29 Maggio 2024

Suolo, incendi e ripresa: quanto ne sappiamo?

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Uno studio americano fa il punto sulle conoscenze relative agli incendi e alla capacità di ripresa degli ecosistemi. Alcuni fattori possono favorire la rigenerazione. Altri finiscono per ostacolarla

di Matteo Cavallito

 

Gli incendi più gravi possono modificare la chimica del suolo con conseguenze evidenti sulla ripresa dell’ecosistema e la salute umana. Tali meccanismi, tuttavia, sono ancora poco noti, il che suggerisce la necessità di un più intenso monitoraggio e di una successiva modellazione teorica. Lo sostiene uno studio a cura di un gruppo di scienziati provenienti dall’Università di Stanford e dalla Colorado State University.

Una migliore comprensione dei meccanismi in atto aiuterebbe a prendere decisioni più consapevoli su alcuni aspetti chiave, sottolinea una nota degli autori. Come ad esempio “trattare l’acqua potabile proveniente da aree bruciate, sostenere la riforestazione e proteggere i lavoratori dalle tossine durante le operazioni di bonifica, ricostruzione o ripristino della vegetazione”.

Gli incendi possono porre le basi per la rigenerazione

L’indagine rientra nella categoria dei cosiddetti review studies, ovvero di quelle ricerche che, prendendo in esame i principali lavori già realizzati, tracciano un quadro delle conoscenze complessive sul fenomeno a livello globale. “In questo lavoro”, si legge nello studio, “delineiamo le trasformazioni su scala molecolare e le interazioni biogeochimiche della materia organica del suolo e dei metalli indotte dagli incendi boschivi ed esploriamo il loro impatto sulla salute umana e sul recupero dell’ecosistema dopo le fiamme”.

Gli incendi, in particolare, “migliorano la solubilità della materia organica e fanno crescere il numero di molecole di biomassa azotata fino al 32%”. Questi effetti, rilevano i ricercatori, pongono le basi per la ricrescita.

…oppure ostacolarla

La rigenerazione, tuttavia, dipende anche dalla presenza di altre sostanze chimiche, notano gli autori. Tra queste vi sono alcuni tipi di molecole organiche chiamate karrikin che si formano nel suolo durante gli incendi e sono necessarie per la germinazione di molti semi. Se la chimica locale del suolo e le condizioni dell’incendio non ne producono una quantità sufficiente, sottolinea la nota, la rigenerazione può essere ostacolata.

Inoltre, le fiamme possono far aumentare significativamente la concentrazione di idrocarburi tossici nel suolo che inibiscono la ripresa dell’ecosistema. Questi effetti su scala molecolare, sottolineano i ricercatori, potrebbero spiegare il fenomeno tuttora misterioso osservato in vaste aree delle Montagne Rocciose, nell’ovest degli Stati Uniti, dove gli alberi hanno faticato a ricrescere dopo gli incendi.

L’impatto sul clima

Tra gli aspetti da chiarire, osserva lo studio, c’è anche l’impatto degli incendi sul clima. Per lungo tempo si è pensato che i resti del materiale bruciato potessero fungere da serbatoi intrappolando il carbonio e impendendone quindi il rilascio in atmosfera sotto forma di CO2. Questa ipotesi, però, è oggi messa in discussione. Anche se, a conti fatti, la comprensione e la capacità di quantificazione del fenomeno appaiono oggi ancora limitate.

Negli ultimi 50 anni, sottolinea ancora lo studio, “la frequenza e l’impatto degli incendi sono aumentati, modificando la composizione organica e inorganica del suolo”. Questo fenomeno, che genera va da sé costi sempre più rilevanti, impone ovviamente la necessità di comprendere tutte le dinamiche coinvolte. “Per comprendere meglio e mitigare gli effetti negativi degli incendi boschivi – concludono gli autori – è necessario migliorare le tecniche di monitoraggio dei cambiamenti nel suolo e nell’ecosistema circostante”.