9 Aprile 2024

Rischi climatici, negli USA la prima norma per le società quotate

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La Securities and Exchange Commission vuole così standardizzare le informazioni soggette a rendicontazione. Gli investitori avranno così dati coerenti, comparabili e più chiari sui rischi legati al clima che potrebbero avere un impatto sull’azienda. Ma c’è già chi annuncia ricorso

di Giorgio Kaldor*

 

Nonostante la proposta sia stata più volte annacquata e il voto rinviato per oltre un anno, il 6 marzo 2024 la Securities and Exchange Commission (SEC) ha adottato la prima norma federale che obbliga tutte le società quotate statunitensi a pubblicare informazioni sui rischi legati al clima. Le regole approvate dalla SEC, l’Agenzia governativa americana per la vigilanza sui mercati finanziari, rappresentano un passo significativo nella promozione della trasparenza aziendale. Il documento, Enhancement and Standardization of Climate-Related Disclosures for Investors (Miglioramento e standardizzazione delle informazioni sul clima per gli investitori) introduce infatti standard comuni di rendicontazione. Un aspetto fondamentale per garantire la comparabilità delle informazioni societarie.

Le nuove regole della SEC completano così il quadro internazionale in materia ESG, aggiungendosi agli standard di rendicontazione approvati dall’International Sustainability Standards Board (IFRS S1 e S2) e dall’Unione Europea in vista dell’entrata in vigore della CSRD (ESRS). Le nuove norme approvate dalla SEC entreranno in vigore a dicembre 2024. Le società avranno poi un anno di tempo per conformarsi.

Cosa prevedono le nuove regole della SEC

“Queste regole finali si basano sui requisiti passati, imponendo alle public company e nelle offerte pubbliche di informare sui rischi climatici”, ha dichiarato il presidente della SEC Gary Gensler. “Le norme forniranno agli investitori informazioni coerenti, comparabili e utili per le decisioni, e agli emittenti obblighi di comunicazione chiari. Inoltre, forniranno specificità su ciò che le società devono divulgare, producendo informazioni più utili di quelle che gli investitori vedono oggi. Inoltre, richiederà che le informazioni sul rischio climatico siano incluse nei documenti della SEC, come i rapporti annuali e le dichiarazioni di registrazione, piuttosto che nei siti web delle società, il che contribuirà a renderle più affidabili.”

Le norme finali approvate dalla SEC impongono quindi al dichiarante di indicare i rischi legati al clima che hanno avuto e potrebbero avere un impatto significativo sulla strategia aziendale, ed eventuali misure (con relative spese) per mitigazione e adattamento.

Le limitazioni rispetto alle ipotesi iniziali

Tuttavia, gli obblighi introdotti hanno una portata ridotta rispetto alla proposta iniziale. Ad esempio, le aziende non dovranno fornire informazioni sulle emissioni di gas serra di Scope 3, quelle generate dai beni e dai servizi venduti, ma solo quelle dirette (Scope1) e indirette (Scope 2). Non solo.

Per queste ultime, la SEC ha introdotto una soglia di rilevanza che consentirà ai dichiaranti di ritardare la divulgazione di tali informazioni. Inoltre, le nuove regole si applicheranno solo alle grandi imprese e solo quando queste ritengano che le emissioni di gas serra rispettino il requisito di singola materialità. In altre parole, quando le società riterranno l’impatto delle emissioni significativo solo sulle operazioni e performance finanziari della propria organizzazione.

Anche in questa decisone la SEC ha optato per un approccio outside-in, che si concentra sull’impatto finanziario delle emissioni di carbonio sulle aziende. Non è invece stata adottata la valutazione di impatto su ambiente e società (inside-out) prevista dal principio di doppia materialità introdotto dalla Direttiva europea sulla responsabilità sociale delle imprese (CSRD).

Le reazioni

Il testo adottato dalla SEC ha già riscontrato opposizioni, nonostante l’eliminazione del requisito di divulgazione delle emissioni di Scope3. Come riportato da Bloomberg Law, il procuratore generale della Virginia Occidentale, Patrick Morrisey, ha annunciato che i leader repubblicani di dieci Stati stanno facendo causa per bloccare le norme appena pubblicate dalla SEC, perché, secondo loro, quella dell’ente federale sarebbe “una mossa di facciata per minare l’industria energetica”. Morrisey, insieme al procuratore generale della Georgia, ha presentato un ricorso alla Corte d’Appello degli Stati Uniti per l’Undicesimo Circuito. La loro petizione è sostenuta da altri otto stati: Alabama, Alaska, New Hampshire, Indiana, Oklahoma, South Carolina, Wyoming e Virginia.

Nel frattempo, Sierra Club, la più antica organizzazione ambientalista degli Stati Uniti, ha fatto sapere in un comunicato di stare valutando la possibilità di intentare causa alla SEC sia per l’eliminazione arbitraria di disposizioni chiave dalla norma finale sia per difendere l’autorità della SEC di attuare tale disposizione. Va infatti sottolineato che l’introduzione delle nuove norme è in ogni caso visto come un passo significativo.

“Grazie alle azioni della SEC, le aziende saranno finalmente tenute a fornire agli investitori e al mercato informazioni affidabili e comparabili su alcuni dei loro rischi finanziari legati al clima”, ha spiegato Ben Jealous, direttore esecutivo del Sierra Club. “Sebbene si tratti di un passo positivo, questa norma è molto lontana da ciò che è necessario. Le emissioni di gas serra sono una misura fondamentale della gestione del rischio climatico da parte di un’azienda e le emissioni di Scope 3 rappresentano la stragrande maggioranza delle emissioni della maggior parte delle aziende”.

Le diverse tipologie di emissioni appartenenti a Scope1, Scope2, Scope3. FONTE: Carbonsink.

Le diverse tipologie di emissioni appartenenti a Scope1, Scope2, Scope3. FONTE: Carbonsink.

L’articolo originale è disponibile su Renewable Matter.