2 Febbraio 2024

Buone non solo in cucina: il Maryland usa le ostriche contro l’erosione

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Nello Stato Usa, alcuni tratti di costa si riducono di 30 centimetri l’anno. Per contrastare l’erosione, l’Università del Maryland sta costruendo dei “castelli di ostriche” da usare come protezioni naturali. Capaci tra l’altro di garantire molti altri benefici ambientali

di Emanuele Isonio

 

Pochi luoghi sanno quanto dirompenti possono essere gli effetti dell’erosione come la contea di Dorchester, nello Stato del Maryland, sulla costa orientale degli Stati Uniti. Una penisola pianeggiante, a poca distanza da Washington e Baltimora, racchiusa tra la baia di Chesapeake e due fiumi (il Susquehanna vi forma l’estuario più vasto degli Usa). Da anni, la contea sta osservando uno degli aumenti del livello del mare più rapidi del Paese. Le previsioni per il futuro del Virginia Institute of Marine Science sono allarmanti: +40 centimetri entro il 2050 e +1,3 metri entro il 2100. Già oggi, l’erosione sta facendo perdere 30 centimetri di costa ogni anno. E con essa, alberi sradicati e proprietà immobiliari fronte mare distrutte o rese inutilizzabili.

Un'immagine satellitare della Chesapeake Bay (al centro) e della Delaware Bay (in alto a destra), lungo la costa atlantica degli USA. FOTO: Landsat/NASA

Un’immagine satellitare della Chesapeake Bay (al centro) e della Delaware Bay (in alto a destra), lungo la costa atlantica degli USA. FOTO: Landsat/NASA

I castelli di ostriche

Come reagire a tutto questo? L’idea del centro di Scienze ambientali dell’università del Maryland ha pensato di usare un approccio originale e capace di rispondere contemporaneamente al problema erosione, all’esigenza di filtrare le acque e di stimolare l’economia locale. Al centro di tutto ci sono le ostriche.
Lungo la costa della baia sono stati da tempo collocati frangiflutti, i rivestimenti e i riprap (armature rocciose posizionate artificialmente per proteggere il terreno dall’erosione o dall’avanzare delle acque). Ma gli scienziati statunitensi avevano notato che tali strutture non erano sufficienti e richiedevano in ogni caso costanti attività di manutenzione. Hanno allora iniziato a costruire dei veri e propri castelli di ostriche per integrarle.

“Abbiamo collocato dei blocchi cavi di cemento. Le ostrische vi si attaccano e creano così una barriera corallina artificiale” ha spiegato all’emittente televisiva CBS, Matthew Gray, professore associato presso il laboratorio Horn Point di Cambridge. “Man mano che le ostrische crescono, cementano insieme la struttura. In questo modo possiamo distribuire questi blocchi in modo da proteggere le coste”.

Una fortezza vivente

L’idea dei ricercatori è di farle agire come un rallentatore delle onde, indebolendone l’effetto distruttivo sui terreni costieri. I castelli di ostriche diventano tra l’altro una fortezza vivente, che respira e si ripara da sola. “Con l’innalzamento del livello del mare, quelle ostriche cresceranno e riempiranno quello spazio, rafforzando l’infrastruttura esistente in cemento”, ha proseguito Gray. Per misurare il modo in cui queste strutture effettivamente agiscono contro le onde viene utilizzata una serie di sensori, per ottenere dati che permettano di aggiornare il progetto.Hanno ad esempio capito che questo sistema funziona al meglio all’interno di una baia salata con inverni non troppo freddi. “Dobbiamo imparare a costruire con la natura e sviluppare soluzioni sostenibili” ha aggiunto Grey.

Ovviamente, proteggere le 3200 miglia di costa del Maryland richiederà tempo: la maggior parte dei progetti di tutela sono di piccola scala. Ma il progetto-ostriche va avanti. Finora la Chesapeake Bay Foundation, insieme al Dipartimento Risorse naturali del Maryland e ad altre agenzie governative, ha completato l’installazione di più di 5 chilometri quadrati di barriere coralline di ostriche. Progetti di ripristino che hanno ottenuto svariati riconoscimenti internazionali e decine di milioni di finanziamenti.

Recuperare una delle prime zone morte marine degli Usa

Il progetto infatti non risponde solo all’esigenza di contrastare l’erosione costiera. Ma anzi, assicura molti altri benefici all’ecosistema della baia, pesantemente minacciato da ormai mezzo secolo. Già negli Anni ’70 infatti la baia di Chesapeake era stata identificata come una delle prime zone morte marine: nell’acqua infatti la quantità di ossigeno era così bassa da non essere più in grado di ospitare forme di vita. Nel 2010, si è stimato che le zone morte della baia uccidessero oltre 75mila tonnellate di vermi e cozze ogni anno, indebolendo la base della catena alimentare dell’estuario. La causa dell’ipossia è da ricercare nella proliferazione di alghe, favorita dai deflussi urbani, agricoli e industriali nella baia.

Gli altri benefici delle barriere di ostriche

“Quando nell’acqua sono presenti nutrienti in eccesso – spiegano i ricercatori dell’Horn Point Laboratory – la fioritura delle alghe può diventare massiccia. Quando le alghe muoiono in grandi quantità, la loro decomposizione consuma molto ossigeno e la mancanza di ossigeno uccide i pesci e altre specie acquatiche.

In questo scenario, le ostriche si stanno rivelando degli alleati davvero preziosi: uno studio pubblicato nel 2018 ha quantificato l’impatto ecologico dell’installazione dei castelli di ostriche.

Grazie a un nuovo modello computerizzato, il Virginia Institute of Marine Science e il Center for Environmental Science dell’Università del Maryland hanno stimato la capacità di filtraggio dell’acqua delle barriere coralline ripristinate nel cosiddetto “santuario delle ostriche di Harris Creek” sulla parte destra della baia.

L’analisi ha confermato che, durante i mesi estivi, le ostriche sono in grado di filtrare l’intero volume dell’Harris Creek in meno di 10 giorni. Le barriere coralline ripristinate hanno inoltre il potenziale per rimuovere 450 tonnellate di azoto dalla baia nell’arco di un decennio.

Le barriere di ostriche forniscono poi l’habitat ideale per molte specie animali: altri mitili e tunicati, granchi e per il novellame. Nuovi alleati, che a loro volta aumentano la capacità totale di filtrazione e purificazione dell’acqua.