22 Dicembre 2023

E se le erbe infestanti stessero vincendo la guerra contro il glifosato?

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È l’ipotesi di uno studio americano: nei suoli trattati con il glifosato le piante destinate all’eradicazione si stanno nuovamente diffondendo. Un fenomeno che smorza gli entusiasmi che hanno accompagnato in parte la parabola del contestato erbicida

di Matteo Cavallito

 

Nelle regioni del Nord America coltivate a mais e soia e trattate con il glifosato, uno dei più noti e contestati erbicidi, le piante infestanti che avrebbero dovuto essere eradicate starebbero guadagnando nuovamente terreno dopo aver sviluppato una certa capacità di adattamento. Lo sostiene uno studio a cura dell’Agricultural Research Service del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA-ARS) e dell’Università dell’Illinois Urbana-Champaign.

Lo studio

L’indagine si è basata sulla raccolta dei dati annuali delle prove di valutazione degli erbicidi condotte presso alcune università degli Stati Uniti e del Canada. “Le prove realizzate da 24 istituti negli Stati Uniti e in Canada dal 1996 al 2021 sono state raccolte in un unico database”, afferma lo studio. Gli studiosi hanno testato per ogni anno le prestazioni del glifosato, da solo o in combinazione con un altro erbicida. L’indagine ha riguardato sette erbe infestanti.

La capacità di controllo nelle aree trattate solo con il glifosato è calata nel tempo mentre quella misurata nelle zone soggette all’impiego preliminare di un altro erbicida è rimasta relativamente invariata.

“Questi risultati”, sottolinea lo studio, “illustrano il rapido adattamento al glifosato di specie infestanti importanti dal punto di vista agronomico”. L’inclusione di una maggiore diversità nei sistemi di gestione delle specie infestanti, aggiunge la ricerca, “è essenziale per rallentarne l’adattamento e prolungare l’utilità delle tecnologie esistenti e future”.

Le erbe si sono adattate al glifosato

Secondo Chris Landau, ricercatore dell’USDA-ARS e principale autore dello studio, citato in una nota diffusa dall’Università dell’Illinois, l’analisi “rappresenta una delle più ampie misure cumulative di come le comunità di erbe infestanti si siano adattate alle tattiche semplificate di gestione adottate su larga scala in tutto il Nord America”. Sebbene il glifosato si sia dimostrato particolarmente efficace all’inizio, la maggior parte delle piante nocive ha mostrato segni di adattamento alla sostanza chimica in soli due o tre anni.

Nell’arco di un decennio, prosegue la nota, la reattività al glifosato delle erbe ha registrato nei casi peggiori un calo del 31,6%. Evidenziando ulteriori diminuzioni con il passare del tempo. Il meccanismo non è del tutto chiaro. Appare comunque evidente come la strategia basata sull’impiego di un solo erbicida si sia rivelata fallimentare.

Un erbicida sotto accusa

Particolarmente diffuso, non solo in America, il glifosato è da tempo nel mirino di molti critici che ne denunciano gli effetti avversi per gli esseri umani e l’ecosistema del suolo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad esempio, ha definito la sostanza “probabilmente cancerogena per le persone”. Mentre un’indagine condotta nel 2021 in Messico dai ricercatori dell’Università olandese di Wageningen, ha rilevato una correlazione negativa tra la presenza dell’erbicida e la densità di diverse categorie di macroinvertebrati.

Nel 2017 la Commissione europea ha concesso un’approvazione quinquennale per il glifosato. L’autorizzazione è scaduta il 15 dicembre 2022 ed è stata successivamente rinnovata per un anno. Il 16 novembre scorso, la Commissione europea si è impegnata a rinnovare l’autorizzazione per altri dieci anni. L’intervento dell’esecutivo UE si basa sull’opinione favorevole dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ed è arrivato in risposta al mancato raggiungimento di una maggioranza qualificata nella votazione sul tema da parte dei rappresentanti dei 27 Paesi dell’Unione.