13 Ottobre 2022

Russia: la siccità colpisce i raccolti. Timori per l’offerta globale

,

La siccità riduce l’estensione della semina in Russia alimentando implicite preoccupazioni per il mercato mondiale. Ma il fenomeno interessa anche il resto del Pianeta. E la guerra rischia di danneggiare ulteriormente l’export

di Matteo Cavallito

Listen to “Russia la siccità colpisce i raccolti. Timori per l’offerta globale” on Spreaker.

Occhi puntati sulla Russia ma questa volta la guerra non c’entra. Ad attrarre l’attenzione degli osservatori, infatti, è anche un altro fenomeno che da tempo colpisce le zone agricole del Paese generando comprensibile preoccupazione: la siccità. “Il basso livello di umidità dei terreni meridionali rappresenta un rischio per il raccolto 2023 del più grande esportatore di grano al mondo”, ha scritto la Reuters citando le parole di Roman Nekrasov, funzionario del ministero dell’Agricoltura.

Una prospettiva, insomma, che potrebbe creare ulteriore tensione sul mercato alimentare globale, già colpito dagli effetti dell’invasione dell’Ucraina e, più in generale, dalla spirale rialzista delle materie prime in atto dal 2021.

La siccità minaccia il grano della Russia

Il cosiddetto grano invernale, seminato in autunno per essere raccolto in estate, è di gran lunga il principale contribuente della produzione del Paese con una quota del 70% circa. Questo prodotto, ricorda la Reuters, “ha una resa maggiore rispetto alle varietà primaverili ed è meno vulnerabile alle condizioni atmosferiche”. La carenza idrica, tuttavia, rappresenta un problema non di poco conto.

Ad oggi, prosegue l’agenzia, le riserve di umidità sono basse nelle regioni di Krasnodar, Rostov e Stavropol, ovvero i principali granai del Paese.

Difficile, per il momento, fare previsioni accurate. Ma è comunque improbabile che il prossimo anno la Russia sarà in grado di ripetere la performance del 2022 quando i raccolti generarono 150 milioni di tonnellate di cereali.

Tensioni sull’export

Nelle ultime settimane di settembre le piogge hanno attenuato la siccità inducendo gli agricoltori ad accelerare la semina dei campi. Nonostante questo, ha avvertito però la società di consulenza Sovecon, il deficit rispetto ai numeri dello scorso anno resta evidente. Ad oggi i terreni seminati in Russia ammontano a 9,4 milioni di ettari contro i 10,7 di dodici mesi fa.

Il probabile calo dell’offerta per il mercato globale si aggiunge alle crescenti tensioni che caratterizzano il comparto. A luglio Mosca e Kiev avevano siglato un accordo per consentire alle navi cargo ucraine di lasciare i porti e attraversare il Mar Nero. Una condizione essenziale per garantire la continuità delle forniture per il Pianeta.

Ad oggi, rileva tuttavia il Financial Times, le operazioni di controllo – che si svolgono a Istanbul con l’ausilio ispettori internazionali – procedono sempre più a rilento con ovvie ricadute sulla disponibilità per i mercati. I recenti eventi bellici, inoltre, hanno contribuito a spingere nuovamente al rialzo i prezzi del grano di fronte al timore che la Russia possa recedere dall’intesa di questa estate.

Erosione e siccità: un problema globale

I problemi, in ogni caso, non sono legati solo alla guerra. Siccità ed erosione sono fenomeni diffusi ovunque, a partire dallo stesso teatro del conflitto.  In Ucraina, ad esempio, si stima che più di 500 milioni di tonnellate di terra siano erose ogni anno dai suoli arabili, causando la perdita di fertilità in oltre 32 milioni di ettari. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico che starebbe colpendo in modo particolare le regioni del sud che producono il 50% del grano nazionale.

Quanto alla siccità non mancano le preoccupazioni per molte aree produttive del Pianeta. Nelle principali regioni agricole, dagli Stati Uniti alla Francia e alla Cina, il fenomeno “sta riducendo i raccolti di grano e le scorte, aumentando il rischio di carestia in alcune delle nazioni più povere del mondo”, scrive la Reuters. Gli Stati Uniti, primo produttore di mais al mondo, dovrebbero registrare il raccolto più scarso degli ultimi tre anni. Alla fine della stagione 2022/23, afferma l’agenzia, le scorte mondiali di mais saranno sufficienti per soli 80 giorni di consumo. Il livello più basso da oltre dieci anni.