31 Maggio 2021

L’esempio di Terra Felix: il recupero del suolo batte agromafie e caporalato

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Dal 1997 l’organizzazione attiva nelle province di Napoli e Caserta promuove la rigenerazione della terra attraverso l’agricoltura sostenibile e la formazione. Oggi, l’agenda delle sue attività è più ricca che mai

di Matteo Cavallito

 

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Terra difficile. Ma anche luogo di rinascita, speranza e valorizzazione concreta. Terra Felix, ovvero una storia di coraggio e perseveranza contro una lista di avversità da far impallidire. Speculazione, criminalità organizzata, degrado e pregiudizi: tutto lì, in quella striscia di territorio compreso tra il Casertano meridionale e l’area settentrionale della provincia di Napoli. Tutto inizia nel 1997 con la collaborazione tra il Comune di Succivo, l’associazione Geofilos e Legambiente. Il primo passo è l’assoggettamento a vincolo indiretto dei terreni attorno al Casale di Teverolaccio, vera e propria eccellenza agricola del luogo. Il resto è storia. Nella direzione costante dello “sviluppo culturale, sociale e ambientale”.

Terra Felix. Foto: Francesco Pascale, Terra Felix

Francesco Pascale, direttore esecutivo di Terra Felix: “La speculazione edilizia aumentava sulla spinta della criminalità. È in quel contesto, in risposta al problema, che sono nati i nostri progetti di rigenerazione del suolo”. Foto: Francesco Pascale, Terra Felix

Tutto ruota attorno al recupero della terra

“Negli anni ’90 abbiamo iniziato ad operare in un territorio in cui si parlava poco di ecologia” racconta il direttore esecutivo di Terra Felix, Francesco Pascale. “Così facendo ci siamo scontrati con forti difficoltà ed evidenti mancanze. Per capirci: parliamo dell’epoca in cui Legambiente denunciava per la prima volta il fenomeno della Terra dei fuochi nel suo Rapporto sulle ecomafie con tutte le inevitabili conseguenze”. La denuncia è concreta e doverosa ma l’effetto indiretto è dietro l’angolo. Per le eccellenze agricole locali la caduta di immagine è forte e a crescere, di riflesso, è il fenomeno dell’abbandono della terra. “La speculazione edilizia aumentava sulla spinta della criminalità, ormai impegnata ad accaparrarsi gli spazi degradati” prosegue Pascale. “È in quel contesto, in risposta al problema, che sono nati i nostri progetti di rigenerazione del suolo”.

Il recupero del casale ha implicato diversi interventi: la valorizzazione del giardino, la realizzazione di un’area espositiva e di degustazione di prodotti locali (la “tipicheria”), l’apertura di un Ecomuseo e di laboratori didattici, la realizzazione di 18 orti sociali. Ma le iniziative non si sono esaurite qui.

Rigenerazione e formazione

Il progetto più ambizioso resta indubbiamente AgRigeneration, opera di recupero del suolo e di riattivazione dell’agricoltura nei terreni confiscati alle mafie. Operativo nell’area “dei Mazzoni”, che comprende sei comuni della provincia di Caserta, il programma ha il suo cuore pulsante a Santa Maria La Fossa, in località Ferrandelle, dove all’interno di un capannone di circa 250 mq è stato allestito un “Centro di Documentazione ed Educazione Ambientale”. La struttura di Terra Felix, intitolata a Pio La Torre, è gestita dal Consorzio Pubblico Agrorinasce. L’obiettivo? Promuovere la rigenerazione del sistema locale in chiave innovativa e sostenibile, costruendo una rete di operatori e sviluppando l’economia sociale. Una strategia pensata non solo per la valorizzazione dei prodotti ma anche per il contrasto a due grandi piaghe: le agromafie e il caporalato.

La formazione è essenziale

AgRigeneration mette in contatto le aziende agricole che gestiscono i beni confiscati. Fornendo al tempo stesso una vera e propria formazione “sul campo”. I temi affrontati, infatti, includono l’agricoltura biologica, il risparmio idrico ed energetico, la gestione dei rifiuti, la riduzione delle emissioni e l’uso delle bioplastiche in agricoltura. Un argomento, quest’ultimo, già al centro dell’interesse della politica agricola UE e che, in un territorio spesso martoriato dalla pratica dello smaltimento illegale, assume un ruolo ancora più rilevante.

“Se vogliamo assicurare uno sviluppo concreto dobbiamo formare gli operatori” spiega Pascale. “L’operazione – prosegue – ha successo perché non si basa su una formazione classica bensì sul coinvolgimento e l’offerta di prove sul campo. Le aziende, infatti, hanno compreso l’importanza della comunicazione delle pratiche sostenibili e delle ricadute positive che ciò comporta nella promozione dei loro prodotti”. Se a ciò si aggiunge l’effetto combinato del ricambio generazionale e della riscoperta dell’agricoltura di prossimità, un fenomeno emerso con forza durante la pandemia, non è difficile comprendere quanto questo genere di iniziative, dunque, possa raccogliere crescente interesse.

AgRigeneration mette in contatto le aziende agricole che gestiscono i beni confiscati. Fornendo al tempo stesso una vera e propria formazione “sul campo”. Foto: Francesco Pascale, Terra Felix

AgRigeneration mette in contatto le aziende agricole che gestiscono i beni confiscati. Fornendo al tempo stesso una vera e propria formazione “sul campo”. Foto: Francesco Pascale, Terra Felix

La scommessa degli orti sociali

L’ultima iniziativa, in ordine di tempo, riguarda la promozione degli orti sociali attraverso il progetto Horticultura. Da qualche settimana, nello scenario del Parco Reale della Reggia di Caserta, gli alunni di quattro scuole elementari della zona hanno iniziato a sperimentare le prime attività agricole. L’idea è quella di coinvolgere i giovani studenti nella coltivazione di alcune piante di pomodoro cogliendo l’occasione per approfondire temi essenziali come ecologia, sostenibilità e tutela del patrimonio. “In questo modo – precisa infatti Pascale – è possibile promuovere diverse sessioni educative parlando di molti argomenti diversi”.

Le attività di Terra Felix, ovviamente, non si fermano. L’organizzazione è tuttora impegnata nella realizzazione di un hub rurale nello storico casale di Teverolaccio per promuovere la divulgazione e la valorizzazione dei prodotti locali con la collaborazione del giovane e affermato chef Nello Turco. Il progetto è reso possibile da un’ampia partnership che comprende Slow Food, Novamont e Coldiretti.