ed estiva. La situazione non è però circoscritta alla sola Sardegna.

Sicilia, già dichiarato lo stato di calamità per siccità

Anche in Sicilia la crisi idrica ha già comportato il razionamento dell’acqua in almeno 39 comuni. Nell’isola mancano all’appello circa 54 milioni e mezzo di metri cubi rispetto alle medie più recenti. Motivo per cui il presidente della Regione, Renato Schifani, ha dichiarato a inizio febbraio lo stato di calamità naturale su tutto il territorio a causa della siccità.

“Dalle analisi che abbiamo condotto risulta che attualmente le aree in Italia con più problemi di siccità sono quelle del Sud, in particolare le Isole”, spiega Ramona Magno, responsabile dell’Osservatorio Siccità del CNR. “Dalle mappe risulta che in alcune zone di Sicilia e Sardegna, ma anche Calabria, Puglia e Basilicata, da almeno sei mesi le precipitazioni sono nettamente sotto la media. Il fatto di aver avuto temperature sempre elevate, in questo caso al di sopra della media, ha particolarmente inciso e aggravato lo stato delle riserve idriche superficiali, che soffrono, oltre al deficit di precipitazioni, l’elevata evapotraspirazione”.

Indice SPI 24 mesi. Lo SPI è un indicatore statistico basato sul confronto tra la precipitazione registrata in un determinato luogo e in un determinato periodo di mesi con la distribuzione a lungo termine della precipitazione per quel determinato luogo aggregata per lo stesso periodo di tempo. FONTE: Osservatorio Siccità CNR, febbraio 2024.

La mancanza di neve in Nord Italia

Lo Standardized Precipitation Index (SPI), uno degli indicatori maggiormente utilizzati per il monitoraggio della siccità, rivela però che non sono solo le regioni del Sud Italia a essere colpite da fenomeni siccitosi, ma anche quelle del Nord. “Negli ultimi due anni alcune aree del Nord Italia registrano un deficit importante delle precipitazioni, come ad esempio alcune zone del Piemonte e del Veneto”, continua Magno.

Se si controlla il bollettino idrologico di gennaio della Regione Piemonte, si scopre che, secondo l’indice di siccità sintetico del mese di gennaio 2024, la regione è al limite delle condizioni di normalità. Gli indici SPI evidenziano invece che, sulle scale temporali al di sopra dei tre mesi, la regione inizia a trovarsi in condizioni di siccità moderata. Le risorse superficiali stoccate a fine gennaio sono inferiori alla norma del 25%, e questo scarto negativo è dovuto soprattutto allo Snow Water Equivalent.

Indice SPI 24 mesi. Lo SPI è un indicatore statistico basato sul confronto tra la precipitazione registrata in un determinato luogo e in un determinato periodo di mesi con la distribuzione a lungo termine della precipitazione per quel determinato luogo aggregata per lo stesso periodo di tempo. FONTE: Osservatorio Siccità CNR, febbraio 2024.

Indice SPI 6 mesi. FONTE: Osservatorio Siccità CNR, febbraio 2024.

Risorsa idrica nivale, sugli Appennini deficit del 90%

L’equivalente idrico nivale o Snow Water Equivalent (SWE) può essere inteso come la quantità di acqua contenuta nella neve, un parametro che ha l’obiettivo di determinare la quantità totale di risorsa idrica immagazzinata nel manto nevoso e che riveste notevole importanza nel bilancio idrologico. La neve rappresenta infatti una riserva che ha capacità di rilascio graduale e garantisce l’approvvigionamento di risorsa idrica nei mesi in cui è più necessaria, ovvero la primavera e l’estate.

Secondo il monitoraggio della Fondazione CIMA (Centro Internazionale in Monitoraggio Ambientale), in Italia lo Snow Water Equivalent è ancora in deficit significativo rispetto allo storico (-39%). “Dobbiamo il deficit attuale, che purtroppo non è una novità rispetto agli inverni scorsi, a temperature alte associate a precipitazioni scarse”, spiega nel comunicato stampa Francesco Avanzi, ricercatore dell’ambito idrologia e idraulica di Fondazione CIMA. “L’anomalia di temperatura è stata particolarmente significativa sull’arco appenninico, nel quale, tra ottobre e dicembre, si sono registrate temperature di anche 2,5°C superiori rispetto alla media”. Se infatti sulle Alpi, dalla Liguria al Friuli Venezia-Giulia, il deficit attuale della risorsa idrica nivale è del 26% rispetto alla media storica, sugli Appennini è di quasi il 90%.

Previsioni per il futuro

“La stagione che andiamo a fotografare oggi potrebbe essere diversa da quella che si andrà a delineare domani, ma ciò che è interessante mettere in evidenza sono gli andamenti di lungo periodo”, spiega Maurizio Maugeri, professore di Fisica per il Sistema Terra e per il Mezzo Circumterrestre all’Università Statale di Milano. “Stiamo assistendo a un calo dell’innevamento sulle Alpi italiane: a causa delle sempre più alte temperature, le precipitazioni che prima erano nevose oggi sono liquide. La quota della neve è ormai sopra i 1.500 metri e questo fa sì che l’innevamento rimanga confinato solo alle zone più alte”.

La neve, infatti, deve aver modo di accumularsi nel corso dei mesi, e difficilmente poche nevicate intense e concentrate nel tempo riescono a colmare i deficit che si sono accumulati. Il perdurare di queste condizioni nel tempo non solo determina un ridotto apporto in falda per la ricarica degli acquiferi minori, ma riduce anche la resilienza degli acquiferi più stabili.

“Per il futuro – conclude Magno – la maggior parte dei centri europei, in termini di previsione a medio e lungo termine, dice che nel trimestre marzo-aprile-maggio avremo temperature ancora sopra la media. Per quanto riguarda invece le precipitazioni, abbiamo previsioni per marzo leggermente sopra la media al Nord Italia, mentre ad aprile e maggio torneranno sotto la media nella zona mediterranea centro-orientale. Un fatto negativo soprattutto per i settori dell’agricoltura e dell’allevamento, che vedranno cominciare la stagione primaverile già in forte deficit di risorsa idrica”.

La situazione dell'indicatore SPI 24 mesi in Europa. FONTE: Osservatorio Siccità CNR, Bollettino Gennaio 2024

La situazione dell’indicatore SPI 24 mesi in Europa. FONTE: Osservatorio Siccità CNR, Bollettino Gennaio 2024

 

* L’articolo originale è stato pubblicato su Renewable Matter.