10 Gennaio 2024

Nei territori dell’Ucraina sotto parziale controllo russo dal 2014 l’area forestale si è ridotta del 25%. Lo evidenzia una ricerca americana che ha coinvolto due istituti di Kiev

di Matteo Cavallito

Ascolta “Ucraina le foreste vittime collaterali dell’invasione russa” su Spreaker.

Oltre agli inestimabili costi umani, il conflitto tra Russia e Ucraina produce anche significativi danni ambientali impattando in modo evidente sulle foreste. Lo segnala una recente indagine che ha coinvolto ricercatori dell’Università del Maryland, dello Space Research Institute di Kiev e del Politecnico della stessa capitale ucraina.

Lo studio prende in esame i territori delle regioni del Donetsk e del Luhansk sotto parziale controllo russo che appartengono al cosiddetto Emerald Network che riunisce alcune aree naturali sottoposte a tutela in base alla Convezione di Berna del 1979.

Lo studio

La ricerca, pubblicata sulla rivista Communications Earth & Environment,  riguarda un periodo di 25 anni compreso tra il 1996, data dell’adozione della Convenzione stessa da parte di Kiev, e il 2020. L’epoca osservata, quindi, non include l’ultimo conflitto innescato dall’invasione russa del 2022 ma comprende la contestata annessione della Crimea da parte di Mosca avvenuta all’inizio del 2014.

I ricercatori hanno utilizzato le immagini satellitari Landsat e Copernicus Sentinel 1 e 2 per analizzare i cambiamenti nella copertura forestale nelle aree protette della Rete Emerald situate nella regione di Luhansk, sotto parziale controllo russo da dieci anni.

Nei territori invasi si è perso il 25% delle foreste

I risultati, si legge nello studio, evidenziano come prima dell’invasione le politiche di conservazione della Convenzione di Berna avessero determinato un processo omogeneo di riforestazione (con un incremento della copertura forestale compreso tra l’8 e il 10%) “su entrambi i lati del territorio dell’Emerald Network che sarebbe stato successivamente diviso dalla linea di demarcazione nel 2014”.

L’indagine, inoltre, “mostra che, nonostante la guerra, dopo il 2014 i territori sotto il controllo dell’Ucraina hanno continuato a sperimentare la riforestazione (+9%), mentre mentre le aree occupate dai russi hanno subito una drastica perdita di foreste (-25%)”.

Danni e perdite del settore agricolo e del comparto allevamento in Ucraina. Fonte: FAO, 2022 file:///D:/cc3311en.pdf Creative Commons AttributionNonCommercial-ShareAlike 3.0 IGO licence (CC BY-NC-SA 3.0)

Danni e perdite del settore agricolo e del comparto allevamento in Ucraina. Fonte: FAO, 2022 file:///D:/cc3311en.pdf Creative Commons AttributionNonCommercial-ShareAlike 3.0 IGO licence (CC BY-NC-SA 3.0)

In Ucraina danni ambientali per miliardi di dollari

“I nostri risultati indicano che la separazione degli ecosistemi dalle istituzioni e dalle politiche di protezione ambientale attraverso l’occupazione del territorio ucraino ha portato a un drammatico degrado dell’ambiente e alla perdita di sostenibilità degli ecosistemi”, ha dichiarato  Nataliia Kussul, direttrice del Dipartimento di Matematica del Politecnico di Kiev in una nota diffusa dai ricercatori. L’offensiva militare russa di inizio 2022, sottolineano inoltre gli autori, ha poi sottratto alla tutela legale un numero ancora maggiore di territori.

Lo studio, dunque, aggiunge un nuovo capitolo al tema dei danni ambientali collaterali del conflitto che, da tempo, è al centro dell’attenzione di diversi osservatori.

Poco più di un anno fa, un rapporto della FAO aveva rivelato come nei soli primi sei mesi di guerra i danni e le perdite totali per gli agricoltori e gli allevatori ucraini ammontassero già a quasi 2,25 miliardi di dollari. Nel frattempo gli esperti del Sokolovsky Institute for Soil Science dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Ucraina, citati dall’emittente tedesca Deutsche Welle, si sono concentrati sul problema della contaminazione dei terreni che, a seguito dei combattimenti, presenterebbero crescenti concentrazioni di cadmio e piombo. Secondo le loro stime, i danni totali al suolo ucraino ammonterebbero a 15 miliardi di dollari. Si tratta, ovviamente, di una stima preliminare.