11 Gennaio 2022
L'Italia è il terzo Paese Ue per estensione delle colture biologiche (pari al 15% della superficie agricola totale). Il suo mercato vale oltre 3,5 miliardi, il 10% del totale dell'intero valore del mercato biologico comunitario.

Il Bioreport 2020 indica una crescita delle coltivazioni bio a livello globale e nazionale. Nel nostro Paese coprono quasi il 16% delle superfici agricole. L’obiettivo europeo di portarle a un quarto del totale entro il 2030 è a portata di mano

di Emanuele Isonio

 

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È indubbiamente un elenco di buone notizie quello che riguarda il settore dell’agricoltura biologica ed è contenuto nel rapporto Bioreport 2020. La pubblicazione, realizzata dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura), Ministero delle Politiche agicole e dal Programma di sviluppo 2014-2020 della Rete Rurale Nazionale fotografa l’andamento del settore. E i numeri sono tutti positivi, sia a livello internazionale sia per quanto riguarda, più specificamente, la situazione italiana. Anzi, la notizia più importante riguarda proprio il nostro Paese: siamo secondi a livello mondiale, dopo gli Stati Uniti, nella classifica dell’export, con 2,425 miliardi di euro. Una cifra di assoluto riguardo, che evidenzia le potenzialità economiche del settore.

L’Africa galoppa, l’Asia stenta

Ma il dato che riguarda l’export, per quanto importante, non è probabilmente il più rilevante per capire il trend di un settore da più parti indicato come cruciale per trasformare l’agricoltura da fattore con un impatto ambientale negativo a strumento per curare clima, ambiente e qualità dei suoli.
A livello planetario, rivela il Bioreport 2020 citando dati FiBL, il mercato del biologico ha raggiunto (e superato) i 106 miliardi di euro, con un aumento di quasi 10 miliardi di euro rispetto all’anno precedente. Più contenuta la crescita di superficie, pari all’1,6%, ovvero 1,1 milioni di ettari. Ovviamente molto diverse sono le situazioni delle varie macroaree: si va da un +9,5% di superficie coltivata a biologico in Africa, 9% in Nord America fino al -7% dell’Asia. Un dato in controtendenza dovuto alla perdita di circa 700mila ettari di prati in Cina. I margini di crescita globale però sono enormi se si pensa che al momento appena l’1,5% della superficie agricola complessiva segue criteri biologici.

Chi esporta più prodotti biologici nel mondo. FONTE: Bioreport 2020.

Chi esporta più prodotti biologici nel mondo. FONTE: Bioreport 2020.

Nella Ue è biologico l’8,5% dei terreni

In questo contesto, l’Unione europea guida il gruppo dei territori in cui il bio è più diffuso. Ormai l’8,5% dei terreni agricoli nella Ue è coltivato secondo metodi biologici, pari a oltre 13 milioni di ettari. Il trend di crescita di tali superfici, nell’ultimo decennio è stato pari al 62%. Sull’uso del suolo dedicato al biologico nell’UE, i dati Eurostat confermano per il 2019 la bipartizione tra seminativi (45%, preponderanti in area scandinava e nei Paesi dell’Europa dell’Est), e prati/pascoli (44%), maggiormente presenti in area mediterranea). Le piantagioni coltivate insistono invece sul residuo 11%.

“Tuttavia – sottolinea Elena Panichi, capo dell’Unità Agricoltura biologica della Commissione europea – questo incessante aumento di superfici convertite a biologico sta registrando, contro ogni aspettativa, un certo rallentamento negli ultimi anni. Possiamo dire che se la curva di crescita ha un coefficiente positivo, la sua derivata sta diminuendo, testimoniando una decelerazione del, seppur positivo, tasso di crescita”.

Il peso delle aree agricole coltivate a biologico nella Ue. FONTE: Eurostat 2020.

Il peso delle aree agricole coltivate a biologico nella Ue. FONTE: Eurostat 2020.

Ma il divario Est-Ovest è pesante

Non mostrano invece rallentamenti i consumi. Anzi, i valori di mercato segnano tassi di incremento piuttosto sostenuti. Il biologico nella Ue a 27 vale oltre 37 miliardi di euro. Solo il mercato tedesco ne rappresenta quasi un terzo. Numeri da vero mercato globale e non più comparto di nicchia. La diffusione però non è omogenea in tutta l’Unione. Profonda è la differenza tra l’Est e l’Ovest, sia dal punto di vista delle superfici coltivate, sia per le dinamiche economiche e di consumo. Le colture bio passano dal 25% dell’Austria allo 0,5% di Malta. Ma anche tre enormi aree agricole come Bulgaria, Romania e Polonia sono ancora votate all’agricoltura convenzionale: il regime biologico interessa percentuali comprese tra il 2,3 e il 3,5%.

Nei consumi avviene qualcosa di molto analogo: i prodotti biologici rappresentano il 13% del paniere alimentare di un consumatore danese mentre sono prossimi allo zero in Bulgaria e Slovacchia.

Nella Ue, Austria e Svezia guidano la classifica delle superfici coltivate a biologico. FONTE: Bioreport 2020.

Nella Ue, Austria e Svezia guidano la classifica delle superfici coltivate a biologico. FONTE: Bioreport 2020.

Italia, la metà degli operatori biologici

C’è poi la situazione (alquanto rosea) dell’Italia. Le estensioni biologiche coprono il 15,8% della superficie agricola, terzo Paese per dimensioni coltivate in assoluto, con 2 milioni di ettari. Il suo mercato vale oltre 3,5 miliardi, il 10% del totale dell’intero valore del mercato biologico comunitario. Gli operatori censiti nel 2019 sono stati 81mila (+2% sul 2018). Stabili le aziende agricole (70.540 unità). Quelle di trasformazione aumentano invece del 9,2% (circa 2mila unità), fino a raggiungere le 21mila unità. Il dato più positivo (+14%) è l’evoluzione di aziende agricole che integrano la produzione primaria con la trasformazione.

I numeri del biologico nelle diverse regioni italiane. FONTE: Bioreport 2020.

I numeri del biologico nelle diverse regioni italiane. FONTE: Bioreport 2020.

La metà degli operatori biologici italiani si trova al Sud e nelle Isole. In queste aree emerge una riduzione dei produttori (-2%), con punte del 5% in Calabria e 6% in Sardegna, di cui viene stigmatizzata nel report una fragilità del sistema produttivo regionale. In sofferenza anche le aziende a produzione esclusiva, che segnano una contrazione del 10%. Ma nel Meridione in ogni caso le colture biologiche sono quasi il 21% del totale dei terreni.
Nel centro italia, invece le aziende biologiche sono aumentate in modo considerevole: +10%, con un picco di +37% nelle Marche. Rispetto alla superficie agricola, quelle bio sono pari al 21%. Molto indietro, anche rispetto alla media nazionale, il Settentrione: i suoi 800mila ettari coltivati a biologico coprono appena l’8,1% della superficie agricola.

La situazione italiana, ma anche quella media registrata nella Ue è quindi un’ottima base per guardare con ottimismo alla possibilità di tagliare il traguardo del 25% della superficie agricola coltivata con metodi bio che la Ue ha fissato per il 2030.

Il trend di crescita decennale delle superfici biologiche e degli operatori. FONTE: BIoreport 2020.

Il trend di crescita decennale delle superfici biologiche e degli operatori. FONTE: BIoreport 2020.

Indiscussi benefici per suolo e biodiversità

Un obiettivo portato alla ribalta sia nel Green Deal, sia nelle due strategie specifiche, avviate dalla Ue: la Farm to Fork e quella sulla biodiversità. “L’obiettivo del 25% è sicuramente ambizioso ma raggiungibile” commenta Panichi. “In una situazione business-as-usual, cioè in assenza di impulso politico, è stata stimata un’espansione del settore biologico di circa 7-10 punti percentuali rispetto alla situazione attuale. Nel 2030 arriveremmo a circa il 15-18% della superficie totale”.

Il danno non sarebbe solo per lo sviluppo economico del settore ma anche ambientale. “L’agricoltura biologica – ricorda Panichi – ha indiscussi benefici per ciò che riguarda la preservazione della biodiversità, l’effetto sul suolo e la sua struttura, oltre che sicuramente il ripristino della sua fertilità, la lotta contro la desertificazione, la qualità delle acque e il cambiamento climatico”.