12 Settembre 2022

Guerra in Ucraina, i danni all’agricoltura dureranno per (almeno) un secolo

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Un terreno contaminato a Verdun, nel nord della Francia. Gli effetti della contaminazione del suolo nei campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale sono evidenti a oltre un secolo di distanza. Un precedente che spaventa l’Ucraina e l’agricoltura globale. Foto: dominio pubblico

I terreni dell’Ucraina rischiano di subire le stesse conseguenze dei suoli del nord della Francia, tuttora contaminati dai residui delle munizioni usate nella Prima Guerra Mondiale. Un grave problema per l’intera filiera agroalimentare globale

di Matteo Cavallito

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L’impatto della guerra potrebbe costare all’Ucraina danni sui raccolti per almeno 100 anni. Lo suggerisce il quotidiano britannico The Independent citando una ricerca pubblicata nelle scorse settimane dallo European Journal of Soil Science. Lo studio, a cura di due ricercatori della Christ Church University di Canterbury, nel Regno Unito, prende in esame gli effetti della contaminazione prodotta durante la battaglia delle Somme nella Prima Guerra Mondiale. Le conseguenze per il terreno sono evidenti ancora oggi e suggeriscono implicitamente uno scenario post bellico particolarmente problematico per il settore agricolo ucraino.

Lo studio

Condotto presso lo Sheffield Memorial Park, un’area boschiva situata nei pressi del villaggio di Puisieux, nel nord della Francia, lo studio è stato avviato a partire dalla raccolta di campioni di suolo nei luoghi del conflitto. L’obiettivo dei ricercatori consisteva nel valutare le alterazioni delle proprietà chimiche nei crateri formatisi a seguito delle esplosioni. I risultati hanno evidenziato concentrazioni anomale di alcuni elementi.

“Si è verificato un accumulo di piombo nel suolo pari a 72-78 mg per chilo di terra, oltre quattro volte il valore registrato nelle zone non colpite”, si legge nell’analisi. “I terreni presentano anche una concentrazione di rame compresa tra 27 e 31 mg per chilo, due volte e mezzo rispetto al dato di riferimento degli altri suoli. Per questo elemento, ogni campione mostrava numeri superiori a quelli registrati fuori dai crateri. Sebbene due terzi dei campioni presentino valori di piombo inferiori rispetto a quello di riferimento, alcuni di essi evidenziano concentrazioni 100 volte superiori”.

Un suolo martoriato da un miliardo e mezzo di proiettili

A oltre un secolo dagli scontri – che ebbero luogo nell’estate del 1916 – il terreno continua a evidenziare gli effetti della contaminazione. Si stima, ricorda la co-autrice della ricerca Naomi L. J. Rintoul-Hynes, che nel corso del primo conflitto mondiale sul solo fronte franco-tedesco siano stati sparati 1,45 miliardi di proiettili di vario calibro. “Molti degli ordigni inesplosi, che costituiscono secondo le stime il 30% del totale, devono ancora essere scoperti”, aggiunge il quotidiano britannico. “Nel 2015, agli agricoltori del nord della Francia è stato ordinato di distruggere i loro raccolti a causa dell’inquinamento”.

Il fenomeno della cosiddetta “bombturbation” – ovvero l’insieme degli effetti a lungo termine delle esplosioni sul terreno – continua insomma a presentare il conto anche oggi. Da qui l’inquietante parallelo con i suoli ucraini, destinati a subire lo stesso tipo di contaminazione. Un evento, aggiunge la ricercatrice, che “potrebbe avere un impatto sulla sicurezza alimentare non solo in Ucraina ma anche su scala globale”.

Infographic: Why the War in Ukraine Threatens Global Food Security | Statista Fonte: Statista

Danni globali

I timori sono legati al peso della produzione alimentare della regione. Nel 2019, l’Ucraina, che ospita quasi un quarto del suolo nero globale, il tipo di terreno più fertile presente sul Pianeta, ha superato la Russia diventando il primo esportatore di grano con quasi 50 milioni di tonnellate piazzate sul mercato. A fronte, nell’occasione, di un raccolto complessivo da 70 milioni di tonnellate.

Dopo l’invasione da parte di Mosca, tuttavia, il governo di Kiev ha diffuso stime estremamente preoccupanti sui raccolti previsti per il 2022. Ipotizzando che il Paese possa essere in grado di seminare appena 7 milioni di ettari, meno della metà dei 15 milioni previsti prima della guerra.

Oggi, ricorda l’Independent, “il 40% delle forniture di grano del Programma Alimentare Mondiale proviene dall’Ucraina. Circa 22 milioni di tonnellate sono bloccate in attesa di essere esportate”. Il Paese, inoltre, “produce ben il 6% di tutte le calorie scambiate sul mercato alimentare internazionale”. Nel 2021, i terreni ucraini hanno generato “circa 80 milioni di tonnellate di grano, mais e orzo“. Un dimezzamento della produzione, ovvero un deficit di 40 milioni di tonnellate, rappresenta, in termini di apporto calorico, l’equivalente di tre anni di consumi alimentari di un Paese paragonabile al Regno Unito.