21 Febbraio 2024

Biocarburanti: dalle formiche nuove indicazioni sulla tutela della biodiversità

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Ricerca USA: gli effetti sulle comunità delle formiche sono un esempio delle conseguenze delle politiche energetiche e del successivo cambiamento di uso del suolo

di Matteo Cavallito

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La perdita di biodiversità è considerata un possibile effetto collaterale della coltivazione intensiva finalizzata alla produzione di biocarburanti. Alcune scelte strategiche, tuttavia, possono aiutare a raggiungere un equilibrio migliore limitando le ricadute per gli ecosistemi. Ma come orientarsi tra le varie alternative a disposizione? Una possibile risposta possono offrirla alcuni soggetti insospettabili: le formiche.

A suggerirlo è una ricerca statunitense pubblicata sulla rivista Frontiers in Conservation Science. Confrontando le comunità di insetti in diversi tipi di sistemi di coltivazione gli autori hanno potuto comprendere come questi sistemi modellino le comunità biotiche e le loro funzioni.

Perché le formiche?

Particolarmente diffuse nei pascoli e negli agrosistemi, ricordano i ricercatori, le formiche “possono essere importanti predatori, distributori di semi nonché ingegneri del suolo”. Ovvero, candidati perfetti per fornire indicazioni utili sull’impatto delle coltivazioni sulle comunità di insetti.

“Esiste un’ampia gamma di sistemi di coltivazione che non sono ancora ampiamente diffusi ma che potrebbero diventare di uso comune e la nostra conoscenza dei loro attributi ecologici e degli impatti sulla biodiversità è limitata”, spiega la ricerca.

Le formiche, prosegue lo studio, “sono componenti prominenti e funzionalmente importanti degli ecosistemi erbosi e agricoli. Data la loro grande influenza sulla struttura e sulla funzione dell’ecosistema, abbiamo cercato di capire come le loro comunità possano essere modellate da una serie di sistemi di colture per la produzione di biocarburanti.”.

Le scelte sulle coltivazioni impattano sulle funzioni ecosistemiche

I ricercatori hanno quindi esaminato dieci sistemi di coltivazione in un campo sperimentale nel Michigan. Questi comprendevano colture annuali (mais e due tipi di ginestra), sistemi perenni semplici pluriennali (due graminacee, miscanto e un mix di erbe autoctone) e sistemi perenni diversificati (prateria ricostruita, vegetazione spontanea e un sistema di ceduazione a breve rotazione con pioppi).

Negli ecosistemi complessi, le formiche hanno svolto più ruoli funzionali nel confronto con i sistemi semplici.

“I sistemi di colture perenni per la produzione di bioenergia, e in particolare quelli che incorporano una maggiore diversità vegetale, danno origine a una comunità di formiche più variegata”, ha spiegato Nathan Haan, ricercatore dell’Università del Kentucky e co-autore dello studio in una nota diffusa dagli scienziati. I risultati, osserva ancora lo studio, illustrano insomma “gli effetti divergenti che l’adozione di colture per la produzione di biocombustibili potrebbe avere sulle comunità di formiche e sulle importanti funzioni che esse svolgono negli ecosistemi”.

Alla ricerca di un compromesso

Le colture testate hanno diversi pro e contro per la produzione di biocarburanti. Alcune, ad esempio, sono più produttive, ma apportano scarsi benefici per la conservazione della biodiversità. Altre, come le specie miste, sembrano fornire indicazioni opposte. “Si tratta di valutare i possibili compromessi e capire come ottimizzarli“, spiega Haan. Individuando “quali sistemi di coltivazione favoriscano la biodiversità e quali no”.

Lo studio può quindi fornire un punto di vista importante. Proprio le formiche, conclude infatti la ricerca, “esemplificano la gamma di esiti che potrebbero verificarsi come risultato di future politiche energetiche e del conseguente cambiamento di uso del suolo”.

Negli Stati Uniti la produzione di biocarburanti si basa soprattutto sul mais (circa il 40% del suo raccolto è destinato ogni anno all’industria dell’etanolo). In questo quadro, tuttavia, “L’espansione di questa coltura comporterà una serie di risultati indesiderati, tra cui l’inquinamento da nutrienti, la semplificazione del paesaggio, l’aumento dell’uso di insetticidi e la perdita di biodiversità”. Per fortuna, conclude lo studio, è possibile incorporare sistemi di coltivazioni perenni in paesaggi agricoli semplificati, migliorando la biodiversità e i servizi associati.