12 Aprile 2024

Le alghe sono sorprendenti biofertilizzanti per il suolo

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Secondo uno studio americano, i cianobatteri o “alghe verde-azzurre” possono essere usati per produrre un biofertilizzante adatto ai terreni poveri di ferro, trasformandosi così in una risorsa naturale preziosa per gli agricoltori

di Matteo Cavallito

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I cianobatteri, noti anche come alghe verde-azzurre, sono considerati tipicamente una minaccia per l’ecosistema per via della loro capacità di generare tossine dannose. Nonostante questo, dicono ora gli studiosi, alcune loro caratteristiche potrebbero rivelarsi particolarmente preziose. Secondo una ricerca della Florida International University pubblicata sulla rivista Environments, ad esempio, questi stessi batteri potrebbero essere utilizzati addirittura come fertilizzanti naturali soprattutto nei terreni poveri di ferro. Trasformandosi così in una valida risorsa per gli agricoltori.

Lo studio

L’indagine si è svolta presso un sito sperimentale della stessa università nel corso di due anni. Qui gli autori hanno messo in pratica quattro diversi trattamenti per valutare le prestazioni dei biofertilizzanti a base di cianobatteri nelle condizioni geografiche e subtropicali della Florida meridionale. Nel dettaglio i ricercatori hanno trattato una parte del suolo con il solo biofertilizzante a base di alghe, un’altra con un fertilizzante chimico, una terza con una miscela di entrambi al 50%. Infine, hanno lasciato intatto uno spazio di terreno che ha assunto il ruolo di area di controllo.

Ebbene: “I risultati indicano che le applicazioni esclusive di biofertilizzanti e di prodotti sintetici hanno prodotto previsioni di sviluppo analitico delle piante nel suolo superiori del 29 e del 33% rispettivamente nel confronto con l’area di controllo”, spiega lo studio.

Un ruolo essenziale nell’apporto di ferro

E non è tutto: “L’assenza di clorosi interveale (ingiallimento delle foglie) nei trattamenti con biofertilizzante a base di cianobatteri (sia al 100% che con una miscela al 50% insieme al prodotto sintetico) suggerisce che questa stessa sostanza abbia avuto un ruolo nell’apporto di uno dei micronutrienti critici, ovvero il ferro. L’analisi del biofertilizzante ha indicato un contenuto di questo elemento pari a 2.000 parti per milione, il che avvalora direttamente la nostra osservazione”.

Inoltre, “l’altezza media delle piante (61 cm), la resa (130 grammi per vaso) e la produzione di biomassa vegetale (67 grammi) sono risultate significativamente più elevate nel trattamento esclusivo con biofertilizzante rispetto ai valori della zona di controllo”.

Dalle alghe anche vantaggi economici

Lo studio, insomma, “documenta il potenziale dei biofertilizzanti a base di cianobatteri come opzione valida rispetto ai fertilizzanti sintetici per la gestione sostenibile delle colture e il miglioramento della salute del suolo“. La disponibilità di una nuova risorsa naturale ricca di ferro dovrebbe tradursi per gli agricoltori in una riduzione dei costi associati alla coltivazione, ricorda una nota dell’International University. A maggior ragione in Florida, dove i suoli agricoli patiscono notoriamente una certa carenza dell’elemento.

Secondo gli autori, prosegue la nota, la sostituzione dei fertilizzanti sintetici con i cianobatteri “può far risparmiare fino al 15% sui costi di produzione senza alcuna perdita di raccolto, consentendo agli agricoltori di rimanere competitivi”. L’uso dei cianobatteri, inoltre, “contribuisce a migliorare  la qualità dell’acqua riducendo il deflusso dei nutrienti nei sistemi idrici di superficie”. Oltre a far aumentare, infine, “i livelli di materia organica nei terreni calcarei porosi, a beneficio dell’aggregazione e della stabilità del suolo”.

I biofertilizzanti come alternativa ai prodotti tradizionali
Nell’ambito dei cosiddetti bioprodotti, i biofertilizzanti, la cui funzione principale è quella di fornire elementi nutritivi alle piante, attirano da tempo l’attenzione degli osservatori. L’impiego di sostanze alternative, infatti, appare particolarmente utile nel contrastare i problemi associati all’uso eccessivo dei fertilizzanti di sintesi. Questi ultimi, come noto, sono realizzati con un processo ad alta intensità energetica e sono caratterizzati da un forte impatto in termini di emissioni. Al punto da costituire un serio ostacolo al raggiungimento della neutralità climatica.
Il loro uso a lungo termine, inoltre, contribuisce al progressivo esaurimento della disponibilità di sostanze nutritive nel terreno.

Secondo le stime della FAO nel 2021, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati definitivi, i suoli del Pianeta hanno assorbito 109 milioni di tonnellate di fertilizzanti azotati sintetici, 46 milioni di tonnellate di prodotti analoghi a base di fosforo e 40 milioni di tonnellate di sostanze contenenti potassio. Un fenomeno che si affianca al crescente impiego dei pesticidi che, nei primi due decenni del secolo, è cresciuto del 75% su scala globale.